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Il caso rinnovabili in Sardegna agita sempre più il Governo

La Sardegna rischia di mancare l’obiettivo di realizzare 6,2 GW aggiuntivi di rinnovabili. Pichetto attacca: “Grande opposizione delle Regioni”. Todde si difende: “Abbiamo speso un miliardo”

La Sardegna non è una Regione per rinnovabili. I 6,2 GW aggiuntivi da installare nei prossimi anni sembrano sempre più un miraggio. È quanto emerge dall’analisi della politica della governatrice pentastellata della Regione, Alessandra Todde, che ha introdotto una moratoria prima, e una legge sulle aree idonee molto restrittiva poi per fermare i 30 progetti eolici e solari che attendono il via libera. Il rischio di mancare i target energetici nazionali è concreto e il ministro del Mase Pichetto Fratin ha lanciato l’accusa: “C’è una grande opposizione dei territori e delle Regioni alle fonti pulite”. “Abbiamo speso un miliardo di euro in rinnovabili”, si difende Todde. Ma lo stallo dei progetti continua.

IL NO AI TRENTA PROGETTI

Durante lo stesso CdM, Todde ha detto no a tutti e trenta i progetti di impianti eolici e agrivoltaici da realizzare sul territorio sardo. Gli obiettivi dell’accordo nazionale parlano di 6,2 gigawatt assegnati alla Sardegna. Tuttavia, la governatrice pentastellata non sembra disposta a scendere a patti sulla tutela del territorio paesaggistico ed ambientali. In ballo ci sono 30 progetti rinnovabili, di cui 13 “di pubblica utilità, indifferibili e urgenti” relativi a impianti eolici sui quali il governo dovrà decidere nei prossimi mesi.

Il progetto che preoccupa di più la governatrice Sarda è “Luminu”, che prevede 17 aerogeneratori da 6,6 megawatt in un territorio che comprende anche i comuni di Escolca, Gergei, Las Plassas, Villanovafranca, Genoni, Gesturi e Nuragus. Il compromesso raggiunto con il Governo prevede che gli uffici regionali sardi elaborino nuove istruttorie di approfondimento per stabilire quali progetti impattino meno sul paesaggio.

“C’è una grande opposizione dei territori e delle Regioni alle fonti pulite, mentre ci sono investimenti rilevanti che potrebbero ricadere sul Paese. Il problema è anche l’opposizione dei territori”, ha dichiarato il ministro del Mase, Gilberto Pichetto Fratin, secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano.

RINNOVABILI, LA DIFESA DI TODDE

Todde ha rivendicato gli investimenti di un miliardo di euro nelle rinnovabili, puntando il dito contro l’importanza di dare alle Regioni il potere di decidere dove sorgeranno gli impianti.

“La Sardegna ha investito un miliardo di euro nelle rinnovabili. Non c’è alcun rallentamento, ma è inaccettabile che lo Stato voglia pianificare il nostro territorio. Dobbiamo essere noi a decidere dove collocare gli impianti. La pianificazione urbanistica è un principio fondante del nostro statuto: agire diversamente significa comprimere la nostra autonomia. Ci stiamo ribellando per questo motivo, non perché siamo contrari alle rinnovabili”, ha detto la governatrice pentastellata, secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano.

LE CONTRADDIZIONI NEL CAMPO LARGO

Il Movimento 5 Stelle continua a recitare il mantra delle rinnovabili, ma il corto circuito tra retorica e realtà è ormai sistematico. Il problema, come riassume efficacemente Il Foglio, è che il sì alle rinnovabili resta troppo spesso un esercizio di stile, un “predicare bene e razzolare male” dove ai proclami seguono i veti territoriali. Una sorta di sindrome del “no a tutto”, riassume il Foglio: no al nucleare, no al carbone e no a quel TAP osteggiato ferocemente ieri, ma oggi fondamentale per assicurare la sicurezza energetica dopo la guerra in Ucraina.

Infatti, mentre l’europarlamentare Pasquale Tridico addita il governo Meloni come “ostaggio del gas” e Pd e Avs puntano idealmente all’esempio iberico, il campo largo rischia di scivolare puntualmente sulla buccia di banana della coerenza.

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