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Lazio

Ecco perché l’Anac bacchetta la Regione Lazio

L’Anac accende i riflettori su lavori bloccati e irregolarità nei cantieri delle opere contro il dissesto idrogeologico nel Lazio. E ora chiede risposte alla Regione entro 60 giorni

L’Anac bacchetta la Regione Lazio. L’Anticorruzione ha acceso un faro sulla gestione dei fondi per il dissesto idrogeologico regionale e il quadro che emerge con la delibera n. 93 è tutt’altro che rassicurante: interventi fantasma e irregolarità nei cantieri. Ecco cosa ha chiesto Anac alla Regione.

LE OPERE FANTASMA DEL LAZIO

I lavori per il dissesto idrogeologico non possono essere cantieri infiniti o scatole nere della burocrazia. È il messaggio che Anac vuole inviare alla Regione Lazio con la delibera n. 93. L’indagine dell’Autorità Nazionale Anticorruzione ha evidenziato, infatti, che molti interventi di mitigazione del rischio (scarpate in frana, consolidamenti, difese dalle esondazioni) sono in uno stato di stallo totale.

Nella delibera Anac sottolinea che il paradosso è che parliamo di opere finanziate con accordi di programma che risalgono addirittura a 16 anni fa. Interventi qualificati come “urgenti”, ma per la maggior parte non sono partiti o hanno accumulato ritardi biblici. Il rischio è che i fondi stanziati non bastino più a causa dei rincari, lasciando il territorio laziale scoperto e vulnerabile.

IL PASTICCIO DEL TEVERE: OMISSIONI, CERTIFICATI CREATIVI E REGOLE CAMBIATE IN CORSA

L’Anac ha scoperto anche criticità nella messa in sicurezza della «media valle del Tevere», opera strategica per la salvaguardia della Capitale. Per quanto riguarda il primo lotto (gestito da Anas), l’Autorità ha accertato due irregolarità gravi. In primo luogo, secondo Anac, il certificato di conclusione lavori è stato emesso nonostante i ritardi non fossero stati correttamente conteggiati. Inoltre, secondo l’Autorità, il Responsabile Unico del Procedimento (RUP) non ha valutato l’applicazione delle penali all’appaltatore per i ritardi maturati. Quindi, chi ha sbagliato non ha pagato.

I problemi non mancano anche nel secondo lotto. Secondo l’Autorità, la gestione della gara d’appalto da parte della Regione Lazio avrebbe distorto la concorrenza poiché le regole del gioco sono cambiate in corsa. Il bando vietava espressamente le varianti, ma il disciplinare di gara invitava i partecipanti a proporre “migliorie” che, nei fatti, erano vere e proprie varianti strutturali. Come se non bastasse, secondo Anac, la struttura commissariale del Lazio ha modificato la sezione dell’opera in corso d’opera, alterando l’equilibrio della gara originaria. Un modus operandi che, secondo l’Autorità, ha creato un “effetto distorsivo” che penalizza la trasparenza del mercato.

COSA CHIEDE ANAC ALLA REGIONE LAZIO

L’Anac non si è limitata alla critica, ma ha chiesto alla Regione Lazio di intervenire concretamente per risolvere lo stallo nelle opere di contrasto al dissesto idrogeologico. La Pisana dovrà riprendere il controllo della situazione, esercitando una vigilanza reale sugli enti locali a cui delega i lavori. In secondo luogo, la Regione dovrà valutare anche di togliere la delega ai soggetti attuatori degli appalti, in caso di carenze gestionali, riprendendo il comando totale dell’opera. La Regione Lazio avrà 60 giorni di tempo per inviare ad Anac una relazione dettagliata sullo stato di avanzamento di tutti i lavori emergenziali.
La palla passa ora alla Regione.

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