Scenari

La produzione petrolifera offshore mostra segnali di ripresa

IHS Markit prevede che la domanda di piattaforme mobili di perforazione offshore, che includono le piattaforme galleggianti jack-up, crescerà del 13 per cento fino al 2020

La produzione petrolifera offshore sta mostrando segni di ripresa con l’aumento dei prezzi del greggio e operazioni di trivellazione più efficienti, dando fiducia nella ripresa dei progetti in acque profonde bloccati durante la crisi petrolifera.

LA RIPRESA SI CONCENTRA IN SCANDINAVIA, AFRICA OCCIDENTALE, SUD-EST ASIATICO E AMERICA LATINA

La ripresa del settore offshore, che ha ritardato rispetto alla più ampia ripresa dell’industria, è concentrata in regioni come Scandinavia, Africa occidentale, Sud-Est asiatico e America Latina, dove nuove scoperte e costi di produzione più bassi hanno suscitato l’interesse delle aziende che cercano di realizzare profitti al di fuori dello shale, secondo una recente analisi della società di ricerca IHS Markit.

PER IHS MARKIT LA DOMANDA DI PIATTAFORME MOBILI DI PERFORAZIONE OFFSHORE CRESCERÀ DEL 13 PER CENTO FINO AL 2020

IHS Markit prevede che la domanda di piattaforme mobili di perforazione offshore, che includono le piattaforme galleggianti jack-up, crescerà del 13 per cento fino al 2020, grazie soprattutto alle attività in acque internazionali. L’azienda si aspetta una domanda media di 521 impianti nel 2020, rispetto ai 453 di quest’anno. Houston è da sempre il centro del settore della perforazione offshore a livello mondiale, dove aziende leader mondiali come Transocean, TechnipFMC e Diamond Offshore Drilling mantengono operazioni importanti e danno lavoro a migliaia di persone. Stavolta, tuttavia, la ripresa del settore nel Golfo del Messico è destinata a progredire più lentamente, dato che i produttori nazionali si stanno concentrando su bacini di shale più accessibili e a basso costo nel Texas occidentale piuttosto che in mare aperto. I progetti onshore richiedono, infatti, meno tempo e denaro di quelli sviluppati nelle acque oceaniche a migliaia di metri di profondità, il che li ha resi particolarmente attraenti per le compagnie petrolifere e del gas statunitensi sotto la pressione degli investitori per spendere meno e realizzare profitti più elevati.

C’È CHI GIÀ SCOMMETTE SULLA RIPRESA DELLE TRIVELLAZIONI OFFSHORE

Scommettendo su una ripresa del settore, Transocean ha deciso in settimana di acquistare per 2,7 miliardi di dollari la rivale Ocean Rig, confermandosi come il più grande appaltatore di perforazione offshore del mondo e ottenendo un punto d’appoggio maggiore in aree promettenti tra cui Brasile, Norvegia e Africa occidentale. Il CEO Jeremy Thigpen, parlando ad una conferenza sull’energia di Barclays, si è detto molto ottimista sulla ripresa del settore. Saipem snam

MARE DEL NORD AL TOP DELL’ATTIVITÀ MA ANCHE IL GOLFO DEL MESSICO STA DANDO SEGNALI DI VITA

Per Christian Brown, presidente della divisione petrolio e gas della società canadese di ingegneria e costruzione SNC Lavalin, è soprattutto il Mare del Nord che si è dimostrato particolarmente resistente, in particolare nelle acque al largo della Norvegia. E si aspetta che un’ulteriore slancio del settore si realizzi con l’aumento dei prezzi del petrolio. Anche il Golfo del Messico sta dando segni di vita, nonostante un netto calo dell’attività di perforazione rispetto agli anni in cui il petrolio raggiunse i 100 dollari al barile quattro anni fa. Ci sono solo 16 impianti di perforazione in funzione, secondo Baker Hughes, contro i 63 dell’estate 2014. Royal Dutch Shell, tuttavia, ha recentemente lanciato la sua piattaforma multimiliardaria Appomattox nella regione del Norphlet del Golfo. Si tratta del primo grande progetto in acque profonde dell’azienda dopo il crollo. All’inizio di quest’anno l’azienda si è unita a Chevron, BP e Total nell’annunciare scoperte in acque profonde nel Golfo. E anche le aziende più piccole, tra cui Talos Energy e Fieldwood Energy, si stanno espandendo nell’area.