La proposta del think tank Ember accelererebbe la diffusione delle energie rinnovabili nei Paesi in cui la mancanza di capacità di connessione alla rete rischia di ritardare gli investimenti strategici
La capacità limitata delle reti elettriche è diventata uno dei principali ostacoli alla transizione energetica in Europa. Sebbene l’Unione Europea abbia rafforzato il suo impegno per l’elettrificazione pulita a seguito delle recenti crisi energetiche, le infrastrutture di trasmissione dell’energia elettrica non crescono allo stesso ritmo della domanda di nuovi impianti di energia rinnovabile.
In questo contesto, un rapporto di Ember propone una soluzione immediata ed economica: sfruttare i collegamenti esistenti delle centrali idroelettriche per integrare nuovi progetti eolici e solari utilizzando sistemi ibridi.
L’UE PUÒ AGGIUNGERE FINO A 25 GW DI NUOVA CAPACITÀ RINNOVABILE
Secondo l’analisi, fino a 25 GW di nuova capacità rinnovabile potrebbero essere installati negli impianti idroelettrici europei senza la necessità di ampliare la rete elettrica. Questa cifra rappresenta il 18% di tutta la nuova capacità eolica e solare prevista tra il 2026 e il 2030 nei sette mercati europei analizzati. La proposta accelererebbe la diffusione delle energie rinnovabili proprio in quei Paesi in cui la mancanza di capacità di connessione alla rete rischia di ritardare gli investimenti strategici.
La Commissione Europea ritiene che l’elettrificazione basata su fonti rinnovabili sia la soluzione migliore per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e rafforzare la sicurezza energetica del continente. Tuttavia, le previsioni indicano un deficit di oltre 120 GW tra la capacità di rete disponibile e la crescita prevista delle energie rinnovabili entro il 2030. Questa situazione sta già causando lunghe liste d’attesa per i nuovi allacciamenti e sta persino influenzando le decisioni di investimento in settori ad alta intensità energetica, come i data center.
LA GESTIONE IBRIDA DEGLI ASSET ENERGETICI (IBRIDAZIONE)
Di fronte a questo scenario, la gestione ibrida degli asset energetici emerge come un’alternativa in grado di fornire risultati a breve termine. Il modello prevede l’installazione di impianti solari, parchi eolici o sistemi di accumulo di energia, che condividono lo stesso punto di connessione alla rete di una centrale idroelettrica esistente. Ciò evita la necessità di costruire nuove infrastrutture elettriche e sfrutta una capacità che, in molti casi, rimane sottoutilizzata per gran parte dell’anno.
Le centrali idroelettriche si prestano particolarmente bene a questo modello, perché raramente utilizzano la piena capacità della loro connessione alla rete. Molte operano principalmente durante le ore di punta, mentre l’infrastruttura rimane disponibile per il resto del tempo. Integrando la produzione di energia solare o eolica, l’utilizzo della connessione alla rete aumenta significativamente senza superare i limiti autorizzati di immissione in rete.
Lo studio Ember analizza 7 Paesi europei e conclude che la capacità di ibridazione varia considerevolmente tra di essi. L’Austria presenta il maggiore potenziale, dove fino al 77% della nuova capacità rinnovabile prevista potrebbe essere integrata con questo metodo. Al contrario, la Bulgaria raggiungerebbe a malapena il 7%, principalmente a causa di vincoli ambientali e della limitata disponibilità di siti idonei.
I VANTAGGI DELL’IBRIDAZIONE
Le centrali idroelettriche europee sono candidate ideali per l’ibridazione, poiché il loro consumo orario è in genere molto inferiore alla loro capacità nominale di connessione alla rete. Molti di questi impianti operano come centrali di picco, generando principalmente durante le ore di maggiore domanda, sia al mattino che al pomeriggio. Ciò lascia molte ore inutilizzate, durante le quali la connessione alla rete potrebbe essere sfruttata da un generatore secondario.
I bacini idrici e le centrali idroelettriche a pompaggio adatte all’ibridazione presentano un fattore di capacità medio ponderato del 19%. Ciò significa che le centrali idroelettriche operano, in media, solo a un quinto della loro capacità massima, lasciando un considerevole potenziale inutilizzato che potrebbe essere condiviso con l’energia eolica o solare. L’aggiunta dell’energia eolica e solare porta questa cifra rispettivamente al 36% e al 31%, sebbene l’impatto vari a seconda del paese e della località.
L’energia solare è particolarmente complementare alla produzione idroelettrica, poiché genera elettricità durante le ore centrali della giornata, quando molte centrali elettriche riducono la loro attività. In alcuni casi, è persino possibile sovradimensionare l’impianto solare, dato che raramente raggiunge la sua capacità massima. Quando la produzione supera temporaneamente la capacità di smaltimento, gli impianti di pompaggio idroelettrico possono immagazzinare l’acqua in eccesso in un bacino artificiale, prevenendo perdite di energia.
GLI OSTACOLI NORMATIVI
La combinazione con l’energia eolica offre ulteriori vantaggi, sebbene la complementarietà oraria sia meno pronunciata. I ricercatori puntano inoltre a sviluppare sistemi completamente integrati che combinino energia idroelettrica, solare ed eolica sotto un’unica connessione, massimizzando l’utilizzo delle infrastrutture esistenti.
Nonostante i vantaggi, la diffusione di progetti ibridi continua a incontrare notevoli ostacoli normativi. Nella maggior parte dei paesi europei, le normative sono ancora concepite per impianti a tecnologia singola, creando incertezza in merito a permessi, diritti di connessione e allocazione della capacità.
Tra i sette Paesi analizzati, solo Spagna e Portogallo dispongono di specifici quadri normativi per agevolare questo tipo di progetti. Entrambi hanno introdotto misure per snellire le procedure, ridurre gli oneri amministrativi e promuovere l’uso condiviso delle infrastrutture.
Tuttavia, in altri Paesi lo sviluppo sta progredendo grazie a iniziative imprenditoriali, nonostante la mancanza di normative specifiche: ad esempio, la Francia ha già diversi progetti ibridi operativi, e la Bulgaria sta studiando l’integrazione di sistemi solari galleggianti e batterie in vari impianti idroelettrici esistenti.

