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Rete Elettrica Mercati Elettrici

Perché l’Unione europea ha bisogno di mercati elettrici più integrati

L’Europa oggi si trova ad affrontare un momento politico cruciale nel suo futuro sistema energetico, legato al modo in cui verranno interpretate le lezioni della crisi energetica

La crisi energetica del 2022, innescata dall’invasione russa in Ucraina, ha rappresentato una sfida enorme per i mercati elettrici integrati europei. Gli altissimi prezzo del gas hanno fatto lievitare il costo delle centrali elettriche a gas e la flotta nucleare francese – una componente cruciale del sistema elettrico dell’Europa Occidentale – ha subìto delle interruzioni senza precedenti.

Inoltre, una siccità record ha causato una forte riduzione della produzione idroelettrica. Il sistema di mercato doveva rispondere a questo shock allocando una scarsa potenza attraverso una rete elettrica europea vincolata e incentivando sufficienti riduzioni della domanda.

I RISULTATI DEI MERCATI ELETTRICI DOPO LA CRISI DEL 2022

Eppure, si legge in un’analisi del think tank Bruegel, i mercati interni dell’elettricità Ue hanno ottenuto dei risultati molto positivi. La Francia, ad esempio – che per anni è stata un grande esportatore netto di energia – ha ricevuto significative importazioni di elettricità. I prezzi elevati hanno contribuito anche a ridurre la domanda in tutta Europa, sia di elettricità che di gas.

Si potrebbe pensare che la maggior parte delle capitali Ue concorderebbe sul fatto che i vantaggi derivanti dalla preservazione e dal rafforzamento dei mercati elettrici integrati dell’Ue siano evidenti, ma non è così. Sono stati avanzati molti interventi e proposte a livello nazionale che distorcono il mercato elettrico europeo e rischiano di spostarlo verso un sistema più frammentato.

L’Europa oggi si trova ad affrontare un momento politico cruciale nel suo futuro sistema energetico, legato al modo in cui verranno interpretate le lezioni della crisi energetica. Una lezione potrebbe essere che ogni governo ha bisogno di più strumenti nazionali per poter intervenire maggiormente nei propri mercati, anche se ciò si rivela distorsivo per i Paesi vicini, e per diventare più autosufficiente energeticamente a livello nazionale.

In alternativa, secondo Bruegel l’Europa potrebbe basarsi sull’esperienza dei Paesi Ue per superare insieme la crisi. Aggiungere gli strumenti mancanti per coordinare adeguatamente gli investimenti transfrontalieri e garantire il funzionamento efficiente di un sistema più integrato renderà la transizione energetica molto più conveniente e rafforzerà la futura competitività dell’Europa.

Secondo i ricercatori, quale delle due lezioni i Paesi Ue trarranno è l’imminente momento di bivio politico dell’Europa, e la scelta determinerà le politiche energetiche e industriali dell’Unione europea per il prossimo decennio ed oltre. 

LE DUE SCELTE DEI PAESI UE SUL MERCATO ELETTRICO

Più nel dettaglio, la scelta è tra lasciare che il mercato interno dell’energia vada fuori rotta mentre ogni Paese cerca individualmente di evitare gli ostacoli sulla strada verso la neutralità climatica, spingendo il sistema sempre più verso una frammentazione inefficiente, o cercare di arginare il flusso apparentemente costante di interventi nazionali focalizzati sul mercato interno, per realizzare un mercato elettrico europeo investibile, più resiliente ed efficiente in termini di costi.

I VANTAGGI ECONOMICI DI MERCATI ELETTRICI PIÙ INTEGRATI

Nel prossimo decennio saranno necessari massicci investimenti. Gli investimenti nella produzione e nello stoccaggio di elettricità da soli potrebbero raddoppiare ogni anno fino a raggiungere circa l’1% del PIL Ue. Le inefficienze nel ridimensionare le combinazioni tecnologiche, le scelte di ubicazione o la sequenza sprecherebbero preziose risorse di capitale e lavoro in tutti i Paesi Ue. I costi aggiuntivi legati ad investimenti fuorvianti/inefficienti ricadranno sui contribuenti o sul bilancio statale che deve sostenere determinati progetti. Questo costo potrebbe mettere a repentaglio l’accettazione sociale della transizione energetica. Poiché questa serie di investimenti deve iniziare immediatamente, i vantaggi di un sistema energetico europeo più integrato devono essere riconsiderati adesso.

Dei significativi vantaggi tecnico-economici possono essere ottenuti ottimizzando la progettazione e il funzionamento di diversi sistemi elettrici nazionali congiuntamente, piuttosto che individualmente. Il valore di questi benefici aumenterà con l’aumento della quota di energie rinnovabili.

