Scenari

Transizione energetica: perché le banche potrebbero perdere miliardi

Non è detto che gli istituti finanziari abbiano abbandonato completamente petrolio e gas a favore della transizione energetica: rappresentano pur sempre delle aziende pragmatiche e in quanto tali è improbabile che voltino completamente le spalle agli idrocarburi

Non è detto che gli istituti finanziari abbiano abbandonato completamente petrolio e gas a favore della transizione energetica: rappresentano pur sempre delle aziende pragmatiche e in quanto tali è improbabile che voltino completamente le spalle agli idrocarburi

Solo nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli annunci di banche o altri istituti finanziari che hanno deciso di puntare sulla sostenibilità a dispetto di petrolio e gas. JP Morgan, ad esempio, si legge sul Wall Street Journal, si è impegnata ad aiutare i clienti ad allineare la loro attività agli obiettivi di emissione dell’Accordo di Parigi. HSBC, scrive Reuters, ha annunciato fino a 1.000 miliardi di dollari di finanziamenti per l’energia verde. Un gruppo di investitori del valore di 20 trilioni di dollari, tra cui il Gruppo AXA e Nikko Asset Management oltre ad altri 137 investitori, ha esortato gli emettitori di Co2 a ‘ripulire’ la loro attività, scrive sempre Reuters. La domanda è: reggerà questa tendenza?

TREND NON NUOVO. GLI USA HANNO COMINCIATO DA TEMPO

Il trend non è nuovo. Le banche statunitensi hanno cominciato a essere riluttanti a concedere prestiti alle compagnie petrolifere e del gas già prima del crollo dei prezzi di quest’anno e della pandemia. Ma quest’anno la tendenza si è notevolmente intensificata grazie anche alla forte spinta ‘green’ impressa dai piani di ripresa post-pandemia. E gli istituti bancari e finanziari hanno cominciato a sentire l’odore delle nuove opportunità.

COSA FA L’UE

L’Unione Europea, ad esempio, ha vincolato la distribuzione del suo fondo per la ripresa dalla pandemia da 750 miliardi di euro al requisito che almeno il 37% del denaro sia utilizzato per progetti di energia verde.

Ma l’Europa non è l’unica che sta compiendo questo salto. Gli investimenti nelle rinnovabili quest’anno si sono dimostrati più resistenti di quelli nei combustibili fossili. C’è stato un calo, è vero, ma è stato inferiore a quello del settore dei combustibili fossili, come mostra un report Aie. Così le banche, che tendenzialmente seguono i movimenti finanziari, hanno cominciato a sganciarsi dal settore di petrolio e gas.

ADDIO AL CARBONE

Intanto negli ultimi anni fondi e istituzioni finanziarie hanno cominciato a sfilarsi dal investimenti nel settore del carbone. Secondo l’analisi del Coal Policy Tool, solo 16 istituzioni finanziarie – tra cui giganti del settore come AXA, Crédit Agricole/Amundi, Crédit Mutuel e l’italiana Unicredit – hanno una solida politica di eliminazione graduale del carbone dai finanziamenti creditizi. La maggior parte delle altre banche rimane ancora troppo debole per impedire un’ulteriore crescita del settore.

UNICREDIT LA PRIMA ISTITUZIONE FINANZIARIA NON FRANCESE AD ADOTTARE UNA POLITICA SUL CARBONE

In Italia la posizione di avanguardia spetta a Unicredit: il gruppo bancario capitanato dall’amministratore delegato Jean-Pierre Mustier ha di recente deciso di adottare una politica che porti progressivamente fino a zero, entro il 2028, qualsiasi finanziamento a progetti e società coinvolte nel business del carbone.

Unicredit ha pubblicato di recente una policy che spiega come la banca intende rispettare l’impegno di uscire dal settore del carbone entro il 2028, come annunciato nell’agosto 2020. Secondo il Coal Policy Tool, la politica prevede sostanziali criteri di esclusione e di impegno che consentiranno alla banca italiana di tagliare efficacemente tutti i servizi per l’espansione del settore del carbone e di eliminare progressivamente la sua esposizione per portarla a zero entro il 2028.

COS’È IL COAL POLICY TOOL

Il “Coal Policy Tool ” è uno strumento online lanciato con Reclaim Finance, Re:Common e altre 24 Ong internazionali tra cui Greenpeace che permette di identificare, valutare e confrontare le politiche adottate dalle istituzioni finanziarie di tutto il mondo per limitare o porre fine ai loro servizi finanziari destinati al settore del carbone. Lo strumento, che sarà aggiornato in tempo reale, copre 214 istituzioni finanziarie in 30 paesi, dall’Australia agli Stati Uniti, passando naturalmente anche per l’Italia.

I COMMENTI DEGLI ANALISTI

“Un disinvestimento diffuso dal petrolio e dal gas sarebbe dannoso per l’industria, ma sarebbe anche dannoso per i nuovi obiettivi delle banche in materia di emissioni”, ha detto a Oilprice.com il presidente della U.S. Petroleum Equipment & Services Association, l’associazione nazionale di categoria dell’industria dei servizi e delle attrezzature per i giacimenti petroliferi.

