Scenari

Petrolio, gas, 5G. Fatti e scenari per gli Usa

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Nel Taccuino estero di Energia Oltre sulle sfide degli Stati Uniti fra energia e tlc

Qual è il vero significato dell’accordo preso da OPEC plus lo scorso 12 aprile e rinnovato poi lo scorso 6 giugno?

Secondo il report “Geopolitica dell’energia” di giugno del Centro Europa Ricerche, è impossibile non cogliere la valenza di un accordo che in prima battuta portò i produttori a diminuire l’output di 9.700 mila barili (pari al 9,7% della produzione globale) sino al 30 giugno 2020 e poi, con il secondo accordo di questo mese, a protrarre i tagli sino alla fine dell’anno corrente riducendoli a 7.700 mila.

Dietro questo accordo, osserva il report, si cela naturalmente in primo luogo l’obiettivo comune di “continuare a sostenere i prezzi del barile soprattutto, dopo il marcato recupero registrato a maggio 2020”.

Niente più di un accordo pragmatico insomma tra produttori che, vista la domanda ancora debole e il persistere di scorte tutt’ora molto alte, hanno deciso di gestire di comune accordo la prevedibile “alta volatilità nei mesi a venire”.

Ma sono le implicazioni geopolitiche dell’intesa ad essere più significative secondo il Centro Europa Ricerche, a detta del quale “l’estensione della fase 1 dimostra che tra Federazione Russa e Arabia Saudita non è mai esistita una reale guerra del petrolio. Al contrario, l’impressione è che l’Organizzazione OPEC plus a guida russo-saudita abbia definitivamente assunto un ruolo centrale nel determinare le sorti del mercato petrolifero mondiale”

Nel delineare la fisionomia della leadership russa in un’organizzazione divenuta organismo permanente a metà 2019, il report ne individua ed enuclea i principali aspetti politici, il primo dei quali è la capacità della Federazione Russa di imporsi “come principale esportatore di energia al mondo, a partire da petrolio e dal gas naturale, ma non solo”. Non meno importante è poi la capacità di Mosca, in tandem con un altro produttore convenzionale come Riad, di coordinare le proprie politiche a discapito di quelle dei produttori non convenzionali (frackers), con particolare riguardo a quelli Usa.

Infine, l’accordo OPEC Plus sancisce “l’impossibilità degli Stati Uniti d’America di sostituire, o anche solo affiancare, l’Arabia Saudita nel ruolo di swing producer”, responsabilità che secondo il Centro Europa Ricerche Riad ora condivide con Mosca piuttosto che con Washington.

Nel cercare di individuare il fattore che più di altri ha conferito a Mosca lo scettro di dominus del mercato globale dell’energia, il report indica decisamente in direzione della Cina e della crescita della sua domanda di petrolio.

Stiamo parlando di un paese che, secondo i dati fornito dalle sue dogane, ha raggiunto il record di 11.340 mila b/g a maggio 2020 (+15% rispetto al mese di aprile 2020, +160 mila b/g in confronto al massimo di novembre 2019).

Ebbene, una quota sempre più rilevante di questa domanda viene soddisfatta da Mosca: i dati pubblicati dalla Reuters il 26 maggio scorso certificano ad esempio che le importazioni cinesi di petrolio russo sono aumentate da 1.490 mila b/g ad aprile 2019 a 1.750 mila b/g ad aprile dell’anno successivo (+18%), superando quelle provenienti dall’Arabia Saudita frattanto decresciute da 1.530 mila b/g a 1.260 mila b/g .

E non c’è solo il petrolio a convogliare dalle terre di zar Vladimir a quelle di Xi Jinping, perché di mezzo c’è anche il gas naturale. A tal proposito, va ricordato come lo scorso 4 giugno le dogane di Heihe, nella provincia cinese di Heilongjiang, hanno contabilizzato le prime importazioni di “oro blu” russo (1,58 Gm3 in 6 mesi) attraverso il gasdotto denominato Power of Siberia inaugurato nel dicembre dell’anno scorso.

