Argentina, Indonesia e Venezuela al centro della crescita, mentre Plenitude ed Enilive diventano pilastri della transizione energetica del gruppo. Tutti i numeri del piano Eni 2026-2030
Record di progetti Exploration & Production (E&P) con 11 miliardi di boe, deconsolidamento di Plenitude, cash flow from operation a circa 17 miliardi nel 2030, free cash flow del 70% dell’attuale capitalizzazione di mercato dal 2026 al 2030 e closing della joint venture con Petronas a un passo. La nota negativa è il rinvio del pareggio di bilancio di Versalis al 2027. Sono le principali novità del Piano 2026-2030 di Eni, presentate nel corso di Eni Capital Markets Update 2026-2030.
I NUMERI DEL PIANO ENI 2026-2030
L’ad Claudio Descalzi assicura che al 2030 Eni avrà una generazione di cassa significativamente maggiore, spinta dalla crescita dei business principali, dalla continua riduzione dei costi
e dai miglioramenti delle performance negli altri business. Il Cash Flow From Operation (CFFO) di Eni è previsto a circa 17 miliardi di € nel 2030. Invece, per l’intero arco del Piano (2026-2030), il CFFO complessivo stimato è di circa 71 miliardi di € (basato su uno scenario di 70 $ al barile). Il tasso di crescita medio annuo CFFO per azione (CAGR) previsto è del 14%. Eni stima un free Cash Flow (FCF) superiore a 40 miliardi di € nel periodo 2026-2030 (oltre 45 miliardi includendo le operazioni di portafoglio), pari a circa il 70% dell’attuale capitalizzazione di mercato di Eni. Il tasso di indebitamento (gearing) è previsto in un intervallo tra il 10% e il 15%, ai minimi storici. Valore che a fine 2025 ha raggiunto il 14%. Per quanto riguarda il ROACE, si stima una percentuale del 13% nel 2030. Il payout complessivo per gli azionisti è aumentato al 35-45% del CFFO. Il dividendo proposto per il 2026 è di 1,10 € per azione, con un incremento del 5% rispetto all’anno precedente. Il programma di riacquisto di azioni proprie è inizialmente fissato a 1,5 miliardi di euro. Con un valore del Brent fino a 90 $/bbl: il 60% del cash flow incrementale sarà destinato a ulteriore buyback. Con Brent oltre 90 $/bbl (o incrementi del 50% su gas/margini raffinazione), il 100% del cash flow addizionale sarà distribuito come dividendo straordinario.
Nell’arco del Piano Eni prevede investimenti inferiori a 6 miliardi di € per anno (circa 2 miliardi in meno rispetto al piano precedente), pari a 5 miliardi di euro netti annui. Un calo dovuto a efficienza e focalizzazione, oltre al deconsolidamento di alcune attività. Quest’anno gli investimenti netti annui sono stimati in circa 7 miliardi di € (-18% rispetto al 2025), che corrispondono a circa 5 miliardi includendo le operazioni di portafoglio. “Grazie a una disciplinata allocazione del capitale, prevediamo di generare un free cash flow nell’arco del piano pari a circa il 70 % della nostra attuale capitalizzazione di mercato e un livello di indebitamento finanziario basso, con un gearing nell’intervallo tra il 10-15%, sui minimi livelli storici. Questo ci permette di rafforzare la distribuzione agli azionisti con un payout complessivo tra il 35-45% del CFFO, con l’impegno a condividere l’upside con i nostri azionisti”, ha detto l’ad, sottolineando che “nel settore E&P abbiamo costruito il portafoglio più forte nella storia di Eni, in gran parte per via organica e grazie a una performance esplorativa e di esecuzione dei progetti da leader del settore”.
Guardando al presente, Descalzi non si dice particolarmente preoccupato del blocco dello Stretto di Hormuz. “L’impatto della crisi nello Stretto di Hormuz non è così grande. Sottolineo che non abbiamo nessun cargo bloccato”, ha detto l’ad.
BOOM DI ESPLORAZIONI
Dal 2014 ad oggi Eni ha scoperto oltre 11 miliardi di barili di olio equivalente (boe). Solo nel 2025 sono stati scoperti 900 milioni di boe. Eni stima una crescita nella produzione reported del 3-4% annuo fino al 2030. Dal 2013 il modello Dual Exploration ha generato oltre 13 miliardi di $. Per quanto riguarda il settore GGP (Gas & Power), Eni prevede un EBIT pro-forma di circa 1 miliardo di € all’anno.
