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nave petroliera

Venezuela, gli USA sequestrano la quinta petroliera: blitz dei marines nei Caraibi contro la flotta ombra

La Olina trasportava greggio della PDVSA sotto la falsa bandiera di Timor Est; il Pentagono conferma che il blocco navale resta attivo in tutto il mondo.

Le autorità degli Stati Uniti hanno proceduto al sequestro della petroliera Olina nelle acque del Mar dei Caraibi, segnando la quinta operazione di questo genere nelle ultime settimane. L’azione, confermata da funzionari governativi e riportata dall’agenzia Reuters, si inserisce nel quadro di un sensibile inasprimento del blocco navale volto a strangolare le esportazioni di greggio sanzionato dal Venezuela. L’imbarcazione, identificata come parte della cosiddetta “flotta ombra”, è stata intercettata mentre tentava di fare ritorno verso le coste sudamericane con il carico ancora intatto, dopo aver fallito il tentativo di scaricare il petrolio a causa della sorveglianza statunitense.

BLITZ ALL’ALBA DALLA PORTAEREI GERALD R. FORD

L’operazione militare è scattata nelle prime ore del mattino ed è stata condotta con estrema rapidità dalla Joint Task Force Southern Spear. Secondo quanto comunicato dal Comando meridionale degli Stati Uniti attraverso i propri canali social, marines e marinai sono sbarcati sulla Olina direttamente dalla portaerei USS Gerald R. Ford, prendendo il controllo del ponte “senza incidenti”. Il Comando ha sottolineato il valore simbolico e operativo dell’intervento, dichiarando che “ancora una volta, questa mattina le nostre forze congiunte interagenzia hanno inviato un messaggio chiaro: non esiste un rifugio sicuro per i criminali”. L’azione rappresenta un segnale di forza diretto non solo a Caracas, ma a tutti gli attori internazionali che operano al di fuori delle regolamentazioni e delle assicurazioni marittime standard.

LA FALSA IDENTITÀ E IL TRACCIAMENTO DELLA NAVE

Sotto il profilo tecnico e amministrativo, la posizione della Olina è apparsa irregolare fin dai primi rilievi. Il database pubblico di navigazione Equasis ha rivelato che la petroliera batteva falsamente la bandiera di Timor Est. Precedentemente nota come Minerva M, la nave era già stata colpita da sanzioni statunitensi nel gennaio dello scorso anno proprio per il suo coinvolgimento nella flotta ombra. La società britannica di gestione dei rischi marittimi Vanguard ha fornito ulteriori dettagli sul tracciamento, evidenziando che il localizzatore AIS dell’unità era rimasto disattivato per circa 52 giorni, con l’ultima posizione registrata nella zona economica esclusiva venezuelana, a nord-est di Curaçao. Questo lungo silenzio radar è una pratica tipica delle navi che cercano di occultare i propri movimenti per trasportare carichi illeciti.

IL RITORNO DELLA FLOTTIGLIA NELLE ACQUE VENEZUELANE

La Olina faceva parte di una flottiglia di circa una dozzina di imbarcazioni che avevano lasciato i porti del Venezuela la scorsa settimana, subito dopo la cattura del presidente Nicolas Maduro avvenuta il 3 gennaio. Stando a quanto riferito da fonti industriali a conoscenza diretta della questione, molte di queste navi, cariche di petrolio di proprietà della compagnia statale PDVSA, stanno ora rientrando alla base non avendo trovato sbocchi commerciali sicuri. Se la M Sophia è stata sequestrata all’inizio della settimana, altre tre unità – la Skylyn, la Min Hang e la Merope – sono già rientrate nelle acque venezuelane nella giornata di giovedì. Altre sette petroliere della medesima spedizione sono attese tra venerdì e sabato. Al momento, la PDVSA non ha rilasciato commenti ufficiali sulla proprietà del carico o sul destino operativo della propria flotta.

LA STRATEGIA AMERICANA E IL RIGORE DEL PENTAGONO

Il contesto politico internazionale resta estremamente teso. Sebbene non sia ancora chiaro se Washington intenda procedere con ulteriori sequestri ai danni delle restanti navi della flottiglia, la linea del governo rimane inflessibile. Il Segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth, ha ribadito mercoledì che il blocco sul petrolio venezuelano sanzionato resta “pienamente in vigore ovunque nel mondo”. Questa strategia di pressione massima mira a impedire che le risorse energetiche del Paese sudamericano possano finanziare attori ostili o alimentare circuiti economici paralleli, consolidando l’autorità degli Stati Uniti nel controllo dei flussi energetici dell’emisfero occidentale. Ogni operazione di intercettazione viene presentata come un atto di ripristino della legalità internazionale contro pratiche di navigazione ritenute pericolose e prive di trasparenza.

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