Il nostro Paese è rimasto veramente a secco di carburanti? Ecco la risposta
In questi giorni diversi giornali hanno dipinto un’Italia a secco di carburanti. I benzinai hanno davvero finito le scorte di benzina e diesel?
È PARTITA LA CORSA AI CARBURANTI
La crisi in Medio Oriente ha scatenato una corsa alla pompa. Le notizie sulla possibile riduzione degli approvvigionamenti di carburanti fossili hanno acceso la miccia. Poi, il taglio delle accise di 24,4 centesimi introdotto dal governo lo scorso 19 marzo ha innescato una reazione a catena: la corsa, letterale, degli automobilisti verso i distributori per approfittare dei prezzi più bassi.
I messaggi WhatsApp allarmisti e titoli sensazionalisti non hanno fatto altro che alimentare questa tendenza.
Tuttavia, nonostante questa psicosi del pieno, le scorte nazionali di carburanti non sono esaurite.
COSA STA SUCCEDENDO DAVVERO
Il punto centrale è che secondo l’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy nei giorni successivi al 23 marzo solo il 60% delle stazioni ha ridotto i prezzi, mentre alcuni (11,4%) hanno addirittura aumentato le tariffe. Questa disparità ha spinto gli automobilisti verso i distributori piú economici.
Al contrario del sistema Paese, i distributori non operano con scorte infinite. Il carburante arriva secondo logiche di rifornimento programmate, con capacità di stoccaggio limitate – generalmente tra i 15mila e i 30mila litri – e tempi di ri-approvvigionamento non immediati. In questo caso non tutti gli impianti hanno adeguato i prezzi con la stessa rapidità.
CARBURANTI, LO SCUDO DI SICUREZZA DELLE SCORTE STRATEGICHE
Perché l’Italia non può rimanere a secco di carburanti da un giorno all’altro? Il nostro Paese deve mantenere scorte strategiche di petrolio e prodotti petroliferi pari ad almeno 90 giorni di importazioni nette medie giornaliere. È uno degli obblighi previsti dall’adesione all’AIE e all’Ue.
Queste sono stoccate in depositi blindati e sono pronte a essere immesse sul mercato in caso di interruzioni reali dei flussi. In sintesi, se domani si chiudessero tutti i rubinetti del mondo, l’Italia avrebbe comunque tre mesi di autonomia per riorganizzarsi.
LE ARMI DELLA DIVERSIFICAZIONE E DELLA RAFFINAZIONE
In passato la nostra dipendenza da singoli fornitori poteva rappresentare un tallone d’Achille, oggi invece il panorama è radicalmente cambiato. L’Italia ha stretto legami solidi con partner in Nord Africa (Algeria in primis), Azerbaijan e Medio Oriente.
Inoltre, l’Italia resta uno dei principali attori della raffinazione in Europa. Non solo importiamo greggio, ma lo trasformiamo in benzina, diesel e cherosene nei nostri impianti (da Sannazzaro a Milazzo, passando per Sarroch).
Produrre più di quanto consumiamo internamente è la nostra polizza assicurativa contro la scarsità. Il problema, semmai, è il prezzo (legato alle quotazioni internazionali), non la disponibilità fisica della molecola.


