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Davvero l’Italia potrà rinunciare al gas russo?

Gas

Italia ed Europa riusciranno a dire addio al gas russo? Fatti, numeri e scenari

Mentre l’Europa pensa ad un possibile (seppur lontano) embargo energetico della Russia, con Germania, Ungheria e Repubblica Ceca tra i paesi più riluttanti, l’Italia prova a correre ai ripari con nuovi accordi energetici siglati dal Governo Draghi.

Sforzi, però, che a poco servono: la dipendenza dell’Europa e dell’Italia dal gas russo resta ancora altissima. E solo qualche settimana prima che Mosca aggredisse l’Ucraina il nostro Paese incrementava i versamenti alla Russia, proprio per l’acquisto di gas, petrolio e carbone.

Andiamo per gradi.

I NUMERI ITALIANI

Partiamo dai numeri. L’Italia ha pagato alla Russia di Putin, nel primo bimestre, fino a tre miliardi e mezzo di euro. Due miliardi di euro se si considera solo febbraio. Il nostro Paese ha comprato dalla Russia materie prime energetiche per il 256% nel primo bimestre 2022, e per il +520% se si considera solo febbraio, secondo quanto raccontano le tabelle Istat.

VERSO L’EMBARGO PETROLIFERO?

L’assegno boom può esser dipeso dall’aumento significativo dei prezzi, ma i pagamenti restano. E il denaro, anche italiano, è utile a finanziare la guerra. È per questo che l’Unione europea, per ben 5 diverse volte, è riuscita a trovare un accordo unanime sulle sanzioni contro il Cremlino.

La settimana prossima a Bruxelles si discuterà del sesto pacchetto di sanzioni, che per la prima volta potrebbe contenere misure sull’energia (e quindi con conseguenze anche per il Vecchio Continente).

LA SFIDA DEL GAS

Difficile sarebbe chiudere i rubinetti del gas da subito, dal momento che l’Europa dovrebbe tagliare il 40% del suo fabbisogno di metano.

E questo fa paura, soprattutto, a Germania, Austria, Repubblica Ceca e Slovacchia.

IL CAMBIO DI ATTEGGIAMENTO DELLA GERMANIA

La soluzione, però, potrebbe essere trovata sul petrolio.

O almeno, questo, è quanto farebbero intendere le parole della ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock, che ha annunciato un embargo del greggio di Putin “entro la fine dell’anno”.

L’OTTIMISMO DI CINGOLANI

Più ottimista su un possibile bando energetico sembra essere il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, convinto che l’Italia riesca a sostituire il gas russo in tempi brevi, relativamente.

“Entro il secondo semestre dell’anno prossimo potremo cominciare veramente ad avere una quasi totale indipendenza”, ha affermato il ministro, sostenendo che si prevede “di arrivare a circa due terzi di quello che ci serve già nelle prossime settimane”.

L’INTESA CON IL CONGO

C’è da dire che l’Italia ha 5 gasdotti su cui contare e nuovi accordi. Oltre che con Algeria, nelle scorse ore anche il Congo si è impegnato ad aumentare le forniture.

L’intesa con il Paese africano, prevede “l’accelerazione e l’aumento della produzione di gas in Congo, in primis tramite lo sviluppo di un progetto di gas naturale liquefatto (Gnl) con avvio previsto nel 2023 e capacità a regime di oltre 3 milioni di tonnellate all’anno (oltre 4,5 miliardi di metri cubi/anno). L’export di Gnl permetterà di valorizzare la produzione di gas eccedente la domanda interna congolese”, ha spiegato l’ad di Eni, Claudio Descalzi, che si è recato in Congo con i ministri Di Maio e Cingolani.

IL TETTO AL PREZZO DEL GAS

Intanto, Di Maio chiede che “il tetto al prezzo del gas sia una priorità Ue”.

“Sia Draghi sia Cingolani sin dal primo giorno stanno lavorando al tetto massimo del pezzo del gas come strumento per evitare speculazioni: questa deve essere una priorità dell’Ue. È la linea dell’Italia: non abbiamo parlato di veti e ci aspettiamo sostegno a questa proposta”, ha aggiunto Di Maio.

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