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EV

L’Europa può vincere la sfida delle EV? La corsa è aperta

La strada verso il futuro della mobilità è ormai tracciata, un percorso che sarà sempre più elettrico.

Lo stop alla produzione di auto a diesel e benzina dal 2035 apre diversi scenari futuri. La società di consulenza Kearney stima che per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e limitare l’aumento delle temperature a 1,5 gradi sarebbe necessario vendere solo EV dal 2032, rendere i consumi energetici completamente green entro il 2033 e diminuire le emissioni della supply-chain dell’81% entro il 2032.

“Le nostre ambizioni devono essere all’altezza dei nostri partner transatlantici sia politicamente che economicamente. Dobbiamo poter parlare di una transizione giusta che deve sfruttare il mercato unico per portare tutti allo stesso livello. Il dibattito nei prossimi mesi sarà su come mantenere le nostra ambizioni climatiche sulla strada giusta e non alienare settori fondamentali della nostra popolazione che hanno contribuito all’economia” ha commentato il Presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, nell’intervista pubblicata ieri sul Corriere della Sera. Quanta strada c’è ancora da fare?

EV, LA STRADA È APERTA MA IL PREZZO RESTA ALTO

Le case automobilistiche si trovano di fronte a una scelta: puntare sulle batterie per alimentare i veicoli elettrici oppure sull’idrogeno. Allo stato attuale, l’alimentazione elettrica risulta più adatta alle automobili rispetto alle molecole green, che promettono invece benefici maggiori nel trasporto pesante e nelle lunghe distanze. Tuttavia, i modelli elettrici sul mercato hanno un costo maggiore mediamente del 30% rispetto a quelli alimentati a benzina e diesel.

Problema che si somma al fatto che sono in arrivo sul mercato europeo modelli di vetture cinesi a basso costo, in grado di conquistare sempre più spazio ai danni delle case automobilistiche dell’Ue. La maggiore disponibilità di materie prime, l’efficienza delle fabbriche di produzione di EV e i minori costi di manodopera e produzione avvantaggiano le aziende automobilistiche della Cina, che possono offrire auto a prezzi più competitivi al consumatore finale.

Il Ceo di Volvo Jim Rowan, in un’intervista al Financial Times, si è detto però fiducioso del fatto che nel 2025 questo gap verrà colmato.

“Pensiamo che la parità di prezzo tra una vettura con motorizzazione termica ed una elettrica sarà raggiunta nel 2025, perché possediamo un livello tecnologico sufficiente a far scendere la spesa per gli accumulatori”, ha detto Rowan.

LE SFIDE DELLA TRANSIZIONE: RINNOVABILI E BATTERIE PER EV

Il passaggio dall’endotermico all’elettrico comporta un cambio strutturale nelle linee di produzione delle aziende. Una rivoluzione che necessita di fondi per il revamping degli stabilimenti, formazione e aggiornamento del capitale umano. La maggior parte dei costi di produzione si sposterà sulle batterie, cuore pulsante delle EV. La domanda di sistemi di accumulo per auto crescerà infatti di diversi milioni. In questo quadro, le strategie per il riutilizzo e il riciclaggio delle batterie svolgeranno un ruolo centrale per ridurre i costi e aumentare le risorse.

Di pari passo, anche l’apporto delle fonti rinnovabili dovrà essere maggiore per non vanificare il percorso intrapreso. Se le fonti green non produrranno abbastanza energia, diminuiranno infatti i benefici per l’ambiente dello stop a benzina e diesel.

UE, CRESCONO LE RINNOVABILI MA L’AMERICA RESTA LONTANA

L’Eurostat stima che nel 2021 la produzione di elettricità da rinnovabili in Europa è aumentata del 5% rispetto al 2020. Tuttavia, la crescita dei consumi lordi di elettricità ha fatto sì che la percentuale di fonti green consumo lordo di elettricità, soprattutto a causa della ripresa economica dopo l’eliminazione delle restrizioni COVID-19, in realtà la percentuale di fonti energetiche rinnovabili sul consumo lordo di elettricità nell’UE è aumentata solo di 0,1 punti, passando dal 37,4% del 2020 al 37,5% del 2021. Eolico (37%) e idroelettrico (32%) hanno prodotto i due terzi dell’elettricità totale da rinnovabili. Seguono il fotovoltaico (15%), i biocarburanti solidi (7%) e le altre fonti (8%). L’energia solare, in particolare, è aumentata sensibilmente rispetto al 2008, quando contribuiva solo per l’1 % al sistema elettrico europeo.

Per quanto riguarda i trasporti, l’Eurostat segnala che la quota delle rinnovabili è salita dall’1,6% del 2004 al 10,2% del 2020 (+0,2% rispetto al target). L’attuale bozza della direttiva Red 3, se otterrà il via libera del Parlamento Europeo, spingere l’asticella ancora più in alto, portando gli obiettivi di penetrazione delle rinnovabili al 40-45%.

BATTERIE, IL GRANDE POTENZIALE DELL’EUROPA

L’analisi di T&E (Transport and Environment) stima che nel 2027 l’Europa potrebbe raggiungere l’autosufficienza nella produzione di batterie agli ioni di litio. Entro il 2030 sarà possibile soddisfare più della metà della domanda di raffinazione di questo metallo grazie a progetti comunitari. Riciclare i materiali disponibili potrebbe contribuire a reperire l’ 8-12% delle materie prime necessarie. Parliamo del 10% di cobalto, 7 % di nichel e 6% di litio.

Le batterie sono l’ambito in cui il continente europeo si dimostra più avanti degli Stati Uniti, in termini di progetti approvati e in programma.

RINNOVABILI, L’INFLATION REDUCTION ACT ACCELERA LA TRANSIZIONE

L’amministrazione Biden ha impresso una svolta decisa verso le rinnovabili e l’elettrificazione.

La più grande economia del mondo si avvia velocemente verso la decarbonizzazione, mentre contende il controllo delle supply chain all’Impero del Dragone.

Si stima che l’Inflation Reduction Act possa far crescere gli investimenti in rinnovabili fino a 114 miliardi di dollari ogni anno fino al 2031. I fondi in sussidi cleantech serviranno a stimolare gli investimenti del settore privato e accelerare lo sforzo di decarbonizzazione degli Stati Uniti d’America. Fotovoltaico, eolico, nucleare, cattura della CO2, idrogeno verde, nessun fonte green sarà esclusa.

Credit Suisse ritiene che la spesa pubblica consentita dall’IRA potrebbe raggiungere gli 800 miliardi di dollari, e 1,7 miliardi di dollari una volta che la spesa privata generata dai prestiti e dalle sovvenzioni è inclusa.

I TIMORI DELL’EUROPA

Lo scatto in avanti dell’America allarma gli stessi alleati europei che criticavano l’uscita del paese dal consesso degli accordi di Parigi.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha affermato che l’IRA potrebbe “frammentare l’occidente”.

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha affermato invece che le conseguenze dell’atto sarebbero “concorrenza sleale” e “mercati chiusi” per l’Europa.

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