Se l’Europa vuole una vera protezione dal prossimo shock di Hormuz, dovrebbe accelerare l’unica strategia che riduce realmente la vulnerabilità: l’elettrificazione, supportata da rinnovabili, sistemi di stoccaggio, reti elettriche più robuste e un mercato elettrico interno più efficiente
Le tensioni nello Stretto di Hormuz continuano ad aumentare e l’Europa continua a ricadere nello stesso istinto: preoccuparsi dell’approvvigionamento, prepararsi a prezzi più alti e riaccendere il dibattito su una maggiore produzione interna di petrolio e gas. È un riflesso comprensibile. Ma è anche quello sbagliato.
L’Europa non può risolvere gli shock dei prezzi dei combustibili fossili a livello globale semplicemente trivellando. Non può far sparire i punti di strozzatura marittimi con un semplice gesto, e non può continuare a illudersi che una maggiore esplorazione nel Mare del Nord la proteggerà da crisi i cui effetti sui prezzi si estendono ben oltre le acque europee.
L’EUROPA DOVREBBE PUNTARE SULL’ELETTRIFICAZIONE
Come spiega Oilprice, se l’Europa vuole una vera protezione dal prossimo shock di Hormuz, deve smettere di aggrapparsi alla nostalgia per i combustibili fossili e iniziare ad accelerare l’unica strategia che riduce realmente la vulnerabilità: l’elettrificazione, supportata da energie rinnovabili, sistemi di stoccaggio, reti elettriche più robuste e un mercato elettrico interno più efficiente.
L’attrattiva di una maggiore trivellazione nel Mare del Nord è evidente: sembra pratica e decisa. Sembra che l’Europa stia prendendo il controllo, ma il prezzo del petrolio è determinato a livello globale e quello del gas resta legato alle dinamiche di mercato più ampie, ai vincoli infrastrutturali e alla concorrenza internazionale. Un barile prodotto nelle acque europee non impedisce ai prezzi di reagire all’instabilità nel Golfo. Una maggiore produzione può essere d’aiuto marginalmente, ma non protegge famiglie e industrie dalle turbolenze geopolitiche.
Il vero problema dell’Europa non è semplicemente la provenienza dei combustibili fossili, è che una parte eccessiva della sua economia dipende ancora da essi. Finché riscaldamento, trasporti e industria rimarranno dipendenti da petrolio e gas, l’Europa continuerà ad importare volatilità, insieme all’energia.
LA VERA SOLUZIONE È STRUTTURALE
La soluzione, quindi, non è quella di reperire combustibili fossili in modo leggermente diverso, è consumarne di meno. Ciò significa elettrificare più rapidamente i trasporti, gli edifici e i processi industriali. Significa implementare le energie rinnovabili e lo stoccaggio in modo molto più aggressivo e considerare l’elettricità come la spina dorsale della resilienza, anziché come un peso secondario.
Questo è ciò che rende l’elettrificazione strategicamente diversa: non si limita a riorganizzare la dipendenza, inizia a ridurre del tutto il ruolo dei mercati dei combustibili volatili. Una casa riscaldata da una pompa di calore è meno esposta agli shock del prezzo del gas. Una flotta di trasporti che utilizza maggiormente l’elettricità è meno vulnerabile alle interruzioni di fornitura del petrolio.
L’industria che passa dalla combustione all’elettricità ha un percorso più agevole verso le energie rinnovabili nazionali, lo stoccaggio e la domanda flessibile. Questo non rende l’Europa immune, ma rende gli eventuali shock futuri meno gravi.
L’EUROPA CONTINUA A TASSARE LA COSA SBAGLIATA
Eppure, l’Europa continua a minare questa transizione con una delle sue più strane distorsioni politiche: l’elettricità è spesso tassata molto più pesantemente del gas. Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di un autogol strategico. Nella prima metà del 2025 le tasse e i prelievi sull’elettricità nei Paesi UE erano in media circa il doppio di quelli applicati al gas.
Quando l’elettricità è gravata da tasse più elevate rispetto al gas fossile, le famiglie sono meno propense a installare pompe di calore, gli automobilisti meno propensi a passare ai veicoli elettrici e l’industria ha meno incentivi ad elettrificarsi. L’Europa finisce per affermare di volere l’elettrificazione, rendendone al contempo più difficile la giustificazione sulla bolletta mensile. Questo non ha alcun senso strategico per un continente che cerca di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati.
