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Rinnovabili tra paralisi burocratica e target UE: la necessità di un commissario e di risorse dedicate

La transizione energetica tra due fuochi: mentre l’Italia affanna con 4mila impianti bloccati dalla burocrazia e il target Pniec a rischio, da Bruxelles la presidente von der Leyen rilancia con un decalogo per raddoppiare l’energia pulita e tagliare i permessi

Il settore delle fonti pulite in Italia registra un evidente rallentamento che mette a rischio gli obiettivi energetici comunitari, mentre da Bruxelles si chiede un’accelerazione decisa sulla transizione energetica. Nel primo semestre del 2026, come riporta la Repubblica, l’installato di energia verde in Italia si è attestato a soli 3,4 gigawatt, con un totale annuo a 6,8 gigawatt, segnando un’ulteriore contrazione rispetto ai 7,1 gigawatt del 2025 e ai 7,5 gigawatt del 2024. Questo andamento rende di fatto impossibile raggiungere il target stabilito dal Piano nazionale per l’energia e il clima (Pniec), che prevede il raggiungimento di 131 gigawatt di potenza sostenibile entro il 2030, a fronte degli 86,9 gigawatt attuali.

RISORSE ECONOMICHE E NODI BUROCRATICI

A pesare sulla transizione energetica nazionale è in primo luogo la gestione dei fondi pubblici. Secondo quanto evidenziato da la Repubblica, gli incentivi fiscali destinati allo sconto sulle accise e alla soppressione del bollo ammontano a 5 miliardi di euro; risorse che, se destinate alla transizione, avrebbero incrementato del 50% la dotazione del nuovo iper-ammortamento 2026-2028 (pari a 9,8 miliardi di euro) o potenziato il meccanismo dell’Energy release gestito dal Gse – Gestore dei Servizi Energetici. Oltre all’aspetto finanziario, il problema principale rimane la burocrazia: il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha ricordato la presenza di circa 4.000 impianti di energia rinnovabile totalmente bloccati dalle pratiche autorizzative e dalla mancata individuazione delle aree idonee da parte delle Regioni. Per superare questa paralisi, ritorna l’ipotesi della nomina di un commissario alla transizione green.

IL DECALOGO UE E L’ACCELERAZIONE DI BRUXELLES

Sul fronte europeo, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha presentato il nuovo programma economico in dieci punti durante il discorso sullo Stato dell’Unione. La priorità fondamentale per l’energia riguarda la necessità di affrancarsi dalla “dipendenza tossica” dai combustibili fossili russi e di contenere l’impatto dei prezzi energetici, aumentati complessivamente di 90 miliardi di euro dall’inizio del conflitto nel Golfo. L’Unione Europea punta a raddoppiare la quota di energia pulita (rinnovabili, nucleare e biometano) e a raddoppiare l’elettrificazione entro il 2040, garantendo un risparmio stimato in 260 miliardi di euro all’anno sulle importazioni fossili.

SEMPLIFICAZIONI E RESILIENZA CLIMATICA

Per supportare questo cambio di passo e contrastare la burocrazia che frena le imprese, la Commissione Europea intende presentare nuove proposte per velocizzare il rilascio dei permessi autorizzativi e le connessioni alla rete elettrica. Contestualmente, la strategia comunitaria mira a rafforzare la resilienza climatica a fronte di eventi estremi, prevendo ad ottobre la presentazione di un nuovo quadro normativo e l’individuazione dei 100 territori europei più vulnerabili, al fine di garantire continuità operativa al tessuto produttivo e tutela al comparto agricolo.

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