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Via libera della Ue al prestito ponte da 390 milioni per l’ex Ilva. I tecnici Flacks visitano il polo

La Commissione Ue da il via libera al prestito ponte per l’ex Ilva. La disponibilità arriva a un massimo di 390 milioni. Il finanziamento servirà a coprire i costi operativi dell’impresa, tra cui pagamento di fornitori e salari

La Commissione Ue dà semaforo verde al prestito ponte per l’ex Ilva con una disponibilità che arriva a un massimo di 390 milioni se necessari e qualora servissero prima di chiudere la vendita dell’azienda. Come riporta Il Sole 24 Ore il plafond é stato ampliato rispetto al decreto, che ha assegnato all’ex Ilva 149 milioni “nuovi” e confermato i 108 rimasti da un precedente stanziamento di 200 per un totale di 257. La misura servirà a garantire la continuità operativa del produttore siderurgico integrato italiano, fino al trasferimento delle attività al nuovo operatore. Il finanziamento, di durata massima sei mesi, servirà a coprire i costi operativi dell’impresa, tra cui pagamento di fornitori e salari. Al termine del periodo, l’Italia dovrà presentare a Bruxelles un piano di ristrutturazione o di liquidazione oppure dimostrare il rimborso del prestito.

EVITARE IL DISAGIO SOCIALE

La Commissione ha rilevato che: “Il prestito di salvataggio ad Acciaierie d’Italia evita situazioni di disagio sociale, in particolare in Puglia, una regione in cui il livello di disoccupazione è costantemente superiore alla media Ue”. Tale situazione sarebbe gravemente aggravata dalla cessazione delle attività dell’ex Ilva, con conseguenze negative per la filiera industriale e per l’economia della regione. Anche per questo, la Commissione ritiene che l’intervento sia proporzionato.

RIPARTE L’ALTOFORNO 2

Ieri a Taranto, intanto, l’azienda ha ufficializzato la ripartenza dell’altoforno 2 dopo due anni di inattività, con fasi di settaggio dell’impianto. Attività che dureranno circa 7-10 giorni. Una volta terminate, si proseguirà con il caricamento dell’altoforno e il suo avviamento previsto per il 20 febbraio. Una volta stabilizzata la sua marcia sarà fermato il 4 per lavori di manutenzione che dureranno fino a fine aprile. Rimane l’incognita dell’altoforno 1.

DISSEQUESTO DELL’ALTOFORNO 1

L’altoforno 1 ai primi di maggio è stato sequestrato senza facoltà d’uso a causa di un incendio poi era stato riattivato a metà ottobre 2024. Ieri al Tribunale di Taranto si è svolta l’udienza per discutere dell’istanza di dissequestro presentata da Acciaierie d’Italia. Sono intervenuti il pm Mariano Buccoliero e l’avvocato Angelo Loreto per l’amministrazione straordinaria di AdI. Quest’ultimo ha chiesto il dissequestro dell’impianto, mentre il pm Buccoliero la sua conferma. Il verdetto del gip è atteso nei prossimi giorni.

LA VISITA DI FLACKS IN FABBRICA

Sempre ieri è stata effettuata la seconda visita in fabbrica di una delegazione tecnica di Flacks Group, un ritorno dopo la tappa di novembre. I consulenti del colosso hanno verificato lo stato degli impianti dopo aver visitato gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure. Sono stati accolti da uno dei commissari di Acciaierie d’Italia, Giancarlo Quaranta e dal direttore generale della società, Maurizio Saitta. Mentre i sindacati, attraverso Rocco Palombella della Uilm e Lori Scarpa della Fiom Cgil, hanno ribadito le loro critiche severe a Flacks: “le sue dichiarazioni rischiano di farci passare dalla drammaticità all’essere ridicoli” e “di Flacks non ci interessa neanche discuterne”. Hanno poi rinnovato la richiesta di un incontro con il Governo.

PROCESSO “AMBIENTE SVENDUTO”

E’ ripartito anche il processo “Ambiente svenduto”. Il gup di Potenza Francesco Valente ha rinviato a giudizio 21 imputati (18 persone fisiche e tre società) coinvolti nel processo sul presunto disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dal polo siderurgico durante la gestione della famiglia Riva. La prima udienza è stata fissata per il 21 aprile prossimo. Ci sono anche Nicola e Fabio Riva, ex proprietari dell’Ilva, l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso e l’ex governatore pugliese Nichi Vendola. Tra le imputazioni più pesanti c’è quella di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari e all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro.

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