IL TESORO PER GAS E PETROLIO: ARGENTINA, INDONESIA E VENEZUELA
Venezuela, Argentina e Indonesia rappresentano un importante serbatoio di gas e petrolio. Claudio Descalzi ha rimarcato il potenziale di Vaca Muerta. “Abbiamo interessanti prospettive dal punto di vista delle scoperte. Ci aspettiamo di consegnare LNG a costi molto competitivi grazie a Vaca Muerta”, ha detto l’ad. Quest’anno è anche prevista l’approvazione di un progetto di GNL in partnership con YPF e XRG. Complessivamente, stando al portafoglio progetti attuale, Eni stima una produzione attesa di 850 mila boe al giorno nel 2030.
Guido Brusco, Chief Operating Officer Global Natural Resources e Direttore Generale di Eni, ha sottolineato che “il contratto siglato in Venezuela include anche l’esportazione di una parte consistenze di questo gas, c’è un potenziale molto grande. Lo stesso vale per il petrolio, c’è possibilità di aumentare le attività in Venezuela. Siamo positivi, presto arriveranno nuove notizie.”.
“Prevediamo che la nostra produzione di LNG crescerà dell’11%. Prevediamo che la produzione di gas in Argentina andrà molto oltre il 2030”, ha detto Guido Brusco, Chief Operating Officer Global Natural Resources e Direttore Generale di Eni.
VERSALIS RITARDA IL PAREGGIO DI BILANCIO
La cattiva notizia riguarda Versalis, società di Eni attiva nella chimica: l’obiettivo di pareggio di bilancio è rimandato al 2027.
“Il business della chimica ha registrato problemi, come un calo della domanda per alcuni stock. Vogliamo mitigare la situazione, per questa ragione metteremo in campo misure aggiuntive, ci aspettiamo un breakeven rimandato di un anno”, ha detto Adriano Alfani, ad di Versalis, nel corso di Eni Capital Markets Update.
ENILIVE E PLENITUDE SEMPRE PIU’ CENTRALI
Le società satellite saranno sempre più centrali nel business di Eni nei prossimi anni. Questa mattina Eni ha annuncia il deconsolidamento di Plenitude tramite un riassetto partecipativo che porta la quota sociale detenuta fino a circa il 65%. L’operazione è basata su un aumento di capitale pari a circa 1,5 miliardi di euro. Un miliardo di euro sarà sottoscritto da Ares, sulla base di un Equity Value al 100% di Plenitude pre-money pari a 10,75 miliardi di euro. Eni manterrà su Plenitude presidi di direzione e coordinamento compatibili con il nuovo accordo di controllo congiunto con Ares.
Plenitude ed Enilive complessivamente hanno un valore d’impresa che supera i 23 miliardi di €. Per Plenitude Eni prevede un aumento non proporzionale di 1,5 miliardi di € per sostenerne la crescita e il deconsolidamento. La capacità rinnovabile è cresciuta fino a 5,8 GW a fine 2025. L’obiettivo è raggiungere 15 GW al 2030. L’EBTDA, invece, ha toccato 3 miliardi di € nel 2026 e dovrebbe attestarsi oltre i 2,5 miliardi di euro nel 2030. Per quanto riguarda Enilive, invece, la capacità di produzione di biocarburanti ha raggiunto 1,65 milioni di tonnellate a fine 2025. L’obiettivo che si prefissa la società satellite è 5 milioni di tonnellate al 2030. La produzione di Saf, invece, dovrebbe raggiungere le 2 milioni di tonnellate. Lo stesso EBITDA, pari a 1,1 miliardi di € nel 2026, si stima che triplicherà a 3 miliardi di € nel 2030, con un ROACE superiore al 15%.
“Il modello satellitare continua a pagare, per questa ragione abbiamo aumentato il nostro livello di partecipazione in queste aziende. Enilive sta lavorando a significativi progetti per triplicare la capacità al 2030. Abbiamo in progetto 850 kboed di nuova produzione al 2030. Progetti con un time-to market di 4,4 anni, 1,5 anni più rapidi della media”, ha detto Claudio Descalzi, ad di Eni, aggiungendo che “insieme Enilive e Plenitude al 2030 generanno un EBITDA di 23 miliardi. Al 2030 ci aspettiamo una crescita della capacità rinnovabile di Plenitude di 2,5 volte rispetto al 2025, con un focus su Unione Europea e Stati Uniti”.
“Ci aspettiamo un contributo sempre maggiore nei prossimi anni dalle società satelliti. Dalla seconda metà dell’anno vedremo gli effetti positivi dell’operazione su Plenitude. Complessivamente siamo felici del portafoglio e della diversificazione”, ha detto Francesco Gattei, Chief Transition & Financial Officer di Eni, nel corso della presentazione dei risultati dell’esercizio e del quarto trimestre 2025 del gruppo.


