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Ecco perché i progetti di perforazione del gas sono risorti in tutta Europa

Gas

Alcuni Paesi hanno deciso di espandere le iniziative di perforazione, altri hanno invertito le precedenti decisioni

Oltre alla diversificazione, al risparmio energetico e alla spinta per le energie rinnovabili, alcuni Paesi hanno scelto di espandere i siti di perforazione del gas esistenti o sfruttare le riserve inutilizzate, mentre l’Unione Europea si prepara a porre fine alla sua dipendenza dal gas russo.

Sebbene la Commissione Europea abbia condiviso tre modi principali per ridurre la dipendenza energetica russa – il risparmio energetico, le energie rinnovabili e la diversificazione – molti Paesi hanno optato per i metodi propri, incluso il rilancio dei progetti sui combustibili fossili.

La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha recentemente avvertito gli Stati UE di non tornare sui propri passi nel ridurre l’uso di combustibili fossili, poiché una manciata di nazioni si è rivolta al carbone in seguito alla decisione della Russia di limitare le proprie forniture di gas.

Altri Paesi hanno deciso di accelerare o espandere le iniziative di perforazione del gas e alcuni hanno invertito le precedenti decisioni contro le perforazioni. Un esempio è l’operazione di perforazione congiunta olandese-tedesca nel Mare del Nord. Il progetto era pianificato da tempo, ma il governo dello stato tedesco della Bassa Sassonia ha deciso di non rilasciare i permessi. Il ministero olandese ha recentemente annunciato che la Bassa Sassonia ora “sta prendendo una decisione diversa a causa della guerra in Ucraina” e che le perforazioni inizieranno nel 2024.

LE STRATEGIE DI ITALIA, NORVEGIA E ROMANIA

La spinta all’espansione dell’attività di perforazione del gas sta avvenendo anche in Italia. Il nostro Paese produce circa 3,3 miliardi di metri cubi di gas all’anno e il governo stima che nel sottosuolo italiano siano presenti riserve di 70-90 miliardi di metri cubi. Tuttavia, le riserve sono attualmente bloccate per legge e il gas non può essere estratto.

A febbraio, in risposta alla crisi energetica e all’aumento delle bollette energetiche, il governo italiano ha iniziato a ragionare sull’ipotesi di raddoppiare l’estrazione. La guerra in Ucraina ha accelerato il dibattito sulla strategia energetica italiana per sfruttarne le risorse. Dopo che Gazprom ha tagliato le forniture all’Italia, il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha aperto ad una revisione dell’attività di perforazione, definendo un “errore essere passati dal 20% di gas domestico nel 2000 al 3-4% nel 2020”.

La Romania è il più grande produttore di petrolio tra gli Stati UE e ha anche riserve di gas offshore comprovate. Fino ad aprile, queste riserve sono state bloccate. La coalizione di governo, tuttavia, ha accettato di modificare la legge offshore e ha consentito agli investitori di sfruttare le riserve.

La Norvegia è stata tradizionalmente il secondo fornitore di gas più importante dell’UE. Dopo l’invasione dell’Ucraina, il Paese scandinavo ha promesso di aiutare l’Unione Europea a ridurre la sua dipendenza dal gas russo. Per sostituirlo, il governo norvegese ha autorizzato un aumento della produzione, accolto con forte disapprovazione da parte dell’opposizione di sinistra, che ha avvisato del rischio di blocco degli investimenti nei progetti sui combustibili fossili.

I PIANI DEI PAESI EUROPEI PIÙ “PICCOLI”

Piani per progetti di perforazione del gas stanno spuntando non solo nei grandi Paesi con una tradizione di perforazione, ma anche in quelli più piccoli. La Slovacchia è uno dei Paesi più gassificati dell’UE, con 5 miliardi di metri cubi consumati all’anno. Qualche anno fa è stato scoperto un giacimento di gas che, secondo le stime, potrebbe coprire circa il 10% del consumo interno.

In passato, la perforazione è stata fortemente osteggiata dagli ambientalisti, che hanno affermato che il progetto era dannoso e non necessario. La guerra ha cambiato le cose e il progetto è tornato sul tavolo. Secondo gli investitori, se tutto andrà come previsto le perforazioni potrebbero iniziare tra due anni.
I funzionari del governo non hanno escluso il progetto.

L’Albania attualmente non consuma, produce o importa gas. Tuttavia, detiene delle riserve e il governo sta spingendo per la gassificazione sia nella produzione che nell’uso dell’energia, con l’avvio di numerosi progetti di estrazione e terminali galleggianti di GNL al largo della costa meridionale.

I CONTRARI A SFRUTTARE LE RISERVE DI GAS

Nonostante queste iniziative, non tutti i Paesi hanno scelto di sfruttare le proprie riserve di gas. La Bulgaria ha circa 480 miliardi di metri cubi di scisto, ma la legislazione attuale ne impedisce lo sfruttamento e il governo non ha in programma di cambiare lo status quo.

La Francia ha un potenziale significativo per le riserve offshore e onshore ma, come in Bulgaria o in Italia, la legge vieta di concedere nuovi permessi. Con l’eccezione del deputato David Habib, che chiede la riapertura dei giacimenti di gas in Alsazia, in Francia non c’è una spinta a cambiare la situazione.

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