LA RETE ELETTRICA È ORA UNA QUESTIONE DI SICUREZZA
Tuttavia, la sola riforma fiscale non basta. L’elettrificazione esprimerà appieno il suo valore solo se l’Europa sarà in grado di trasportare l’elettricità in modo economico e affidabile oltre confine. È qui che entrano in gioco l’espansione della rete, la riforma del mercato e una maggiore integrazione.
Per anni il mercato elettrico interno europeo ha silenziosamente migliorato la sua resilienza, consentendo ai Paesi con una forte produzione idroelettrica, nucleare, eolica o solare di supportare gli altri durante i periodi di crisi. Questo modello ora deve andare molto oltre.
Maggiore interconnessione significa maggiore flessibilità; maggiore capacità di accumulo significa maggiore assorbimento degli shock. Una migliore trasmissione significa che le carenze locali hanno un impatto minore. Un mercato più integrato consente all’Europa di mettere in comune le proprie forze, anziché frammentarsi in ansie energetiche nazionali ogni volta che il sistema è sotto pressione.
In termini pratici, il solare spagnolo, l’idroelettrico nordico, il nucleare francese, l’eolico offshore, le batterie e la domanda flessibile devono funzionare maggiormente come parti di un unico sistema continentale e meno come trofei nazionali.
LA VERA COPERTURA DELL’EUROPA
L’Europa non controlla lo Stretto di Hormuz, né i prezzi globali del petrolio. Inoltre, non controlla ogni crisi geopolitica che manda gli operatori di mercato nel panico. Ciò che controlla, però, è la propria architettura energetica. Può smettere di tassare l’elettricità più pesantemente del gas, può accelerare l’elettrificazione e può costruire più rapidamente impianti per le energie rinnovabili e sistemi di accumulo.
La più grande leva per la sicurezza energetica dell’Europa è sempre stata sotto gli occhi di tutti: non più trivellazioni, ma l’elettricità. E, più velocemente l’Europa la tratterà in questo modo, meno ogni futura crisi di Hormuz sarà in grado di scuotere il continente.
LA POSIZIONE DI ENEL SULL’ELETTRIFICAZIONE
In Italia, tra i maggiori sostenitori dell’elettrificazione c’è Enel. In un articolo pubblicato nel novembre scorso sul suo sito web, la società energetica spiega che “lo strumento del cambiamento è l’elettrificazione, cioè la sostituzione progressiva delle tecnologie che utilizzano combustibili fossili con quelle che invece utilizzano l’elettricità in tutti i settori, dalla cucina di casa, al riscaldamento, ai trasporti. In questo modo si abbatte prima di tutto l’inquinamento atmosferico nelle città. E, con l’uso di energia elettrica prodotta solo da fonti rinnovabili, si riducono anche le emissioni di gas serra.
Questo percorso richiede azioni coordinate sia sul fronte dei consumi domestici e industriali, sia nella produzione di energia.
L’ELETTRIFICAZIONE DELLE ATTIVITÀ RESIDENZIALI E COMMERCIALI E DELLA MOBILITÀ
Il primo passo è l’elettrificazione delle attività residenziali e commerciali, oltre che della mobilità. Un altro passo è investire nella produzione di energia pulita. Se l’elettrificazione è l’obiettivo finale, è importante che venga raggiunta attraverso l’uso di fonti energetiche sostenibili: elettrificare l’economia bruciando più carbone o gas naturale non risolverà il problema dei gas serra, ma lo sposterà solo dagli utenti finali ai produttori.
L’adozione di tecnologie avanzate consente di ridurre i malfunzionamenti e garantire un servizio sempre più affidabile, anche in condizioni meteo estreme. Strumenti come la diagnostica predittiva, l’Intelligenza Artificiale e l’automazione aumentano l’efficacia, la rapidità e la sicurezza delle attività energetiche. E, grazie a materiali, componenti e applicazioni di nuova generazione, si può aumentare l’efficienza e valorizzare al meglio le infrastrutture già in uso. Tuttavia, la sola elettrificazione non basta: per integrare in modo sicuro le rinnovabili nelle reti serve affrontare un aspetto cruciale, la gestione della variabilità nella produzione”.


