Flacks chiede più supporto statale per comprare l’Ilva. Jindal è in corsa, ma l’offerta degli indiani non convincerebbe il governo, secondo fonti di Energia Oltre
Marzo doveva essere il mese della svolta definitiva per l’ex Ilva, ma il finale della lunga stagione del commissariamento è ancora un mistero. Mentre Flacks Group chiede paracadute statali, Jindal rimane alla finestra. Tuttavia, l’offerta degli indiani non convincerebbe il governo, secondo fonti di Energia Oltre.
FLACKS FA MURO SULLE RICHIESTE DEl COMMISSARI ILVA
In pole position per l’Ilva c’è Flacks Group, il player internazionale che ha ricevuto dal Mimit il mandato per negoziare l’acquisizione dell’intero perimetro industriale. Tuttavia, il clima nelle ultime ore si è fatto gelido, secondo quanto si legge nel Dataroom de il Corriere della Sera. Flacks ha definito “irricevibili” alcune richieste dei commissari straordinari, invocando un supporto pubblico più marcato — un vendor loan — per far ripartire gli impianti.
Sullo sfondo, il colosso indiano Jindal non ha mai smesso di monitorare il dossier, puntando su una proposta che promette la piena decarbonizzazione entro il 2030, mantenendo attivi almeno due altoforni nella fase di transizione. Tuttavia, secondo fonti di Energia Oltre, la proposta degli indiani non convincerebbe il Governo perchè non contiene ancora i dettagli finanziari ed occupazionali.
LA SFIDA ENERGETICA DELL’ILVA
Il piano industriale 2026-2029 non può prescindere dal protocollo d’intesa sulla decarbonizzazione siglato nell’agosto scorso. L’obiettivo è puntare su impianti DRI (Direct Reduced Iron) per alimentare i nuovi forni elettrici, dicendo addio al carbone.
Tuttavia, la teoria si scontra con la pratica di una fabbrica che oggi viaggia a scartamento ridotto, secondo il giornale. Con l’output fermo a circa 4 milioni di tonnellate e l’ombra della Cassa Integrazione per oltre 5.000 lavoratori, il rischio è che la “rivoluzione verde” rimanga un diario dei sogni se non supportata da investimenti immediati nella manutenzione degli asset esistenti.
I NODI SICUREZZA E SALUTE
A complicare il quadro è intervenuta la magistratura. Le recenti decisioni del Tribunale di Milano, che hanno imposto stop parziali all’area a caldo per motivi di sicurezza e salute, ricordano che Taranto è un nervo scoperto. La tragica morte di un operaio all’inizio del mese ha riacceso le tensioni sindacali, con Fim, Fiom e Uilm che tornano a chiedere una nazionalizzazione (almeno temporanea) per garantire la messa in sicurezza prima di qualsiasi cessione ai privati.
I PROSSIMI PASSI PER L’ILVA
Il countdown è iniziato. Entro la fine di marzo, il Commissario straordinario per la bonifica, Vera Corbelli, dovrà presentare il cronoprogramma aggiornato degli interventi ambientali. Sarà quello il documento chiave per capire se il futuro acquirente erediterà un sito pronto per la Siderurgia 4.0 o un cantiere a cielo aperto dai costi imprevedibili.
La posta in gioco è l’autonomia strategica dell’acciaio italiano.