LO SCENARIO SULLE FONTI RINNOVABILI

La disponibilità delle risorse solari, eoliche e idroelettriche differisce notevolmente nei diversi Paesi. Inoltre, la resistenza pubblica ai progetti geotermici, alla cattura e allo stoccaggio del carbonio, agli impianti nucleari, alle turbine eoliche o ad altre tecnologie sembra essere molto meno problematica nelle aree scarsamente popolate (ad esempio il nucleare in Finlandia).
Un pannello solare in Spagna può aspettarsi di generare il doppio dell’elettricità di uno in Finlandia, mentre una turbina eolica in Polonia produce oltre una volta e mezza l’elettricità di una in Italia. I consumatori dovrebbero quindi installare e pagare un numero sostanzialmente inferiore di turbine e pannelli solari, se fossero collocati nei luoghi più ventosi e soleggiati. Inoltre, la pianificazione e la costruzione di una rete offshore nel Mare del Nord e, potenzialmente, nel Mar Baltico potrebbe aumentare la sicurezza dell’approvvigionamento e massimizzare l’utilizzo delle capacità di generazione rinnovabile disponibili.

MIGLIORARE LA RESILIENZA DEL SISTEMA

Oltre alle “normali” fluttuazioni del clima e della domanda, i sistemi energetici sono vulnerabili anche a shock esterni imprevedibili. Questi possono essere innescati dal lato dell’offerta (un’indisponibilità di linee elettriche, delle centrali elettriche o dei combustibili), dal lato della domanda (una crisi economica) o da altri fattori esterni (eventi climatici estremi o interruzioni nelle catene di approvvigionamento). I singoli shock in genere non colpiscono allo stesso modo tutti i Paesi Ue. Gli eventi climatici estremi – come la siccità, l’assenza prolungata di energia eolica e solare o le ondate di freddo – spesso colpiscono solo alcune aree dell’Unione europea.

Inoltre, i mix energetici e i modelli di domanda differiscono da Stato a Stato. Di conseguenza, l’integrazione dei mercati dell’energia elettrica consente di attenuare i singoli shock. L’effetto mitigante dell’integrazione del mercato energetico sarà maggiore, se lo shock è locale. Tuttavia, anche se lo shock incide in una certa misura sull’Unione europea nel suo insieme (come ad esempio una carenza di gas naturale), i fattori succitati mitigano comunque le conseguenze peggiori di questo shock ad un costo complessivamente inferiore rispetto ad una situazione di mercato nazionali isolati. Lasciare che i mercati identifichino il potenziale di riduzione della domanda più economico in tutta l’Ue sarebbe più economico che costringere alcuni Paesi sfortunati a ricorrere a misure estremamente costose, mentre altri continuano con modelli di domanda vicini al business as usual.

CRISI ENERGETICA, SICUREZZA E FRAMMENTAZIONE

La crisi energetica del 2022 ha evidenziato la resilienza, e quindi anche i vantaggi in termini di sicurezza, di mercati europei dell’elettricità e del gas relativamente ben integrati. Paradossalmente, però, la crisi ha anche accelerato la tendenza alla frammentazione, anziché portare a soluzioni più coordinate. Per ottenere “maggiore indipendenza attraverso una maggiore interdipendenza”, è necessario invertire questa tendenza. L’integrazione del mercato elettrico presenta dei vantaggi sostanziali, che saranno determinanti per migliorare la resilienza e consentire la transizione del sistema energetico europeo.

Se fatto congiuntamente, è necessario investire meno capitale in ulteriori centrali elettriche e meno combustibili fossili, rispetto a quando ciascun Paese Ue ottimizza il proprio sistema a livello nazionale. Inoltre, il costo del capitale investito sarà inferiore in un mercato europeo costantemente regolamentato e prevedibile, e i consumatori ne trarranno maggiori benefici.

LE SCELTE A DISPOSIZIONE DEI PAESI UE E I RISCHI DELL’INAZIONE

Secondo Bruegel, “è giunto il momento di mettere sul tavolo questa discussione politica fondamentale, soprattutto perché l’Europa si trova ad affrontare massicci investimenti nel sistema elettrico, con maggiori rischi di vincolare scelte più costose e meno efficienti, nel caso in cui i Paesi membri dovessero optare per un approccio più frammentato”. Inoltre, gli attuali accordi di coordinamento, basati sulla creazione di un mercato comune europeo a breve termine, hanno gradualmente perso impatto, poiché gli strumenti nazionali a lungo termine sono diventati il segnale dominante per gli investimenti.

L’inazione a livello e implica che gli Stati membri potrebbero essere costretti a riprendere un maggiore controllo per salvaguardare i propri obiettivi di politica energetica, mettendo potenzialmente in moto una “spirale mortale” per il mercato interno dell’energia, riducendo invece di aumentare tutti i benefici che ha già consegnato.

Perseguire un’ulteriore integrazione del mercato richiede un sostanziale investimento politico: i governi dovrebbero quindi affrontare i significativi effetti distributivi all’interno e tra i Paesi. L’esperienza ha dimostrato che i vincoli politici interni sono spesso numerosi e piuttosto radicati; andare avanti, quindi, senza un’adeguata discussione e l’impegno da parte dei governi Ue non è credibile e potrebbe portare a delle reazioni negative. Ottenere i benefici dell’integrazione richiederà perciò una visione di quale grado di integrazione sia fattibile ed auspicabile, e di come implementarla e governarla adeguatamente, e richiederà anche un onesto riconoscimento del controfattuale, ovvero le implicazioni e i costi derivanti dal non perseguire questa strada.

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