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Opec: a novembre si decide sulla proroga ai tagli di produzione

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Opec: Il ministro del Petrolio degli Emirati Arabi, Suhail al-Mazroue, ha annunciato che saranno valutate anche “quote per i paesi finora esenti”.

Dopo l’accordo storico tra paesi Opec e paesi non Opec dello scorso anno, nel prossimo vertice previsto per novembre verranno valutate possibili estensioni dei tagli della produzione.

L’Opec non sembra aver raggiunto una posizione unanime, intanto il barile infatti ha registrato una quotazione di 55 dollari, livelli che non raggiungeva da luglio 2015 mentre sui mercati dei futures il Brent, in rialzo di oltre il 25% da giugno, ieri ha chiuso a 56,86 dollari al barile, il massimo da gennaio.

Riferendosi al vertice, Il ministro dell’energia degli Emirati, Suheil al-Mazrouei, ha dichiarato: “si discuterà se esiste la necessità di estendere gli accordi per i tagli alla produzione e per quanto tempo”.

“Al vertice Opec – ha continuato il ministro – si discuterà anche l’estensione ad altri produttori dei tagli all’output”. L’Intesa, già prorogata fino a marzo del 2018, ha visto i principali produttori mondiali di greggio Opec e non Opec impegnarsi a ridurre la loro produzione a fine 2016 di circa 1,8 milioni di barili al giorno per sei mesi.

Opec: da Vienna un nulla di fatto

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Nel corso del summit ministeriale tra pesi Opec e paesi non Opec, che si è svolto nei giorni scorsi a Vienna si è registrata anche la volontà di valutare l’andamento dell’export di greggio e non soltanto i livelli di produzione.

Rimangono sempre da chiarire le situazioni di Libia, Iran e Nigeria. Infatti è previsto che Libia e Nigeria siano esentate dall’aderire agli accordi di Vienna a seguito della delicata condizione geopolitica che stavano attraversando.

 

Opec: la posizione di Libia e Nigeria

Ad oggi, Libia e Nigeria, nonostante la forte ripresa della produzione, continuano a resistere alle pressioni per un ripristino delle quote
L’Iran a sua volta è stato autorizzato ad aumentare il proprio output da 2,89 a 3,8 milioni di barili al giorno, sempre per rilanciare l’economia affossata dalle sanzioni internazionali.