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Gas, procede spedito il cantiere della dorsale sarda

gasdotto
The 25-metre-long connecting segment between the onshore and offshore parts of Line 1 of the Nord Stream Pipeline is precisely positioned in order to complete the final weld, or golden weld.

Sulla dorsale gas il ministero dell’Ambiente è già al lavoro sulle prescrizioni e sull’impatto ambientale dell’opera mentre il gruppo francese Technip ha vinto l’appalto per la progettazione

Malgrado le mille incertezze, soprattutto politiche e le contrarietà di alcune associazioni ambientaliste, la dorsale sarda del gas viaggia spedita, almeno dal punto di vista tecnico. Perché se è vero che il premier Conte “non considera il metano l’alternativa al phase out del carbone previsto nel 2025 e punta con decisione verso l’elettrodotto Sardegna-Sicilia in antitesi alla posizione del governatore Solinas e dell’assessore all’Industria Anita Pili che sono invece pro metano e pro dorsale”, scrive La Nuova Sardegna, il ministero dell’Ambiente è già al lavoro sulle prescrizioni e sull’impatto ambientale dell’opera mentre Snam, che dovrà occuparsi della realizzazione materiale dell’infrastruttura, si è già rivolta al gruppo francese Technip per realizzare parte delle condotte.

LE PRESCRIZIONI ALLA DORSALE ENTRANO NEI DETTAGLI

Come riferisce La Nuova Sardegna, “venticinque prescrizioni, centocinque pagine di regole e obblighi che Enura, la società partecipata da Snam e Sgi, dovrà rispettare alla lettera prima, durante e dopo i lavori per la realizzazione del tratto sud della dorsale gas. Il documento – prosegue il quotidiano – sottoscritto dalla commissione nazionale tecnica di verifica dell’impatto ambientale del ministero dell’ambiente lo scorso 27 settembre, 43 componenti di cui 16 assenti (compresa la rappresentate nella Regione) è una strada talmente stretta per gli ingegneri e i tecnici di Snam e Sgi tale da impedire qualsiasi libera interpretazione o stravolgimento del progetto presentato. Ogni momento della fase realizzativa, ogni singolo e specifico intervento, ogni luogo ove passerà la dorsale sono stati studiati e analizzati in livello microscopico”.

A REGIONE E ARPAS IL COMPITO DI MONITORARE

Il cantiere, lungo nel complesso 235 chilometri prevede tre linee principali, da Cagliari a Palmas Arborea, da Vallermosa al Sulcis e nel terminale di Oristano nove linee secondarie e 44 punti linea. “Il ruolo della Regione in questa fase sarà duplice: dovrà controllare che le prescrizioni vengano rispettate e dovrà d’altro canto mettere la società in condizione di operare al meglio, modificando i piani urbanisti dove passerà la condotta”, aggiunge ancora il quotidiano sardo secondo cui le numerose prescrizioni danno una grande responsabilità soprattutto all’Agenzia regionale per la protezione ambientale, l’Arpas che dovrà “valutare, monitorare e supervisionare tutte le fasi della progettazione esecutiva e poi dei singoli cantieri, per la fauna, la flora, l’ambiente e le infrastrutture presenti”.

AL GRUPPO FRANCESE TECHNIP L’APPALTO PER LA PROGETTAZIONE DELL’OPERA

In questo contesto si inserisce il passo avanti compiuto da Snam che a meno di un mese dal via libera del ministero dell’Ambiente “ha assegnato al gruppo Technip l’appalto per la progettazione di dettaglio dell’opera relativamente al tratto sud, ovvero la porzione meridionale del gasdotto”, riferisce un altro articolo della Nuova Sardegna. La ditta francese ha vinto come unica offerente il contratto per un valore di 4,5 milioni di euro, secondo quanto si legge sulla Gazzetta Ufficiale europea. Per il tratto Nord (da Palmas Arborea a Porto Torres e Olbia) è invece solo questione di tempo per il via libera ministeriale.

LE POSIZIONI DI CGIL E LEGAMBIENTE

Tra gli incerti sulla realizzazione dell’opera arriva la voce del leader della Cgil Maurizio Landini che sempre dalle pagine de La Nuova Sardegna dice sì al metano nel passaggio verso le rinnovabili nella delicata fase transitoria del post Phase Out ma dice “ni” alla dorsale. “Questo significa andare verso la decarbonizzazione, gestendo la fase di passaggio attraverso il metano – ha detto Landini – un elemento di transizione improntate per la specificità della Sardegna che subisce anche i ritardi che si sono accumulati in questi anni. Ecco perché c’è bisogno che si facciano una serie di scelte partendo dall’addio al carbone. Il punto è come si gestisce questa transizione”.

Di tutt’altro avviso la posizione di Legambiente che ha detto no allo slittamento del phase out dal carbone al 2030 e no al progetto di dorsale del metano, che va abbandonato. “Sono due dei punti fermi nell’appello lanciato da Legambiente al presidente della Regione Christian Solinas, durante un incontro in cui la presidente regionale Annalisa Colombu e Vincenzo Tiana del Comitato scientifico hanno illustrato al governatore il documento scaturito dall’ultima conferenza dell’associazione – si legge su Ansa -. Un appello alla Regione ‘ad accelerare la transizione climatica e sociale, con un progetto che indirizzi le risorse della nuova programmazione Ue per le comunità interessate alla decarbonizzazione, con l’obiettivo di creare lavoro attraverso investimenti in riconversione delle zone industriali inquinanti, rinnovabili, efficienza del settore edilizio e sistemi di accumulo idraulico ed elettrico’”. Il phase out, secondo Legambiente, deve essere accompagnato “dalla realizzazione dell’elettrodotto Sardegna-Sicilia-Continente per potenziare l’interconnessione con il continente, la sicurezza della rete e facilitare l’esportazione dell’energia prodotta, e dalla realizzazione di depositi costieri di GNL nei porti industriali al servizio delle più importanti aree urbane ed industriali con minirigassificatori anche per riconvertire le centrali a carbone”.