Secondo Carlo Lottieri dell’Istituto Bruno Leoni, “la controversia sulle terre rare in Groenlandia ci mostra quanto l’epoca contemporanea sia dominata da logiche neomercantilistiche, caratterizzate da un costante intreccio tra politica e affari, dove sono le ragioni del potere a prevalere su ogni altra considerazione e interesse”
L’interesse di Donald Trump sulla Groenlandia, una “semi-colonia europea” (danese) è dettato da ragioni strategiche e militari, ma molti evidenziano come quell’immensa distesa attragga proprio per la presenza di terre rare. E, Come scrive Carlo Lottieri sul sito dell’Istituto Bruno Leoni, è interessante rilevare che per provare a uscire dell’impasse politica, che tra l’altro moltiplica gli attriti tra Usa ed Europa, qualche esponente dell’amministrazione Usa abbia pure immaginato che Washington “compri” quanto le serve, com’era avvenuto in passato con la Louisiana o l’Alaska.
Di chi sono però oggi i territori immensi di questa isola ghiacciata, che in parte si estende fin dentro lo stesso Polo Nord? Una recente decisione delle istituzioni groenlandesi ha attribuito l’intero territorio della Groenlandia alla popolazione: un altro modo per dire, a ben guardare, che le decisioni saranno assunte dal ceto politico.
IL GOVERNO AUTONOMO DELLA GROENLANDIA
In altri termini, non esistono proprietari privati di questa o quella landa. Ne discende che l’unico interlocutore è il governo del territorio autonomo, che poggia su un parlamentino eletto da 28 mila votanti. Il caso specifico della Groenlandia non è affatto isolato, perché un po’ ovunque abbiamo classi politiche che hanno “demanializzato” tutto.
Il risultato è che non vi sono centinaia di migliaia di proprietari che si vedono domandare i diritti di sfruttamento, né migliaia di imprese impegnate nell’estrazione e nella raffinazione di tali elementi. L’intero gioco, a ben guardare, è nelle mani di un piccolissimo gruppo di statisti. Non si tratta solo e in primo luogo di un problema quantitativo, perché quella che viene ad essere alterata è la logica di fondo, dal momento che si assiste al declino delle dinamiche economiche e al trionfo di quelle politiche.
LE LOGICHE NEOMERCANTILISTICHE
La controversia sulle terre rare, allora, serve soprattutto a illustrare un dato storico ben preciso: essa ci mostra quanto l’epoca contemporanea sia dominata da logiche neomercantilistiche, caratterizzate da un costante intreccio tra politica e affari, dove sono le ragioni del potere a prevalere su ogni altra considerazione e interesse.
Va anche sottolineato che in larga misura lo stesso peso crescente delle terre rare entro l’economia attuale è stato dettato dalla politica: basti pensare alla cosiddetta “transizione verde”: se le politiche globali, nazionali e locali non avessero promosso in tutti i modi possibili l’adozione di auto elettriche, la domanda di terre rare non sarebbe tanto aumentata.
IL RUOLO DELLA CINA SULLE TERRE RARE
Va infine ricordata una cruciale questione geopolitica: la maggior parte dei giacimenti attuali sono in Cina. È possibile che ulteriori ricerche portino alla luce nuove aree ricche di tali elementi, ma questa è la realtà di oggi. Senza dimenticare che l’estrazione e la raffinazione di tali materiali comporta serie questioni ambientali, che rendono assai più semplici ed economici tali attività dove il regime è autoritario.
Il primato cinese in questo ambito ci dice quanto la diatriba sulle terre rare vada letta come un capitolo, e uno dei più importanti, del conflitto tra Usa e Cina per l’egemonia globale, con ogni altro soggetto ai margini e sullo sfondo. Ancora una volta, molta politica e ben poca economia.
L’EUROPA ACCELERA LA SPINTA EUROPEA VERSO L’INDIPENDENZA ENERGETICA
Secondo alcuni funzionari, le minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulla Groenlandia hanno accelerato la spinta dell’Europa verso l’indipendenza energetica, mentre i ministri europei e britannici ieri hanno concordato di costruire una vasta rete eolica offshore nel Mare del Nord.
Il commissario europeo Ue per l’Energia, Dan Jorgensen, ha dichiarato che il continente “non vuole scambiare una dipendenza con una nuova”, mentre cerca di allontanarsi dal gas russo ma diventa sempre più dipendente dal carburante trasportato dagli Stati Uniti.
Jorgensen ha rilasciato queste dichiarazioni mentre 9 Paesi con interessi nel Mare del Nord, tra cui Regno Unito, Norvegia, Germania e Olanda, hanno dichiarato in un vertice ad Amburgo di puntare a sostenere un aumento costante di 15 GW di energia eolica offshore all’anno tra il 2031 e il 2040. L’UE intende raggiungere un obiettivo di circa 300 GW entro il 2050, rispetto ai circa 37 GW attuali.
IL DIVIETO UE SULLE IMPORTAZIONI DI GAS RUSSO
Oggi i Paesi Ue hanno anche dato il via libera definitivo al divieto totale sulle importazioni di gas russo entro il 2027. Alla domanda se la Groenlandia fosse parte delle discussioni e quale segnale i funzionari volessero inviare agli Stati Uniti, Jorgensen ha risposto che “non siamo contrari al commercio con gli Stati Uniti, al contrario, ma siamo ovviamente consapevoli – e questo vale per tutti i Paesi, non solo per gli Stati Uniti – che non miriamo a sostituire una dipendenza con una nuova dipendenza. Vogliamo produrre la nostra energia, e la nostra strategia per il futuro è quella di liberarci dal gas”.
I commenti evidenziano la difficile posizione dell’Europa, dopo che le minacce di Trump di impadronirsi della Groenlandia hanno messo le relazioni transatlantiche sotto la massima tensione da decenni. In un discorso a Davos della scorsa settimana, Trump ha fatto marcia indietro sulla sua minaccia di acquisire la Groenlandia dalla Danimarca con la forza militare e ha promosso un futuro accordo sul territorio.
LE STRATEGIE DEI PAESI UE SULL’EOLICO OFFSHORE
I governi europei e del Regno Unito considerano le energie rinnovabili una fonte di energia più sicura per il continente, povero di gas. Le misure delineate dai ministri europei per promuovere l’eolico offshore mirano anche a risollevare le sorti del settore, dopo alcuni anni difficili dovuti all’aumento dei costi e ai ritardi nell’accesso alla rete elettrica.
L’associazione commerciale WindEurope ha affermato che sempre più Paesi europei si stanno orientando verso l’offerta di garanzie di fatturato agli sviluppatori di energia eolica offshore come standard, dopo che Danimarca e Germania hanno tenuto delle aste senza sovvenzioni che non sono riuscite ad attrarre alcuna offerta.
In base ai contratti finanziati dai contribuenti, gli sviluppatori di energia eolica ricevono la differenza tra il prezzo all’ingrosso prevalente dell’elettricità e un prezzo garantito, se il primo è inferiore; se è superiore, gli sviluppatori devono rimborsare la differenza. In cambio del maggiore impegno politico, il settore afferma che ridurrà i costi del 30% entro il 2040 rispetto ai livelli del 2025, pari a circa 95 euro per megawattora.

