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crisi energetica Europa 2026

L’Europa rischia la paralisi energetica ad aprile: l’allarme di Shell sullo stretto di Hormuz

Il CEO Wael Sawan avverte su imminenti carenze di diesel e benzina, mentre BlackRock evoca lo spettro di una recessione globale con il petrolio a 150 dollari.

L’Europa si trova a un passo da una crisi di approvvigionamento senza precedenti che potrebbe manifestarsi con tutta la sua forza già nel corso del prossimo mese di aprile. A lanciare l’allarme, secondo quanto riporta The Guardian, è Wael Sawan, Amministratore Delegato di Shell, il quale ha avvertito che la persistente chiusura dello stretto di Hormuz, causata dalle tensioni belliche con l’Iran, sta drenando le riserve globali di combustibili fossili.

Secondo il vertice della principale compagnia petrolifera europea, l’interruzione dei flussi attraverso questo snodo marittimo vitale non comporterà soltanto una pressione insostenibile sui prezzi di diesel e benzina, ma una vera e propria carenza fisica di carburante. La notizia è emersa durante un’importante conferenza di settore a Houston, in Texas (CERAweek), dove i massimi esponenti dell’industria energetica e della finanza mondiale si sono riuniti per analizzare l’impatto di un conflitto giunto ormai alla sua quarta settimana.

L’ALLARME DI SHELL SULLA CARENZA DI CARBURANTI AD APRILE

L’analisi di Sawan descrive una crisi che si sta spostando geograficamente come un’onda d’urto. “L’Asia meridionale è stata la prima a subire il peso maggiore. Poi si è spostata nel sud-est asiatico, nel nord-est asiatico e, con l’avvicinarsi di aprile, in Europa”, ha dichiarato il CEO di Shell durante il suo intervento a Houston. L’azienda sta attualmente collaborando con diversi governi per gestire una crisi che ha già imposto il razionamento energetico in alcune nazioni asiatiche.

Sawan ha evidenziato come il settore del trasporto aereo sia stato il primo a essere colpito, con il prezzo del carburante per jet che è raddoppiato dall’inizio delle ostilità. Il prossimo comparto a finire sotto pressione sarà quello del trasporto su gomma, con il diesel che mostra segnali di scarsità, seguito a breve termine dalla benzina, proprio in coincidenza con l’inizio della stagione dei viaggi estivi negli Stati Uniti e nel Vecchio Continente.

VOLATILITÀ DEI PREZZI E LA DIPLOMAZIA DELLA CASA BIANCA

Nonostante la gravità della situazione fisica, i mercati finanziari hanno mostrato una timida reazione di ottimismo nella giornata di mercoledì. I prezzi del greggio sono scesi a circa 100 dollari al barile, dopo aver toccato i 114 dollari all’inizio della settimana. Questa flessione è stata innescata dalle indiscrezioni riguardanti un possibile piano di pace in 15 punti che la Casa Bianca avrebbe inviato alla leadership di Teheran.

Tuttavia, Sawan rimane scettico sulla tenuta del mercato nel breve periodo: senza una riapertura effettiva e immediata del canale di Hormuz per il transito di petrolio e gas, le manovre diplomatiche potrebbero non essere sufficienti a prevenire l’esaurimento delle scorte europee entro poche settimane. La stabilità dei prezzi, in questo scenario, rimane legata a un filo sottilissimo dipendente esclusivamente dalla logistica navale nel Golfo.

IL NODO NUCLEARE E LA VULNERABILITÀ DELLA GERMANIA

Le preoccupazioni di Shell trovano una sponda istituzionale nelle parole di Katherina Reiche, ministra dell’Economia tedesca. Intervenendo alla medesima conferenza in Texas, Reiche ha confermato che il governo tedesco prevede una potenziale carenza di energia tra la fine di aprile e il mese di maggio qualora le ostilità non dovessero cessare.

La ministra ha colto l’occasione per esprimere una riflessione amara sulle scelte energetiche passate, definendo la decisione della Germania di abbandonare gradualmente l’energia nucleare come un “errore enorme”. In un contesto di emergenza, Berlino punta ora con forza sull’incremento delle importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) tramite le navi cisterna super-refrigerate, ritenendo questa infrastruttura una parte imprescindibile della soluzione per la sicurezza nazionale.

LO SCENARIO DI BLACKROCK: VERSO UNA RECESSIONE GLOBALE

A completare il quadro delle ripercussioni sistemiche è intervenuto Larry Fink, capo della società finanziaria statunitense BlackRock. In un’intervista rilasciata alla BBC, Fink ha avvertito che se l’Iran continuerà a rappresentare una minaccia e lo stallo persisterà, il petrolio potrebbe schizzare verso i 150 dollari al barile, trascinando l’economia mondiale in una “recessione netta e ripida”.

La più grande società di gestione patrimoniale al mondo ha delineato due scenari distinti: uno di risoluzione completa, con il greggio che torna a 70 dollari, e uno di conflitto prolungato. In quest’ultima ipotesi, potremmo assistere ad “anni in cui il prezzo del petrolio supererà i 100 dollari”, portando conseguenze profonde e durature sulla crescita globale. Sebbene sia prematuro definire l’esito finale della guerra, per Fink le implicazioni economiche rimangono, al momento, estremamente critiche.

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