Nonostante il rapido calo degli stoccaggi causato dalle temperature sotto lo zero, la Bundesnetzagentur rassicura: la combinazione tra flussi norvegesi, GNL e solidarietà europea garantisce la continuità.
L’ondata di freddo che sta interessando la Germania all’inizio del 2026 ha riportato al centro del dibattito pubblico un indicatore chiave della sicurezza energetica nazionale: il livello di riempimento degli stoccaggi di gas naturale. Con le temperature scese sotto le medie stagionali e i consumi in crescita, le riserve sotterranee si sono ridotte rapidamente. Secondo i dati della piattaforma europea di trasparenza AGSI+, il 15 gennaio 2026 erano pari al 43,58%, un valore sensibilmente inferiore a quello registrato negli ultimi inverni.
Un dato che ha scatenato sui media principali un dibattito viziato da allarmi che la Bundesnetzagentur e gli operatori stessi giudicano infondati. È opportuno dunque fare il punto su una situazione che, lontano da scenari di emergenza immediata, riaccende tuttavia l’attenzione sul funzionamento, sul ruolo strategico e sulle reali implicazioni di queste infrastrutture per il sistema energetico tedesco.
IL RUOLO STRATEGICO DEGLI STOCCAGGI
Gli stoccaggi di gas non rappresentano una fonte primaria di approvvigionamento quotidiano, ma svolgono una funzione di compensazione essenziale. Il gas utilizzato da famiglie e imprese arriva in larga parte direttamente attraverso la rete di gasdotti europei, con flussi continui che coprono il fabbisogno di base.
Le riserve entrano in gioco soprattutto in due circostanze: per fronteggiare eventuali interruzioni delle forniture e per sostenere i picchi di domanda nei periodi di freddo intenso. Durante le settimane invernali più rigide, fino al 60% del gas consumato in Germania può provenire dagli stoccaggi, integrando i flussi costanti delle importazioni. In questo senso, le riserve sotterranee funzionano come un grande sistema di accumulo energetico, indispensabile per mantenere la stabilità della rete e prevenire crisi di approvvigionamento.
LA SPINA DORSALE DELLA SICUREZZA DEL GAS
La percezione di una infrastruttura “astratta” è legata al fatto che gli stoccaggi di gas sono quasi interamente sotterranei. In Germania se ne contano 47, distribuiti in 33 località, realizzati in ex giacimenti di gas naturale esauriti o in caverne saline create artificialmente. La capacità complessiva raggiunge circa 24 miliardi di metri cubi, pari a un quarto del consumo annuo nazionale.
La loro distribuzione geografica riflette la conformazione geologica del territorio: circa il 75% degli impianti si concentra nel nord del paese, in particolare in Bassa Sassonia, mentre il 12% si trova nel sud, soprattutto in Baviera, e il restante 13% è localizzato nelle regioni centrali e orientali. Questa rete sotterranea costituisce la spina dorsale della sicurezza del gas, soprattutto nei mesi invernali.
NORME, OPERATORI E GRANDI IMPIANTI
Dopo l’inizio della guerra in Ucraina, il quadro normativo in Germania è stato rafforzato con l’introduzione di obblighi di riempimento progressivi: il 75% entro il 1° settembre, l’85% entro il 1° ottobre e il 95% entro il 1° novembre. In precedenza, la gestione delle riserve era affidata esclusivamente alle dinamiche di mercato, una prassi che aveva contribuito a causare livelli particolarmente bassi nell’inverno 2021/2022.
Tra i principali siti spicca Rehden, in Bassa Sassonia, il più grande del paese con una capacità utile di circa 3,9 miliardi di metri cubi, affiancato dall’impianto di Etzel, anch’esso di dimensioni simili. Nel sud, il deposito di Bierwang rappresenta il fulcro dell’approvvigionamento bavarese, mentre Katharina, in Sassonia-Anhalt, e Wolfersberg, vicino a Monaco, completano la rete dei grandi impianti. La gestione è concentrata soprattutto in capo a Uniper Energy Storage e a SEFE (Securing Energy for Europe) ex Gazprom Germania, entrambe società oggi a controllo pubblico, affiancate da operatori privati e fornitori regionali.
PERCHÉ GLI ATTUALI LIVELLI NON PREOCCUPANO
A metà gennaio 2026, secondo i dati delle piattaforme europee di monitoraggio e dell’autorità di regolazione tedesca, il grado di riempimento si colloca intorno al 43%, contro valori prossimi superiori al 70% registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta di livelli bassi nel confronto storico recente, paragonabili a quelli osservati durante la crisi energetica del 2021/2022. Ma anche ipotizzando un prolungamento del freddo intenso fino a metà febbraio, come d’altronde previsto dai meteorologi, con un calo medio dell’1% al giorno, le riserve scenderebbero verso il 20–25%, un valore già sperimentato in passato senza determinare interruzioni generalizzate.
Il contesto attuale è infatti caratterizzato da una maggiore diversificazione delle fonti: la Norvegia copre circa il 45% delle importazioni, affiancata da forniture via gasdotto da paesi confinanti e da volumi di gas naturale liquefatto che arrivano nei porti tedeschi. A ciò si aggiunge una rete europea fortemente interconnessa e un sistema di accordi di solidarietà che prevede assistenza reciproca tra Stati in caso di tensioni sull’approvvigionamento dei consumatori prioritari. In questo quadro, anche con livelli di stoccaggio inferiori alla media, la continuità del servizio rimane assicurata, confermando il ruolo degli stoccaggi come strumento di stabilizzazione piuttosto che come indicatore di crisi imminente.

