Il governo Meloni avvia un vertice d’urgenza sul caro-carburanti (possibile CdM già stasera) mentre Teheran minaccia i paesi del Golfo e Mosca valuta il ritiro preventivo dai mercati energetici dell’UE.
L’aggressione militare alle infrastrutture energetiche dell’Iran ha innescato una violenta ondata di volatilità sui mercati mondiali, portando il barile di Brent a sfondare quota 108 dollari con un balzo del 5%. Fonti ufficiali iraniane hanno confermato che una parte del gigantesco giacimento di gas di South Pars e gli impianti di raffinazione di Asaluyeh sono stati colpiti da un attacco coordinato dalle forze statunitensi e israeliane.
L’operazione, che secondo le rivelazioni della testata Axios sarebbe stata approvata direttamente dall’amministrazione Trump, ha scatenato l’immediata reazione di Teheran, che ha dichiarato “obiettivi legittimi” le infrastrutture energetiche dei paesi vicini come Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. In questo scenario di crisi internazionale, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si sono riuniti d’urgenza a Palazzo Chigi per esaminare il dossier carburanti e prevenire possibili manovre speculative alla pompa.
L’ATTACCO A SOUTH PARS E LA REAZIONE DEI MERCATI
La notizia dell’offensiva contro il cuore produttivo iraniano è stata inizialmente diffusa dall’agenzia di stampa Mizan, che ha parlato di un bersaglio colpito dal “nemico sionista-americano”. South Pars, che l’Iran condivide con il Qatar nel Golfo Persico, rappresenta uno snodo vitale per l’intero sistema energetico regionale. Sebbene in mattinata il greggio Wti perdesse terreno, l’ufficializzazione dell’attacco ha invertito bruscamente la rotta: il Wti è risalito a 98,45 dollari al barile, mentre a Londra il Brent ha toccato i 108 dollari.
Non meno critica è la situazione del gas naturale, con i future sul mercato Ttf di Amsterdam che hanno registrato un rialzo del 6,5%, raggiungendo i 55 euro per megawattora. Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed Al Ansari, ha definito l’azione israeliana su South Pars come un “passo pericoloso e irresponsabile”, sottolineando l’alto rischio di un allargamento del conflitto a nazioni finora rimaste ai margini delle ostilità dirette.
IL VERTICE A PALAZZO CHIGI E LA LOTTA ALLA SPECULAZIONE
Di fronte alla fiammata dei listini, il governo italiano ha attivato un monitoraggio permanente. L’incontro tra Meloni e Giorgetti ha avuto come obiettivo primario l’analisi dell’impatto economico della crisi sui consumatori nazionali. L’Esecutivo sta lavorando per identificare e neutralizzare eventuali fenomeni speculativi che potrebbero aggravare i rincari energetici. E già questa sera potrebbero formalizzarsi degli interventi con un Consiglio dei ministri straordinario, prima della partenza della premier per Bruxelles, in vista del Consiglio europeo di domani. Il vicepremier Matteo Salvini al termine dell’incontro con le principali compagnie petrolifere in prefettura a Milano, ha confermato che sta lavorando con il Ministro dell’Economia Giorgetti, per intervenire “già stasera con un primo sostanziale e sostanzioso taglio delle accise che possa diventare uno sconto alla pompa già nelle prossime ore”. L’obiettivo sarebbe quello di far scendere i carburanti, in particolare il gasolio, sotto i 2 euro al litro.
Nonostante il blocco di fatto dello Stretto di Hormuz stia riducendo l’offerta globale, stamattina un segnale di parziale compensazione è giunto dall’accordo tra Iraq e autorità curde per l’esportazione di 250.000 barili al giorno attraverso l’oleodotto che conduce al porto turco di Ceyhan. Questa rotta alternativa ha permesso di contenere momentaneamente i prezzi, impedendo una corsa del Brent verso i 110 dollari, ma l’equilibrio resta estremamente precario a causa delle promesse di vendetta iraniane.
L’IRAN MINACCIA IL GOLFO E IL SETTORE NUCLEARE
Secondo quanto riportato dalle agenzie Bloomberg e Tasnim, l’esercito iraniano ha avvertito che le infrastrutture energetiche in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti non resteranno impunite. La tensione è alimentata anche dall’assassinio del capo della sicurezza Ali Larijani e di altri alti funzionari dell’intelligence, morti che Teheran ha promesso di vendicare con nuove ondate di missili e droni. In queste ore, la situazione si è ulteriormente aggravata con il colpo subito da un’area della centrale nucleare di Bushehr.
La società russa Rosatom, che gestisce l’impianto, ha comunicato tramite l’Ad Alexey Likhachev che i 480 cittadini russi presenti all’interno sono rimasti illesi, ma l’incidente solleva nuovi timori sulla sicurezza atomica nella regione. Parallelamente, le forze americane hanno continuato i bombardamenti pesanti, utilizzando munizioni anti-bunker per neutralizzare i siti missilistici iraniani che minacciano il transito commerciale nello stretto.
IL RUOLO DI MOSCA E L’ALLARME UNGHERESE SULLA CRISI ENERGETICA
Mentre il Medio Oriente brucia, la Russia valuta una mossa che potrebbe isolare ulteriormente l’Europa. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato all’agenzia Tass che il presidente Vladimir Putin sta valutando la possibilità di un ritiro anticipato dai mercati europei del gas. “Mosca sta analizzando se interrompere preventivamente la fornitura prima che le sanzioni dell’UE, previste per il 2027, diventino effettive”, ha spiegato Peskov.
Questa prospettiva ha spaventato il governo ungherese: il ministro degli Esteri Peter Szijjarto ha avvertito che un bando totale sul petrolio russo, in un momento di carenza globale, sarebbe “devastante per l’industria e le famiglie europee”. Secondo le stime di HSBC citate dal Fondo russo per gli investimenti diretti, i prezzi del gas in Europa potrebbero raddoppiare nel corso del 2026, rendendo l’Unione Europea la regione più vulnerabile del pianeta agli shock di offerta.
TRUMP E IL FUTURO DELLA GUERRA ECONOMICA MONDIALE
Nonostante la drammaticità del bilancio delle vittime, che ha superato le 4.000 unità dall’inizio delle ostilità il 28 febbraio, Donald Trump ha manifestato una cauta volontà di porre fine alle operazioni in tempi brevi. “Se ce ne andassimo ora, ci vorrebbero 10 anni per ricostruire tutto”, ha dichiarato dalla Casa Bianca, aggiungendo però che l’Iran sta venendo “rapidamente messo fuori gioco”.
Tuttavia, l’opposizione interna cresce: Joe Kent, alto funzionario antiterrorismo statunitense, ha rassegnato le dimissioni per protesta, accusando Israele di aver trascinato Washington in un conflitto senza una chiara strategia di uscita. Nel frattempo, i cittadini americani devono fare i conti con una benzina balzata a 3,79 dollari al gallone, il massimo dall’ottobre 2023, una variabile che potrebbe pesare pesantemente sulle prossime elezioni di medio termine.


