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Gas, perchè il MISE ha dichiarato lo stato di pre-allarme

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Il Ministero dello Sviluppo Economico ha dichiarato lo stato di pre-allarme per approvvigionamento gas, coerentemente a quanto è espresso nel Piano di emergenza 

 

La storia si ripete. L’arrivo del freddo fa accendere le caldaie degli italiani. Serve gas, e tanto. Ma l’Italia ne dispone davvero poco ed è costretta a dipendere dagli altri. L’approvvigionamento della risorsa, dunque, non è sempre certo.

Il Ministero dello Sviluppo Economico verificato che  “esistono informazioni concrete, serie ed affidabili secondo le quali può verificarsi un evento che potrebbe deteriorare significativamente la situazione dell’approvvigionamento e che potrebbe far scattare il livello di allarme o il livello di emergenza”, in base al Piano di emergenza gas, aggiornato lo scorso ottobre,  ha dichiarato per l’Italia lo stato di pre-allarme (chiamato “early warning”). Il piano prevede tre livelli progressivi di crisi: pre-allarme, allarme (“alert”) ed emergenza (“emergency”).

Lo stato di pre-allerta è dovuto al calo delle temperature, combinato con la riduzione della capacità di trasporto (dimezzata) del sistema Tenp-Transitgas,  a causa di lavori di riparazione e manutenzione. I dati dell’azienda italiana Snam indicano che, nella giornata del 5 dicembre, le immissioni di gas nella rete erano pari a 349 milioni di mc, il livello massimo dall’inizio dell’inverno. Alla domanda di gas, si è risposto con 100,2 mln mc provenienti da stoccaggi, 13,5 mln mc dal Gnl di Rovigo e 15,8 mln mc dalla produzione nazionale. Il volume restante è stato importato via tubo, soprattutto da Arnoldstein (115,3 mln mc) e Mazara del Vallo (66,7 mln mc). Da Passo Gries sono arrivati 23,1 mln mc, da Gela 12,7 mln mc.

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Lo stato di pre allerta, visto l’alta dipendenza da terzi,  non è nuova. Il Piano di emergenza, infatti, scattò anche nel dicembre 2014 e poi di nuovo all’inizio dell’anno attualmente in corso, ma in entrambi questi due casi si era giunti solo al secondo gradino nella scala di livello delle crisi.

L’Italia si contende con Malta, Lussemburgo, Cipro, Irlanda, Belgio e Lituania il primato di Paese europeo con la più elevata dipendenza energetica dall’estero.  I dati Snam ci dicono che per l’anno 2016 ha importato 65,06 miliardi di metri cubi di gas immesso in rete. Poca cosa, infatti, risultano essere i 5,57 miliardi di metri cubi di produzione domestica a fronte di una domanda del 2016, di 70,63 miliardi di metri cubi (in aumento di 3,38 miliardi di metri cubi rispetto al 2015, +5,0%). A fornire la materia prima al BelPaese sono Russia (28,26 miliardi di metri cubi ), il Nord Europa (6,7 miliardi di metri cubi), l’ Algeria (18,87 miliardi di metri cubi) e la Libia (4,81 miliardi di metri cubi).

 

 

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