Il blocco dello Stretto di Hormuz minaccia di trascinare l’UE in una recessione energetica. Con il Brent verso i 120 dollari, Roma e Bruxelles guardano con ansia al “budello” dove transita un terzo del gas mondiale. Ecco perché
“Lo Stretto di Hormuz è chiuso”. Quattro parole trasmesse dalle motovedette dei Pasdaran che hanno gelato le cancellerie europee. Il blocco del passaggio marittimo più strategico del pianeta, è diventato realtà il 28 febbraio 2026. La missione UE Aspides è in stato di massima allerta, ma il rischio che il passaggio marittimo si trasformi in un cimitero di navi cisterna è altissimo. Quali effetti potrebbe avere sull’Italia e sull’Ue?
LO SPETTRO DEI 120 DOLLARI AL BARILE DI PETROLIO
Le conseguenze per l’Unione Europea, e per l’Italia in particolare, rischiano di essere devastanti. Da Hormuz transitano 20 milioni di barili di greggio al giorno e, soprattutto, un terzo del Gas Naturale Liquefatto (GNL) mondiale. Se il blocco dovesse persistere, gli analisti di JP Morgan prevedono un’impennata del Brent fino a 120 dollari al barile. Per un Paese come l’Italia, questo rischia di tradursi in un immediato aumento dei costi di produzione, un’inflazione galoppante alla pompa di benzina e un aumento delle bollette energetiche, proprio mentre si cercava faticosamente di uscire dalla dipendenza russa.
I RISCHI PER L’ITALIA
Roma guarda con preoccupazione al petrolio ma anche al gas del Qatar, colpito da missili iraniani in risposta all’attacco di Usa e Israele. La ragione è che l’emirato spedisce quasi tutto il suo GNL attraverso Hormuz. Senza quel gas, i rigassificatori italiani resterebbero senza una quota fondamentale del mix energetico nazionale. L’Europa non ha “tubi” di salvataggio immediati per sostituire i volumi del Golfo, al contrario di Arabia Saudita e Emirati Arabi, che possono aggirare il blocco con oleodotti alternativi verso il Mar Rosso.
Kaja Kallas, Alta Rappresentante UE, ha ribadito la volontà di mantenere aperto il corridoio, ma la realtà è che il “Sansone” iraniano sembra pronto a far crollare il tempio dell’economia globale pur di non soccombere all’attacco americano. Se la guerra dovesse prolungarsi, l’Ue rischia di trovarsi di fronte a una scelta: intervenire militarmente per liberare lo stretto o prepararsi a una recessione che potrebbe segnare il prossimo decennio.

