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Ucraina

L’inverno di fuoco dell’Ucraina: Mosca lancia la nuova guerra totale alla rete energetica

Un rapporto svela il salto di qualità tattico dei raid russi: sciami fino a 800 droni al giorno per saturare la difesa e attacchi senza precedenti per paralizzare la produzione di gas.

Un inverno scandito da sciami di droni e raffiche di missili sta mettendo sotto pressione l’ossatura energetica dell’Ucraina. Dallo scorso autunno 2025 e per tutti i mesi invernali, ondate di attacchi russi hanno colpito centrali elettriche, impianti del gas e nodi di trasmissione in tutto il Paese, con picchi di oltre 800 velivoli senza pilota impiegati in una sola giornata e decine di missili da crociera lanciati in azioni coordinate. È il bilancio di fuoco che emerge dall’ultima analisi sugli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine pubblicata nel rapporto Ukraine-Analysen, serie dedicata all’Europa centro-orientale prodotta da un consorzio di istituzioni accademiche e centri di ricerca tedeschi e coordinata dalla Forschungsstelle Osteuropa presso l’Università di Brema.

L’autore dello studio è Konrad Muzyka, analista indipendente polacco specializzato in difesa e intelligence, direttore di Rochan Consulting e osservatore delle forze armate russe e bielorusse, con particolare attenzione ai movimenti operativi e alla logistica militare. Secondo il rapporto, la campagna russa nell’inverno 2025/2026 segna un salto di qualità per intensità, selezione degli obiettivi e integrazione degli strumenti impiegati.

ATTACCHI MIRATI AI NODI DELLA RETE

Dalla fine dell’estate 2025, le offensive aeree si sono concentrate sulle regioni di confine e sulle principali città prossime alla linea del fronte. Le aree di Chernihiv, Sumy, Kharkiv, Poltava, Dnipropetrovsk, Zaporizhzhia, Cherson e Mykolaiv risultano tra le più esposte. Secondo gli analisti tedeschi, non si tratta di scelte casuali: queste zone ospitano sottostazioni ad alta tensione, snodi di trasmissione est-ovest e infrastrutture decisive per l’equilibrio del sistema elettrico e del gas.

La disponibilità su larga scala dei droni Geran, derivati dai modelli iraniani Shahed, consente di saturare la difesa aerea e colpire simultaneamente numerosi obiettivi di media entità ma cruciali dal punto di vista operativo, come trasformatori tra 110 e 330 kV, centri di smistamento e stazioni di compressione. L’effetto, evidenzia l’analisi, è la possibilità di generare guasti a catena, isolare intere aree urbane e costringere Kiev a disperdere squadre di riparazione e sistemi di difesa su un fronte molto ampio.

PRESSIONE SU PRODUZIONE E GAS

Parallelamente, la campagna si è concentrata sugli impianti di generazione elettrica flessibile – centrali termoelettriche, a gas e idroelettriche – che garantiscono il bilanciamento della rete nei picchi di domanda. A differenza del nucleare, che assicura carico di base, queste strutture permettono rapide variazioni di potenza. Secondo il rapporto, attacchi ripetuti lungo il bacino del Dnipro e contro impianti gestiti da Zentrenerho hanno ridotto drasticamente la capacità di modulazione del sistema, compromettendo la stabilità complessiva.

Il settore del gas ha subito una pressione definita “senza precedenti” dall’inizio del conflitto. I giacimenti nelle regioni di Poltava e Kharkiv, relativamente vicini alla linea del fronte, sono stati oggetto di azioni massicce con missili e centinaia di droni. In un episodio di inizio ottobre, le autorità ucraine hanno parlato del più grande attacco mai sferrato contro la produzione nazionale di gas, con effetti temporanei su una quota significativa dell’output interno. Sono state colpite anche infrastrutture di trattamento e trasporto, nonché la stazione di compressione di Orlivka, nodo del corridoio transbalcanico utilizzato per convogliare gas verso gli stoccaggi ucraini.

UN SALTO DI QUALITÀ OPERATIVO

Un elemento centrale dell’analisi riguarda il cambiamento di schema dopo la cosiddetta “Operazione Ragnatela” nel giugno 2025. Prima di quella data, Mosca ricorreva con maggiore frequenza a massicci lanci di 80-120 missili. Successivamente, osservano i ricercatori, gli attacchi di grandi dimensioni sono diminuiti, sostituiti da ondate più contenute di 30-70 missili integrate in sciami molto più ampi di droni.

Il volume complessivo delle armi a lungo raggio impiegate è aumentato soprattutto grazie ai velivoli senza pilota, che rappresentano la quota largamente prevalente dei mezzi utilizzati nel periodo successivo. I missili, mantenuti su livelli medi più bassi, vengono impiegati in modo selettivo contro obiettivi ad alto valore strategico, inclusi impianti energetici nell’Ucraina occidentale, a dimostrazione – secondo il rapporto – che la campagna non si limita alle regioni orientali.

Anche le percentuali di intercettazione risultano mutate, con una riduzione del tasso medio di abbattimento dei missili rispetto alla fase precedente, mentre l’uso combinato di droni e vettori balistici rende più complessa la difesa.
Nel complesso, la strategia appare orientata a una pressione continua e multisettoriale sull’intero sistema energetico, colpendo produzione, trasmissione e importazioni alternative. Una dinamica che, conclude il rapporto, lascia prevedere il proseguimento di un’offensiva prolungata volta a mantenere la rete ucraina in condizioni di vulnerabilità strutturale.

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