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Ecco come Edf rischia di portare scompiglio nei prezzi energetici di tutta Europa

I problemi alle centrali nucleari del colosso francese e l’operazione di scissione dell’azienda in più società rischia di far impennare i prezzi dell’energia in tutta Europa, ma anche di favorire i power generators

I problemi alle centrali nucleari francesi di Edf ma anche la possibile scissione in più società del colosso d’oltralpe, stanno scatenando un vero e proprio putiferio sui mercati europei, coinvolgendo in particolare i prezzi dell’energia. Neanche l’Italia è immune da questa situazione, soprattutto per il fatto che il nostro paese importa una grossa fetta del consumo interno di elettricità, proprio dai vicini d’Oltralpe.

COSA STA ACCADENDO ALLE CENTRALI NUCLEARI FRANCESI

EDFLe ragioni sono presto dette e spiegate dal quotidiano Le Parisien: “Il progetto di scissione di Edf sta entrando in una fase chiave e la sua divisione nucleare sta vivendo gravi disfunzioni. In primo luogo, l’Autorità francese per la sicurezza nucleare (ASN) ha annunciato di aver posto la centrale nucleare di Flamanville (Manche), che comprende due reattori da 1.300 megawatt (MW), più i 1.650 MW EPR in costruzione, sotto ‘supervisione rafforzata’, per ‘carenze nel controllo di alcune procedure tecniche operative’, ‘manutenzione e monitoraggio dei difetti’, nonché ‘problemi di qualità dei documenti’”. La controllata Framatome (ex filiale Areva Nuclear Power) ha inoltre segnalato all’ASN “possibili problemi di qualità delle saldature effettuate su circa 20 generatori di vapore (SG), componenti giganti alti circa 20 metri e del peso di 465 tonnellate, di vitale importanza per la sicurezza nucleare, prodotti dal 2008. EDF effettuerà quindi con Framatome ‘analisi approfondite per identificare le attrezzature e i reattori interessati e confermare la loro idoneità al servizio’”.

L’OPERAZIONE HERCULES

Il problema più importante, come rileva lo stesso quotidiano francese, è che questi incidenti a catena si stanno verificando nel momento peggiore possibile per Edf: “Il primo ministro Édouard Philippe si appresta a notificare ufficialmente alla Commissione europea la riorganizzazione di EDF, un progetto di scissione chiamato ‘Hercules’”. Dall’inizio dell’anno, scrive Le Parisien, “sono in corso discussioni approfondite sulla questione tra Bruxelles e Parigi (lo Stato francese è per l’83,7% azionista di EDF), guidate da Alexis Kohler, segretario generale dell’Eliseo, come confermato da Jean-Bernard Lévy, capo di EDF, nel corso di una riunione organizzata su questo tema il 20 giugno scorso. Il piano Hercules prevede di creare una EDF blu con in pancia energia nucleare, idroelettrico e trasmissione di energia elettrica, fornita tramite RTE; e un “EDF verde”, con il commerciale, Enedis (di cui lo Stato intende vendere il 30%), EDF Outremer, EDF Renouvelables (esclusa l’energia idroelettrica) e Dalkia. La “blu” sarà al 100% di proprietà dello Stato. La “verde” vedrà il suo capitale aperto a investitori esterni. “Uno degli obiettivi di questa delicata operazione è quello di ‘isolare finanziariamente il rischio nucleare’ secondo una fonte interna di EDF, in un settore in crisi sia per motivi ciclici (il disastro di Fukushima in Giappone nel 2011) che strutturali (l’incapacità di completare il progetto EPR di Flamanville)”. La questione è però legata al fatto che l’operazione, unita ai problemi riscontrati negli impianti nucleari, rischia di portare ad un aumento significativo dei prezzi dell’elettricità.

IMPENNATA DI PREZZI IN TUTTA EUROPA energia

Come rileva il Sole 24 Ore, malgrado non ci sia stato nessuno stop agli impianti, “l’allarme ha provocato un’impennata dei prezzi dell’energia elettrica in tutta Europa. Sul mercato del giorno prima del Gme il Prezzo unico nazionale (Pun) si è spinto fino a 59,26 euro per Megawattora, anche se poi ha ripiegato a 48,37, in calo rispetto alla seduta precedente. Tensioni maggiori si sono verificate – in tutta Europa – sui mercati forward, per le consegne di elettricità nel prossimo trimestre, con picchi di rialzo superiori all’8%. Ancora più netta l’impennata del gas, non solo perché il combustibile dovrà sopperire alle carenze di nucleare nella generazione elettrica, ma anche perché il mercato ha ricevuto altre due notizie negative, una relativa alle forniture dall’Olanda e l’altra relativa al gas russo. Il prezzo spot al Ttf olandese è salito del 14,5% a 10,90 €/MWh (un valore che comunque resta storicamente moderato). Rialzi a doppia cifra percentuale anche al Psv italiano, dove il gas si è spinto a 14,50 €/MWh. Il governo olandese ha deciso di fermare del tutto le estrazioni a Groningen a partire dal 2022, otto anni prima di quanto inizialmente preventivato in seguito a terremoti nella zona”. Quanto alla Russia, “la Corte di giustizia europea ha assestato un duro colpo a Gazprom contestandole il diritto di utilizzare tutta la capacità di Opal”.

IMPATTO SUI PREZZI IN ITALIA: PER GLI ESPERTI NE BENEFICERANNO ENEL, ERG, A2A, IREN, FALCK E INIZIATIVE BRESCIANE

Malgrado nessun impianto sia stato ancora fermato, dunque, “nel caso in cui le investigazioni portassero alla necessità di sostituzione dei componenti, l’attività potrebbe spingere al rialzo i prezzi elettrici in tutta Europa durante le fasi di manutenzione”, hanno ipotizzato gli analisti di Equita secondo quanto riporta MF/Milano Finanza, aggiungendo che, “in tal caso, i maggiori beneficiari sarebbero i power generators” come Enel, Erg, A2A, Iren, Falck e Iniziative Bresciane. Dello stesso tenore gli esperti di Fidentiis sempre a MF/MIlano Finanza: “La potenziale riduzione della produzione nucleare francese è dovuta all’impatto dei prezzi del gas, dei prezzi del petrolio, dei prezzi della CO2 e dei prezzi dell’elettricità. A nostro avviso, in Italia, le società che beneficeranno maggiormente di questa potenziale riduzione della produzione nucleare sono: Enel, A2A, Iren , Erg e Falck Renewables”.