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Tegola per l’UE, il più grande giacimento di gas d’Europa chiude quest’anno

Gas

Il Segretario di Stato olandese per le industrie estrattive, Hans Vijbrief, mette la parola fine sulla querelle del giacimento di gas di Groningen. Nel 2023 chiuderà il più grande sito estrattivo di gas naturale d’Europa

Il governo olandese sta per mettere la parola fine su Groningen: il più grande giacimento di gas d’Europa chiuderà definitivamente i battenti quest’anno. Se necessario potrebbe però rimanere in funzione fino a ottobre 2024. È quanto ha rivelato Hans Vijbrief, Segretario di Stato olandese per le industrie estrattive, al Financial Times. La ragione è che il rischio terremoti sarebbe troppo alto rispetto ai benefici che l’estrazione di gas potrebbe portare in termini di approvvigionamento energetico. Un rischio che porterà il Governo dell’Aia ad accelerare i piani di chiusura, inizialmente prevista tra il 2025 e il 2028.

IL RISCHIO TERREMOTI FERMA IL GAS OLANDESE

L’approvvigionamento di gas del Continente Europeo per gli inverni futuri è sempre più a rischio. Chiuderà quest’anno il giacimento di Groningen, una vera e propria miniera d’oro. Potrebbe rimanere aperto fino a ottobre 2024, ma è una notizia che non può rincuorare, poiché viene a mancare un potenziale alleato dell’Unione Europea.

Shell stima infatti si potrebbero ancora estrarre circa 450 miliardi di metri cubi di gas, una boccata d’aria per le scarse riserve europee. Parliamo di un quantitativo che permetterebbe di dormire al caldo per diversi anni

“Non apriremo più a causa dei problemi di sicurezza. È politicamente totalmente impraticabile. Ma a parte questo, non lo faremo perché significa che aumenterebbero le probabilità di terremoti, di cui non voglio essere responsabile”, ha affermato Hans Vijbrief al Financial Times.

Le preoccupazioni principali del Governo dell’Aia riguardano le condizioni del terreno. Decenni di perforazione hanno reso infatti i terremoti più frequenti e devastanti.

“È molto, molto semplice: chiunque abbia una certa conoscenza del pericolo sismico mi dice che è davvero molto pericoloso continuare a produrre lì. Sono abbastanza convinto che sia saggio chiuderlo,” ha aggiunto Vijbrief.

LA STORIA DEL GIACIMENTO DI GAS DI GRONINGEN

Il rappresentante del Governo dell’Aia smentisce le voci, che si sono susseguite negli ultimi mesi, riguardo un possibile dietro front rispetto alla decisione di sospendere l’attività del sito.

Scoperto nel 1959, il “Groningen gas field” ha rappresentato per anni una fonte centrale di approvvigionamento energetico per i Paesi Bassi. Almeno fino al 2012, quando in seguito al terremoto di Huizinge, lo SodM ha raccomandato di limitare immediatamente l’estrazione di gas poiché le trivellazioni rischiavano di rendere i movimenti tellurici sempre più frequenti e di portata maggiore. Una decisione presa solo nel 2014, dopo che l’anno precedente la quantità di gas naturale estratto aveva raggiunto quota 2.057 miliardi di metri cubi. In seguito al sisma che nel 2017 ha colpito Zerijp, il ministro Wiebes ha annunciato che il giacimento avrebbe chiuso i battenti entro il 2030.

L’OLANDA NON SALVERÀ L’EUROPA DALLA CRISI ENERGETICA

Effettivamente fino al 2021 le attività estrattive sono state ridotte gradualmente, in linea con l’obiettivo annunciato. Shell afferma che la produzione è scesa da 54 miliardi di metri cubi del 2013 a 4,5 miliardi di metri cubi nel 2022. Poi, il boom dei prezzi del gas nella primavera del 2022 ha fatto pensare che il Governo dell’Aia potesse candidarsi a sostituire le importazioni dalla Russia.

Inizialmente il governo olandese si è mostrato scettico, salvo poi proporre un timido aumento di 2,8 miliardi di metri cubi di metano. Ad autunno 2022 la strategia olandese ha visto un nuovo cambio di rotta e la chiusura del sito è stata fissata tra il 2025 e il 2028.

Oggi si spegne definitivamente la speranza dell’Europa di poter sostituire il gas russo con quello olandese.

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