Anche i più strenui oppositori del nucleare hanno iniziato a mostrare un atteggiamento più aperto nei confronti di questa fonte energetica, che sta guadagnando terreno come soluzione vantaggiosa sia per la sicurezza energetica che per gli obiettivi climatici
L’energia nucleare è di nuovo al centro di un acceso dibattito tra i leader europei, mentre una nuova crisi energetica si abbatte sul mondo, costringendo l’Unione Europea, fortemente dipendente dalle importazioni, a cercare disperatamente fonti energetiche alternative.
L’UE importa ancora più della metà del proprio fabbisogno energetico, e ciò la rende estremamente vulnerabile agli shock del mercato globale, come l’interruzione senza precedenti delle forniture di petrolio e gas attualmente in corso nello Stretto di Hormuz, a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Per garantire l’approvvigionamento energetico e impedire che un gran numero di persone in Europa cada in povertà energetica, l’Europa potrebbe non avere altra scelta che ricorrere all’energia nucleare.
LE INIZIATIVE DELL’UNIONE EUROPEA SULL’ENERGIA NUCLEARE
Come ricorda Oilprice, la Commissione Europea ha presentato una serie di nuove iniziative in materia di energia nucleare nell’ambito della sua strategia per affrontare la crisi in corso, segnando un’inversione di tendenza rispetto alla precedente transizione energetica europea verso fonti rinnovabili.
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha ribadito questa inversione di rotta, affermando al Vertice sull’energia nucleare di Parigi, il 10 marzo, che “credo sia stato un errore strategico per l’Europa voltare le spalle a una fonte di energia affidabile, economica e a basse emissioni”.
IL DIBATTITO TRA PAESI FAVOREVOLI E CONTRARI
Il nucleare è da tempo oggetto di un acceso dibattito tra i leader europei. La maggior parte del blocco si è allontanata dall’energia nucleare, con la Germania in prima linea nella lotta contro il nucleare. La Francia, d’altro canto, è rimasta una convinta sostenitrice di questa fonte energetica a zero emissioni di carbonio e produce circa il 65% della sua elettricità dall’energia nucleare.
Tuttavia, anche i più strenui oppositori del nucleare hanno iniziato a mostrare un atteggiamento più aperto nei confronti di questa fonte energetica, che sta guadagnando terreno come soluzione vantaggiosa sia per la sicurezza energetica (e in particolare per l’indipendenza energetica europea) sia per gli obiettivi climatici.
ITALIA, DANIMARCA E GERMANIA ABOLISCONO I DIVIETI SULL’ENERGIA ATOMICA
Questa svolta è iniziata ancor prima che l’Europa “si ritrovasse inconsapevolmente in un’altra crisi energetica”. Lo scorso anno i governi di Italia e Danimarca hanno compiuto passi avanti verso l’abolizione dei divieti, in vigore da decenni, sulla produzione di energia nucleare, mentre la Spagna ha mostrato una nuova apertura a riconsiderare la graduale dismissione delle sue centrali nucleari.
Sorprendentemente, persino la Germania ha accettato di abbandonare la sua opposizione all’energia nucleare nella legislazione dell’Unione Europea, in una cooperazione senza precedenti con la Francia su un tema storicamente controverso. Un funzionario tedesco ha definito la mossa “un cambiamento epocale di rotta” che faciliterà la rimozione degli ostacoli e aumenterà l’efficienza nell’elaborazione delle politiche energetiche all’interno dell’Unione Europea.
LA STRATEGIA UE PER AFFRONTARE LA CRISI ENERGETICA
Stiamo assistendo ora ad alcuni risultati di questo cambiamento, con l’aperta adesione della Commissione Europea all’energia nucleare nella sua strategia per la crisi energetica. Una parte fondamentale del cambiamento di atteggiamento della regione nei confronti del nucleare, e della sua strategia nucleare delineata, è l’emergere dei piccoli reattori modulari (SMR), una tecnologia promettente che promette di rendere il nucleare più sicuro, più economico e più efficiente da implementare su larga scala.
Proprio questo mese, infatti, è stato presentato un pacchetto di investimenti per l’energia nucleare da 330 milioni di euro, nell’ambito del Programma di ricerca e formazione Euratom 2026-2027, con un forte sostegno ai reattori modulari di piccole dimensioni (SMR).
I PICCOLI REATTORI NUCLEARI
La Commissione europea ha annunciato l’intenzione di rendere operativi gli SMR già all’inizio degli anni 2030, con l’obiettivo di portare la capacità tra i 17 e i 53 GW entro il 2050. “La Commissione si è impegnata a snellire le procedure burocratiche attraverso un iter autorizzativo semplificato e a fornire garanzie finanziarie per accelerare la diffusione della tecnologia”, si legge in un recente articolo di Euro News. “Undici Stati membri dell’UE hanno già sottoscritto una dichiarazione congiunta a sostegno di questa tecnologia”.
L’Europa sta inoltre investendo sempre di più nella ricerca e nello sviluppo della fusione nucleare. Secondo un articolo di EE News Europe, 222 milioni di euro dei fondi stanziati dalla Commissione per la ricerca nucleare saranno destinati all’energia da fusione, “a dimostrazione dell’ambizione dell’UE di realizzare la prima centrale elettrica a fusione commerciale”.
Sorprendentemente, la Germania è all’avanguardia nella corsa alla fusione nucleare – che, a differenza della fissione nucleare, non produce scorie radioattive – e potrebbe persino essere vicina a diventare il primo Paese al mondo a mettere in funzione un reattore a fusione commercialmente redditizio.
VERSO IL RITORNO DEL NUCLEARE IN ITALIA
Per quanto riguarda l’Italia, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, nel PNIEC ha scritto che le ipotesi elaborate sul nucleare prevedono, entro il 2050, una capacità installata tra 8 e 16 GW, con una copertura potenziale della domanda elettrica compresa tra l’11% e il 22%.
Lo scorso ottobre è stato presentato al Parlamento una proposta di legge delega sul nucleare sostenibile, oggi in discussione, che definirà quadro di programmazione nazionale, governance, rafforzamento dell’autorità di sicurezza e disciplina dell’intero ciclo di vita, inclusa la gestione dei rifiuti.
L’IMPEGNO PER LO SVILUPPO DELL’ENERGIA ATOMICA
L’Italia nel giugno 2025 è entrata nell’Alleanza Nucleare Europea, contribuisce all’Alleanza industriale sugli SMR e agli IPCEI sulle tecnologie nucleari innovative. Inoltre, come ha ricordato il ministro Pichetto, “nel 2025 è stata costituita la società ‘Nuclitalia’ per valutare le tecnologie più adatte al contesto italiano”.
Tutte azioni che rientrano nel programma di rilancio dell’energia atomica, che parte dal sostegno alla ricerca fino alla comunicazione. Il Disegno di legge delega sul nucleare, approvato in Consiglio dei Ministri, prevede che entro 12 mesi dall’entrata in vigore, il Governo emani uno o più decreti legislativi recanti la disciplina per produrre energia da fonte nucleare. Inoltre, dispone 60 milioni di euro nel triennio 2027, 2028 e 2029 in favore dell’attuazione degli investimenti previsti. Lo stesso decreto prevede di allocare 7,5 milioni di euro per le attività di comunicazione.


