Un gasdotto dedicato per trasportare il gas turkmeno attraverso il Mar Caspio fino all’Azerbaigian, e da lì in Turchia ed Europa, sembra un’opzione ovvia per garantire forniture a lungo termine alla Turchia e al resto d’Europa
La Turchia ha perso le importazioni di gas naturale iraniano e sta nuovamente guardando al Turkmenistan per colmare il vuoto. Tuttavia, Ashgabat sembra dare priorità alle esportazioni verso la Cina. La continua instabilità nel Golfo Persico ha fatto impennare i prezzi globali del gas, uno sviluppo che ha inevitabilmente portato ad un improvviso rinnovato interesse per le ingenti riserve del Turkmenistan.
Lo scorso 24 aprile, intervenendo a una conferenza sull’energia, il ministro dell’Energia turco Alparslan Bayraktar ha ribadito il suo recente appello per urgenti discussioni internazionali sulla ripresa di un progetto di gasdotto transcaspico, a lungo dibattuto e mai realizzato, per trasportare il gas turkmeno in Turchia e da lì in Europa. “Riteniamo assolutamente necessario realizzare un gasdotto che trasporti il gas turkmeno dal Mar Caspio alla Turchia e dalla Turchia all’Europa”, ha spiegato Bayraktar.
IL GASDOTTO TRANSCASPICO
Come scrive Oilprice, Ankara ha buone ragioni per rinnovare il suo interesse per un gasdotto turkmeno attraverso il Mar Caspio. La Turchia importa oltre l’80% del suo gas, il cui costo quest’anno è già aumentato di circa il 70%, lo stesso incremento di prezzo registrato in Europa. Oltre a questo picco inflazionistico, le importazioni dall’Iran – che fornivano circa il 15% del fabbisogno di gas della Turchia – si sono interrotte a marzo a causa del conflitto nel Golfo.
Il precedente tentativo di Ankara di importare gas turkmeno tramite un innovativo accordo di scambio con l’Iran, lo scorso anno, è fallito dopo soli tre mesi, quando Washington ha esteso le sanzioni contro Teheran includendo anche questo tipo di accordi. L’accordo turkmeno-turco-iraniano prevedeva l’arrivo in Turchia di soli 1,3 miliardi di metri cubi di gas turkmeno entro la fine del 2025. La Turchia quest’anno sperava di aumentare il volume fino a 3 miliardi di metri cubi.
Anche ipotizzando che Washington decida di consentire la ripresa delle esportazioni di gas iraniano o turkmeno verso la Turchia, non è chiaro se il sistema di gasdotti iraniano resti sufficientemente operativo per onorare un nuovo accordo di scambio.
I MOTIVI PER CUI IL PROGETTO NON E’ MAI DECOLLATO
Un gasdotto dedicato per trasportare il gas turkmeno attraverso il Mar Caspio fino all’Azerbaigian, e da lì in Turchia ed Europa, sembra un’opzione ovvia per garantire forniture di gas a lungo termine alla Turchia e al resto d’Europa.
Un’infrastruttura di questo tipo è stata discussa periodicamente dalla fine degli anni ’90 ma, nonostante il forte interesse, non si è concretizzato nulla, in parte perché sia la Turchia che l’Europa hanno riscontrato che era più economico importare gas dalla Russia e dall’Azerbaigian, mentre Baku ha cercato di dare priorità alle proprie esportazioni, rispetto al possibile transito di gas turkmeno.
Inoltre, la leadership isolazionista e insulare del Turkmenistan non ha mai fornito garanzie concrete che il Paese avrebbe fornito alla rotta transcaspica i volumi necessari a garantirne la redditività economica.
IL RUOLO DELL’AZERBAIGIAN NELL’APPROVVIGIONAMENTO DI GAS IN EUROPA
Ora, con i prezzi del gas alle stelle a causa del conflitto del Golfo – che ha rivelato lo Stretto di Hormuz come un collo di bottiglia strategico – l’Unione Europea si trova ad affrontare un dilemma per l’approvvigionamento di gas. Bruxelles sta portando avanti i piani per interrompere le ultime importazioni di gas russo entro novembre 2027.
Nel frattempo, l’Azerbaigian – che l’UE riteneva potesse compensare le forniture russe – è molto indietro nei suoi piani per incrementare la produzione e l’esportazione del combustibile. In queste circostanze, Ashgabat ha un’opportunità per diventare un importante esportatore verso l’Europa.
Fattori al di là di quelli creati dalle turbolenze nel Golfo sembrano aumentare leggermente le probabilità che si possa costruire una rotta transcaspica. Il presidente azero Ilham Aliyev tre anni fa ha confermato che Baku potrebbe consentire il transito del gas turkmeno, a condizione che non utilizzi i gasdotti esistenti del Corridoio Meridionale del Gas (SGC) azero.
Baku ha anche detto che non contribuirà a finanziare la costruzione di ulteriori gasdotti. All’epoca l’Azerbaigian si era impegnato ad aumentare significativamente le proprie forniture di gas all’Unione Europea, quindi la costruzione di nuovi gasdotti sembrava necessaria per accogliere eventuali flussi di combustibile turkmeno verso l’Europa. Tuttavia, da allora la produzione di gas dell’Azerbaigian non è aumentata di molto, e i gasdotti SGC attualmente operano a circa il 50% della capacità.
L’IMPORTANZA DEL TAP PER L’ITALIA
Nel frattempo, ieri la premier Giorgia Meloni si è recata in visita in Azerbaigian “per una diplomazia dell’energia a lungo termine”, come ha dichiarato la stessa Meloni, volta a proteggere famiglie e imprese da crisi energetiche come il blocco delle forniture dallo Stretto di Hormuz.
Dal 2020 al 2025 l’Italia ha ricevuto circa 45 miliardi di metri cubi di gas attraverso il Trans-Adriatic Pipeline (TAP), progettato per trasportare il gas dal giacimento Shah Deniz, nel settore azero del Caspio, a Melendugno, sulle coste pugliesi.
Il TAP (il cui consorzio è partecipato al 20% da Snam) è una delle tre condutture, insieme con la South Caucasus Pipeline (SCP) e la Trans-Anatolian Pipeline (TANAP), che costituiscono il Corridoio Meridionale, ovvero l’accesso europeo al gas del Caspio.
Il terminal pugliese di Melendugno riceve tra i 25 e i 28 milioni di metri cubi di gas azero al giorno. Nel 2022 la Commissione Europea ha firmato con il governo dell’Azerbiagian un accordo per raddoppiare la capacità del TAP da 10 a 20 miliardi di metri cubi l’anno, un progetto che a gennaio 2026 ha già portato la capacità complessiva a 11,2 metri cubi annui.
LA QUESTIONE DEI COSTI
Tuttavia, anche se ci fosse spazio sufficiente per le esportazioni turkmene nelle rotte esistenti, il costo di un gasdotto transcaspico rappresenta un ostacolo, dal momento che il prezzo è stimato in 12 miliardi di dollari. Una questione fondamentale, quindi, riguarda la propensione al rischio degli investitori internazionali, dato l’elevato livello di incertezza che riguarda l’Iran, il Golfo Persico e il bacino del Caspio.
Un gasdotto diretto attraverso il Caspio che colleghi il Turkmenistan all’Azerbaigian sarebbe lungo solo circa 300 chilometri, ma passerebbe tra i 740 chilometri di costa iraniana e i 695 chilometri di costa russa. Entrambi i Paesi hanno dei validi motivi per ritenere che un gasdotto che trasporti gas turkmeno verso l’Europa non sia nel loro interesse economico.


