Oltre a Trump, anche i magnati della Silicon Valley vogliono mettere le mani sulla Groenlandia per le terre rare. Ma l’isola è davvero un giacimento infinito a portata di mano?
Le Big Tech vogliono mettere le mani sulle terre rare della Groenlandia per vincere la sfida dell’IA. I magnati della Silicon Valley sanno che nella corsa all’Intelligenza Artificiale la Cina è in vantaggio, anche solo perché possiede almeno il 60% di minerali e metalli rari necessari per l’industria. La Groenlandia americana risistemerebbe gli equilibri. Tuttavia, da recenti studi emerge che le riserve nell’isola sono di quantità e qualità incerta e il costo dell’estrazione in condizioni climatiche estreme è sempre elevato. Allora perché Trump si sta focalizzando sull’isola?
LE TERRE RARE E LA KOBOLD METALS
La presenza nell’isola delle terre rare, utilissime per tutte le nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale agli smartphone, dall’industria eco-energetica alle armi di nuova generazione ha attirato ovviamente i vari magnati della Silicon Valley. Le Big Tech hanno investito diversi milioni di dollari nell’azienda mineraria KoBold metals che agisce sfruttando due piattaforme di intelligenza artificiale per individuare giacimenti sconosciuti. Come riporta Il Foglio, Marc Zuckerberg di Meta, Jeff Bezos di Amazon, Sam Altman di OpenAI, Marc Andreessen hanno puntato su questa azienda mineraria che ha il permesso di estrarre nichel, platino e cobalto.
AZIENDE CHE FINANZIANO I MAGA
Il ceo di KoBold era da tempo alla ricerca del “primo o secondo più significativo deposito di nichel e cobalto del mondo”. Già nel 2022 aveva spedito squadre di geofisici, geologi, piloti e meccanici in Groenlandia. Insieme a Critical Metals Corp, che ha un permesso minerario nell’isola artica, il loro piano è iniziare a scavare già nel 2026. L’investitore principale di Cmc è la società di servizi finanziari Cantor Fitzgerald, che fino a poco fa era guidata dall’attuale segretario al Commercio, Howard Lutnick, il re dei dazi. A comprarsi quote dell’azienda mineraria ci sono altre varie aziende che prima delle elezioni hanno aiutato le finanze di Trump. Peter Leidel ha donato 315 mila dollari a Trump e controlla una equity firm che ha alcune concessioni minerarie nel territorio.
DATA CENTER E TERRA DEI BITCOIN
La Groenlandia potrebbe diventare una repubblica libera del machine learning, dove sistemare tutti i voluminosi server. Infatti, nel Paese non esiste ancora una regolamentazione dell’IA. I crypto boys vorrebbero trasformarla nella terra dei Bitcoin, creando un sistema di scambio di monete elettroniche senza dover stravolgere un apparato preesistente. Non è un caso che il mondo crypto sia quasi per intero pro-Maga.
LE RICCHEZZE MINERARIE
Come riporta Repubblica, nel 2023 la Geological Survey of Denmark and Greenland, un centro del ministero dell’Ambiente di Copenaghen, ha pubblicato uno studio sulla ricchezza mineraria dell’isola artica. Diamanti, nickel, tungsteno, minerale di ferro. A Skaergaard, lungo la costa sud-occidentale, si trovano dell’oro e una quantità importante di minerali del gruppo del platino. Sono in un flusso di lava di milioni di anni fa rimasto bloccato fra rocce sotterranee. Eppure nessuna azienda locale o internazionale ha mai cercato di ottenere una licenza per estrarre quelle risorse. Perché? Probabilmente perché molti potenziali investitori dubitano che ne valga la pena.
QUANTITÀ E QUALITÀ INCERTA
Le quantità di oro al momento sembrano limitate e così quelle di zaffiro rosa, mentre i minerali di platino presentano un grado di purezza basso. Miniere di rame, grafite, zinco e piombo sono state aperte e poi richiuse, anche se parte delle risorse rimangono nel suolo. Le presenze di petrolio e gas naturale sui fondali artici restano del tutto ignorate, anche dai gruppi americani di Big Oil. La ragione è sempre la stessa: le riserve sono di quantità e qualità incerta e il costo dell’estrazione in condizioni climatiche estreme sempre elevato.
COSA C’È DIETRO L’INTERESSE DI TRUMP
Se Donald Trump sembra disposto a distruggere l’alleanza atlantica in nome della Groenlandia, non può dunque essere per un calcolo razionale sulle sue risorse, secondo il Foglio. Al tempo stesso, secondo il giornale non sembra credibile l’urgenza di rafforzare la sicurezza degli Stati Uniti dalle minacce sulle rotte artiche.