Secondo il report, l’export di gas naturale russo verso la Cina aumenterà costantemente sino a raggiungere nel 2025 i 38 Gm3, con l’effetto di rafforzare ulteriormente la leadership di Mosca in questo settore.

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Mina del Senato sul 5G di Ligado

La rivista specializzata “C4ISRNET” la definisce “l’ultima sfida” a Ligado portata da chi si oppone alla sua concessione da parte della Federal Communication Commission della licenza per realizzare il 5G negli Usa.

L’iniziativa parte dall’ufficio del presidente della Commissione Forze Armate del Senato, Mark Inhofe, e si chiama “Recognizing and Ensuring Taxpayer Access to Infrastructure Necessary (RETAIN) for GPS and Satellite Communications Act”.

Si tratta di un progetto di legge che Inhofe intende depositare la prossima settimana, non prima però, parola del senatore, di aver trovato “un buon numero di cosponsor”.

La proposta di Inhofe si incentra sulla condizione posta a Ligado per realizzare il 5G alla luce del sospetto avanzato da molti che l’uso previsto della banda L possa interferire con il segnale GPS: un problema che Ligado si è impegnata a risolvere facendosi carico delle spese della sostituzione dei ricevitori governativi, e di quelli delle forze armate in particolare, che dovessero avere problemi una volta che la sua rete sarà attiva.

Se la proposta di Inhofe dovesse essere approvata, i costi che Ligado dovrà sostenere andrebbero alle stelle: il provvedimento prevede infatti anzitutto che Ligado dovrà farsi carico della sostituzione dei ricevitori posseduti tanto dal governo quanto dai privati.

In secondo luogo, anziché di quella del solo ricevitore, Ligado dovrà farsi carico della spesa complessiva dell’operazione di sostituzione, comprensiva dunque di tutte le voci che vanno dalla progettazione, all’acquisto di un nuovo sito ove collocare il nuovo ricevitore, alla sua installazione, fino al costo integrale della manodopera impiegata in tutto il processo.

Dato che negli Usa la maggior parte dei ricevitori è in mani private, si comprende bene come quanto veleno inietti la legge di Inhofe nei sogni dorati di Ligado.

“Il GPS e le comunicazioni satellitari”, ha dichiarato Inhofe alla rivista, “non impattano solo le nostre forze armate – noi tutti ci affidiamo ad esso per gran parte della nostra vita quotidiana, ecco perché abbiamo bisogno di compiere i passi per proteggere non solo il Pentagono dalla dannosa decisione (della FCC di concedere la licenza 5G a Ligado), ma tutte le agenzie, entità private e anche i consumatori”.

E dato che per Inhofe le interferenze con il GPS sono un dato acquisito, malgrado il parere contrario della FCC, ecco che il senatore giura di non permettere che siano “i consumatori e i contribuenti a pagare il prezzo di aggiornare un’infinità di sistemi. Quei costi dovrebbero essere sostenuti dall’unica parte responsabile: Ligado”.

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Nord Stream 2 sarà completato?

Nonostante le manovre, le pressioni e recentemente anche le azioni legali degli Usa, il gasdotto Nord Stream 2 sarà completato.

A giurarlo – secondo quanto riportato in un lancio di Agenzia Nova –  è Nikolaj Kobrinets, direttore del Dipartimento di cooperazione paneuropea del ministero degli Esteri russo-

Intervenendo alla sessione online del ciclo di incontri “Primakov Lectures”, dedicato all’Europa, Kobnrinets ha espresso la propria convinzione – sia pur presentandola come “opinione personale” –  che il gasdotto “sarà completato, forse con difficoltà, ma sarà commissionato”.

Per suffragare il proprio argomento, il diplomatico ha ricordato che “l’Europa occidentale, principalmente la Germania, è interessata al secondo ramo del Nord Stream, e questo è un evidente interesse economico. Gli europei sono persone non meno pragmatiche degli statunitensi, e spero che non permettano di farsi propinare il costoso gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti per sostituire il gasdotto dalla Russia”, ha osservato il diplomatico.

Ad un certo punto tuttavia Kobrinets ha evocato persino la possibilità che la Germania elevi sanzioni contro gli Usa. Ipotesi di scuola, russa naturalmente.