Il risiko delle nomine pubbliche entra nella fase calda. Secondo i quotidiani Corriere della Sera, Repubblica e La Stampa, la maggior parte degli ad delle Big saranno riconfermati, le incognite maggiori riguardano i presidenti e le multiutility
L’arrivo della primavera porta con sé il dossier più delicato per il Governo Meloni: il rinnovo dei vertici della galassia delle partecipate pubbliche. In ballo ci sono le poltrone delle Big Eni, Enel, Leonardo, Terna, Poste, Enav, ma anche della vasta costellazione di controllate dirette del Tesoro (da Amco a PagoPa, passando per la Stretto di Messina). La maggior parte degli ad sembrano avviati verso la riconferma.
NOMINE, CHI RESTA E CHI VA NELLE BIG
Giorgia Meloni avrebbe preso personalmente in mano il dossier nomine con l’obiettivo di indicare profili il più possibile vicini all’area di centrodestra, secondo la Stampa. Se Fratelli d’Italia punta a fare la parte del leone nel numero di consiglieri, anche i partner di coalizione non restano a guardare. Lega e Forza Italia (attraverso i pontieri Durigon e Barelli) sarebbero già al lavoro per bilanciare i pesi in un equilibrio che si preannuncia complesso.
Tuttavia, ad oggi nelle società di primo livello sembra emergere un approccio che punta alla continuità, ma non è da escludere qualche scossone. L’ad di Eni, Claudio Descalzi, si avvia verso una riconferma. Le sorprese potrebbero riguardare la presidenza. Il nome forte è quello di Andrea De Gennaro, attuale Comandante Generale della Guardia di Finanza, secondo la Stampa. Anche Flavio Cattaneo dovrebbe continuare a sedere sulla poltrona di ad di Enel. Il rinnovo del presidente Paolo Scaroni, invece, è ancora possibile, secondo il Corriere della Sera. Dovrebbe mantenere la poltrona anche Roberto Cingolani, ad di Leonardo. Invece, il presidente Stefano Pontecorvo rischia di non essere riconfermato, con Stefano Cuzzilla (attuale presidente di Trenitalia) o Elisabetta Belloni (ex direttrice del Dis) pronti a subentrare.
TERNA E ENAV
Uno dei nodi più intricati riguarda Terna. Il mandato di Giuseppina Di Foggia sembra essere al capolinea. Diversi giornali ipotizzano per lei un futuro come ad di FiberCop, società che ha ereditato la rete Tim, in sostituzione dell’attuale ceo/presidente Massimo Sarmi, secondo quanto riporta La Stampa.
Il posto vacante lasciato dall’amministratore delegato uscente di Terna potrebbe essere preso da Pasqualino Monti, attuale AD di Enav, che ambirebbe a un salto di scala verso la rete elettrica nazionale, secondo il Fatto Quotidiano. In bilico ci sarebbe anche il presidente di Terna, Igor De Biasio.
NOMINE, LE PARTITE DI TRASPORTI E AUTORITA’
Per i giganti delle rotaie, RFI e Trenitalia, si va verso una conferma degli attuali vertici, secondo La Stampa. Aldo Isi e Gianpiero Strisciuglio godrebbero infatti di un solido rapporto con la Lega e con il suo segretario. La partita si complica, invece, sul fronte delle autorità indipendenti. La Consob è ancora senza presidente dopo l’era Savona. Il nome di Federico Freni (Lega) resta sul tavolo, ma il veto di Antonio Tajani ha finora congelato la nomina, secondo il Corriere della Sera. Anche l’Antitrust attende una guida, aggiungendo un ulteriore tassello a un mosaico che deve incastrarsi alla perfezione entro giugno. Salvini potrebbe tornare alla carica proponendo nuovamente il nome del sottosegretario per la presidenza di Consob e il numero 1 di FI potrebbe dare il suo avallo alla nomina in cambio della guida dell’Antitrust, secondo il Fatto Quotidiano.
L’EFFETTO DOMNIO NELLE MULTIUTILITY
Il vero terremoto sulle nomine si potrebbe registrare nelle multiutility. Se Fabrizio Palermo dovesse lasciare Acea per approdare alla guida di Mps, a Roma si aprirebbe una caccia all’erede. Secondo la Repubblica, i profili in lizza spaziano dall’interno Tommaso Sabato all’esperto Nicola Lanzetta (Enel), fino alla figura tecnica di Roberta Neri, profilo molto apprezzato per la sua trasversalità tra pubblico e privato.


