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Il petrolio via Druzhba ritorna anche a Bratislava e Budapest. La situazione

Druhzba

Naftogaz conferma la ripresa dei flussi anche verso Slovacchia e Ungheria. La ceca Mero si aspetta lo stesso per oggi o domani 

Naftogaz ha confermato la ripresa del trasporto di petrolio attraverso la sezione ucraina dell’oleodotto di Druzhba verso la Slovacchia e l’Ungheria da parte di JSC Ukrtransnafta. Lo riporta, tra l’altro, Interfax.

NAFTOGAZ CONFERMA RIPRESA DEI FLUSSI

La società ungherese MOL e la slovacca Slovnaft stanno discutendo con Ucraina e Russia sulla possibilità del pagamento della tassa di transito per avere nuovo petrolio. E così i flussi sono ripresi in Slovacchia già mercoledì sera e ieri in Ungheria, in attesa del pagamento di Transneft.

Come scritto, l’operatore ceco Mero dell’oleodotto Druzhba si aspetta che la fornitura di petrolio russo riprenda già oggi o domani. Ma la Repubblica Ceca non ha ancora pagato. Ieri, Michal Procházca, portavoce di Unipetrol, società del gruppo polacco Orlen rassicurava così: “Le raffinerie del gruppo Orlen Unipetrol di Litvínov e Kralupy nad Vltavou si sono assicurate il greggio per le loro operazioni. La produzione è al livello pianificato e c’è una fornitura continua di prodotti combustibili al mercato ceco”. Leggendo da Interfax, oggi, il pagamento sembrerebbe essere pervenuto anche da Praga.

“I flussi di petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba verso la Repubblica Ceca dovrebbero riprendere entro due giorni”, aveva dichiarato alla televisione ceca Jaroslav Pantucek, presidente dell’operatore ceco dell’oleodotto MERO ieri.

COSA ERA SUCCESSO

Il 4 agosto l’operatore ucraino Ukrtransnafta aveva deciso lo stop per un problema relativo al pagamento della tassa di transito da parte della società russa Transneft. Secondo la quale i soldi erano stati regolarmente versati. Eppure, a pesare erano state le sanzioni.

Il Druzhba ha fatto fluire nel 2021 circa 12 milioni di tonnellate di petrolio nella parte meridionale: 3,4 milioni di tonnellate in Repubblica Ceca, 5,2 milioni di tonnellate in Slovacchia e 3,4 milioni di tonnellate in Ungheria.

A fine maggio, Berlino aveva rinunciato all’eccezione del gasdotto confermando l’allineamento all’embargo al petrolio russo insieme alla Polonia.

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