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Cessione Italiana Petroli Socar

Cessione di Italiana Petroli a Socar: il Governo schiera il Golden Power a tutela della sicurezza energetica

La sottosegretaria Bergamotto conferma il massimo rigore nell’analisi dell’acquisizione azera per proteggere asset strategici e ambiente. Nessun rischio per l’occupazione, mentre si attivano controlli stringenti sulla tracciabilità del greggio contro le elusioni alle sanzioni russe.

Il futuro della rete distributiva e delle infrastrutture di raffinazione italiane finisce sotto la lente d’ingrandimento dell’esecutivo. La cessione della quasi totalità delle quote di Italiana Petroli (IP), attualmente nelle mani della famiglia Brachetti Peretti tramite il Gruppo API, alla State Oil Company of Azerbaijan Republic (SOCAR), ha innescato un approfondito monitoraggio istituzionale. Al centro della partita non ci sono solo 4.500 stazioni di servizio e due raffinerie vitali, ma l’intero equilibrio della sicurezza energetica nazionale. Il Governo ha chiarito che l’operazione sarà subordinata al rispetto delle procedure previste dalla normativa sul “Golden Power”, garantendo che ogni passaggio avvenga sotto la stretta sorveglianza delle autorità competenti.

È quanto precisato dalla sottosegretaria di Stato per le imprese e il made in Italy, Fausta Bergamotto, in risposta a un’interrogazione parlamentare in Senato che sollevava dubbi sulla stabilità dell’operazione. L’esponente del Mimit ha evidenziato, in particolare, una volontà ferma “nel tutelare l’interesse nazionale, l’ambiente e la continuità operativa” di una filiera che impiega migliaia di persone.

LA VIGILANZA SUGLI ASSET STRATEGICI E IL GOLDEN POWER

Il passaggio di proprietà di Italiana Petroli, siglato nel settembre 2025 e che dovrebbe perfezionarsi entro il primo trimestre del 2026, coinvolge il 99,82 per cento delle quote societarie. L’operazione include asset pesanti come la raffineria di Falconara Marittima, in provincia di Ancona, e quella di San Martino di Trecate, nel novarese, oltre a un vasto sistema logistico e di stoccaggio.

Secondo le precisazioni fornite dalla sottosegretaria Bergamotto, l’attenzione del Governo è stata alta fin dalle prime battute: il Vice Ministro delle Imprese aveva già richiamato, lo scorso novembre, la necessità di valutare l’operazione attraverso lo scudo del Golden Power, dato il valore strategico di queste infrastrutture per il sistema Paese. Al momento, “non si registrano modifiche operative né gestionali” ma “resta tuttavia ferma l’intenzione del Governo di garantire la continuità produttive delle raffinerie di Falconara Marittima e di San Martino di Trecate, la piena sicurezza degli impianti, il rispetto delle prescrizioni ambientali e la salvaguardia della filiera nazionale dei carburanti”.

MONITORAGGIO AMBIENTALE E RIESAME TECNICO A FALCONARA

Un capitolo delicato riguarda la situazione ambientale della raffineria di Falconara, sito che dal 2006 è classificato come di Interesse Nazionale (SIN). Bergamotto ha ricordato come il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica stia seguendo con estrema puntualità l’evoluzione dei progetti di messa in sicurezza. A seguito di segnalazioni provenienti dall’Autorità giudiziaria su precedenti incidenti, è stato avviato un procedimento di riesame che ha imposto misure di emergenza. In questo momento è in corso una complessa istruttoria tecnica che vede il coinvolgimento diretto di enti scientifici di primo piano come l’Ispra, l’ARPA, l’Istituto Superiore di Sanità e l’Inail. L’obiettivo del Governo rimane la salvaguardia del territorio marchigiano e l’applicazione rigorosa delle prescrizioni ambientali, un tema che i consiglieri regionali e la Giunta delle Marche hanno già portato all’attenzione delle autorità centrali.

SALVAGUARDIA DELL’OCCUPAZIONE E DELL’INDOTTO NAZIONALE

La dimensione sociale dell’accordo API-Socar è imponente: IP conta oggi circa 1.600 dipendenti diretti, con oltre 300 addetti fissi a Falconara e un numero simile a Trecate, dove la capacità di raffinazione tocca i 6 milioni di tonnellate annue. Tuttavia, è l’indotto a generare le preoccupazioni maggiori, con circa 16.600 lavoratori impegnati nella rete distributiva. Su questo fronte, la risposta governativa punta alla rassicurazione: la continuità produttiva e la salvaguardia occupazionale sono considerate priorità inscindibili dal perfezionamento dell’acquisizione. La raffineria di Trecate, in particolare, resta classificata come impianto ad alto rischio di incidente rilevante sotto la direttiva “Seveso III”, fattore che impone alla futura proprietà standard di efficienza e investimenti che il Ministero intende verificare con estremo rigore.

IL NODO DELLE SANZIONI E L’ORIGINE DEL PETROLIO

Uno dei temi più caldi sollevati anche in sede di Parlamento Europeo riguarda il possibile coinvolgimento di SOCAR nell’esportazione di idrocarburi russi, eludendo i divieti internazionali. Sulla questione, la sottosegretaria Bergamotto ha fornito un quadro normativo molto chiaro. Sebbene l’importazione di prodotti petroliferi dall’Azerbaigian sia libera da divieti, il regolamento UE 833/2014 proibisce tassativamente l’acquisto di petrolio originario della Russia o esportato da essa, anche se raffinato in Paesi terzi. “Gli operatori economici sono tenuti a dare evidenza dell’origine del greggio utilizzato”, ha spiegato Bergamotto, aggiungendo che esiste una presunzione favorevole solo per quegli Stati che risultavano esportatori netti di petrolio nell’anno precedente. Il Governo italiano, dunque, vigilerà affinché Socar dimostri in modo inoppugnabile l’origine del greggio lavorato nelle raffinerie italiane, impedendo che l’acquisizione di IP diventi una porta di servizio per i prodotti energetici di Mosca.

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