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Hormuz

Ecco perché l’accordo con l’Iran su Hormuz è inevitabile. Parla il generale Camporini

Tra escalation militare impraticabile e mercati sotto stress, l’unica via in Medio Oriente resta l’accordo, secondo il generale Camporini. Ma resta il dubbio: l’intesa annunciata da Trump è reale o solo una mossa tattica?

Teheran conserva l’arma decisiva: la chiusura dello Stretto. L’ue e l’Italia devono sottrarsi al ricatto energetico per sfuggire a uno shock energetico che può ridisegnare equilibri politici e industriali. A dirlo è il generale Vincenzo Camporini dalle colonne de Il Foglio. Ecco perché

IL RICATTO ENERGETICO DI HORMUZ

Il conflitto in Medio Oriente ruota intorno al ricatto energetico. Teheran detiene ancora l’asso nella manica: la chiusura dello Stretto di Hormuz. E il tempo, contrariamente alle previsioni della vigilia, potrebbe non giocare a favore di Washington e dell’Ue. Per Teheran, la chiusura dello Stretto di Hormuz rappresenta l’arma della disperazione e, contemporaneamente, quella di massima efficacia, secondo Camporini. Nonostante la distruzione sistematica della propria macchina bellica, l’Iran mantiene una capacità di ricatto che agisce direttamente sui mercati. Un ricatto a cui l’Ue e l’Italia devono sottrarsi al più presto, secondo il generale.

Infatti, l’Europa e l’Italia stanno subendo uno stress energetico acuto. Infatti, la volatilità dei mercati mette a rischio la competitività industriale del continente, aprendo praterie politiche ai movimenti sovranisti. In quest’ottica, l’incapacità di trovare una via d’uscita diplomatica che garantisca la sicurezza delle rotte energetiche ci vede spettatori passivi di un processo decisionale che ci danneggia direttamente, secondo Camporini. Per questa ragione, secondo il generale l’Italia ha il dovere di inserirsi nel gruppo di quei governi “volenterosi” che cercano di mediare, non per idealismo, ma per pura difesa degli interessi nazionali. Infatti, senza una stabilizzazione dell’area di Hormuz, la nostra sicurezza energetica resterà ostaggio di una partita a scacchi in cui altri muovono le pedine, ma noi paghiamo il conto della luce.

IL FATTORE POMPA DI BENZINA NEGLI USA

Donald Trump si trova davanti a un paradosso tattico. Il tycoon si trova a dover fronteggiare l’aumento dei listini dei carburanti nelle stazioni di servizio americane. Un trend che mette a rischio la conferma della sua influenza sul Congresso, con le elezioni di medio termine alle porte. Per questa ragione, Trump avrebbe tentato di coinvolgere gli alleati solo pochi giorni fa, per chiedere supporto nello sblocco del corridoio commerciale cruciale per petrolio e GNL.

“Trump si aspettava un crollo rapido del regime; ha trovato invece un avversario che conosce perfettamente le sue vulnerabilità elettorali ed è disposto a giocare il tutto per tutto sul terreno dei prezzi energetici”, scrive Camporini su Il Foglio.

L’ACCORDO E’ L’UNICA VIA

L’unica strada percorribile per sfuggire al ricatto iraniano di Hormuz è il compromesso, secondo Camporini. L’analisi del generale suggerisce che la via dell’intervento armato totale (i famigerati boots on the ground sulla costa iraniana) sia impercorribile per costi e rischi. Resta ora da capire se l’intesa su 15 punti tra Usa e Iran sbandierata ieri da Trump si concretizzerà o era solo una mossa per calmare i mercati.

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