“La tecnologia delle energie rinnovabili non è completamente sviluppata su larga scala per fornire l’energia di cui il mondo ha bisogno, e anche se lo fosse, il petrolio e il gas naturale sono una parte importante della catena di fornitura di energia rinnovabile”, ha spiegato Leslie Beyer, aggiungendo che la transizione energetica che è attualmente in corso non vuole sostituire una forma di energia con un’altra, ma piuttosto garantire che l’intero ecosistema dell’energia possa lavorare insieme per fornire al mondo un’energia più pulita, affidabile e a prezzi accessibili.

In effetti, il passaggio a un futuro di energia interamente rinnovabile sarà una sfida. “Non descriverei il passaggio alle energie rinnovabili come una ‘tomba’ per l’industria del petrolio e del gas nel suo complesso. Anche se è vero che il passaggio dai combustibili fossili alle energie rinnovabili è iniziato decenni fa, il costo per alimentare il pianeta con la sola energia pulita sarebbe troppo importante”, ha detto Andrew Goldstein, presidente del brokeraggio di materie prime Atlas Commodities. Goldstein ha fatto notare, tuttavia, che nonostante le sfide, le rinnovabili stanno attirando grande attenzione da parte delle compagnie petrolifere – e dalle banche – perché vedono crescere la domanda di tale energia in futuro.

In un certo senso, le aziende di petrolio e gas si stanno muovendo in sintonia con le banche: Mentre le banche spostano i loro investimenti in progetti rinnovabili, coloro che si sono messi in condizione di capitalizzare su questi progetti ne trarranno beneficio”, ha detto Goldstein a Oilprice.com.

Ma c’è qualcos’altro sulla transizione energetica che sembra essere ignorato: non accadrà in un lampo. E se le banche lo ignorano, rischiano di essere bruciate dall’abbraccio entusiasta delle energie rinnovabili e dalla rinuncia al petrolio e al gas.

“Molto rumore si genera intorno alla transizione energetica, ma bisogna capire che la transizione è proprio questo – e non accadrà da un giorno all’altro”, ha detto Paul Stockley, Head of Oil and Gas dello studio legale inglese Fieldfisher. “C’è il pericolo che le banche e gli altri saltino sul carro troppo facilmente e che il ruolo del petrolio e del gas si perda nella frenesia”. Non solo. “Le banche che si allontanano dal petrolio e dal gas potrebbero perdere opportunità di business come risultato, comprese le opportunità di transizione energetica se basano le loro decisioni di prestito su un settore piuttosto che sulla tecnologia”, ha detto a Oilprice.com.

L’INDUSTRIA DEL PETROLIO E DEL GAS PUO’ AIUTARE LA TRANSIZIONE

Un aspetto che si tende invece a trascurare è il fatto che l’industria del petrolio e del gas è in una buona posizione per aiutare la transizione energetica. “Un miliardo di persone non ha accesso all’elettricità in tutto il mondo. La domanda di energia aumenterà del 25% entro il 2040. Questo significa che la scala e le infrastrutture sono importanti”, ha detto Leslie Beyer di PESA (Petroleum Equipment & Services Association) a Oilprice.com. “Abbiamo bisogno della competenza tecnologica degli uomini e delle donne dell’industria del petrolio e del gas, che hanno fornito energia al mondo nel corso degli anni, per contribuire a fornire le soluzioni di cui abbiamo bisogno per il futuro. Escluderci sarebbe miope e poco saggio”.

Ad essere onesti, le banche non stanno voltando le spalle al petrolio e al gas da sole. Sono guidate in questa direzione dall’aumento dell’appetito degli investitori ESG e dalla pressione degli investitori a favore di prestiti a basse emissioni, oltre che da nuove normative volte a far avanzare l’agenda dell’Accordo di Parigi. Va notato, tuttavia, che anche l’Agenzia Internazionale per l’Energia, sostenitrice della transizione verso l’energia verde, si aspetta che il petrolio e il gas restino in circolazione per un lungo periodo e forniscano energia al crescente numero di persone che ne hanno bisogno, dato che la popolazione globale continua a crescere.

Eppure, nell’improbabile eventualità che le banche escludano completamente le compagnie petrolifere e del gas dalla loro lista di clienti, l’industria avrà ancora delle alternative. I trader di materie prime sono una di queste alternative, secondo Oliver Abel Smith, partner bancario di Fieldfisher. Un’altra è rappresentata dai fondi di debito privati e un’altra ancora dai prestiti legati alla sostenibilità. Questi non sono ancora disponibili sul mercato degli strumenti di debito, ma sarebbero un naturale sviluppo delle tendenze attuali.

COSA SUCCEDE NELL’ARTICO

Nell’ultimo anno, cinque delle maggiori banche statunitensi si sono impegnate a interrompere i finanziamenti per le trivellazioni di petrolio e gas nell’Artico, ricorda il Wsj. La notizia non è stata certamente accolta con favore dall’industria, ma è opportuno sottolineare che l’impegno è stato specifico e si è concentrato su un’area di perforazione che non è esattamente una priorità per i perforatori. Le trivellazioni nell’Artico sono costose, l’esito è, come sempre, incerto e una pandemia non è sicuramente il momento migliore.

Tuttavia, non è detto che gli istituti finanziari abbiano abbandonato completamente petrolio e gas: rappresentano pur sempre delle aziende pragmatiche e in quanto tali è improbabile che voltino completamente le spalle agli idrocarburi. Alcuni potrebbero tuttavia ridurre al minimo la loro esposizione all’industria, alla ricerca di nuovi investimenti più verdi.