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Ue

Ecco perché l’ambasciatore Usa Puzder sculaccia l’Ue

L’ambasciatore Usa presso l’Ue bacchetta le norme dell’Ue e lancia una velata minaccia all’Europa

Il Regolamento Ue sul metano potrebbe creare una nuova crisi energetica. Il quadro normativo europeo è “imperfetto” e rischia di far sprofondare l’Unione Europea in un “inverno lungo, freddo e costoso”. È la previsione di Andrew Puzder, ambasciatore Usa nell’Unione Europea sul Financial Times. Un vaticinio che suona quasi come una minaccia…

PERCHE’ L’AMBASCIATORE USA SCULACCIA L’UE

La legge Ue sul metano rischia di far piombare l’Ue in un “inverno lungo, freddo e costoso”, secondo l’ambasciatore Usa presso l’Unione Europea. Il responsabile di questa nuova crisi che minaccerebbe l’Europa sarebbe il regolamento europeo sul metano, che potrebbe far precipitare un’altra crisi energetica in un momento in cui l’Europa non può permettersene una”, scrive l’ambasciatore sul Financial Times, sottolineando che la flessibilità raccomandata dalla Commissione Europea non sarà sufficiente a ridurre i problemi di sicurezza dell’approvvigionamento.

La norma sarebbe colpevole, secondo Puzder, di gravare sui fornitori con “regole che fanno aumentare i costi, riducono le forniture e creano incertezza”. L’ambasciatore si spinge oltre, scrivendo che se la norma non cambierà, le aziende statunitensi “reindirizzeranno razionalmente le forniture verso mercati che premiano l’affidabilità anziché punirla”.

LA SOLUZIONE DI PUZDER: MODIFICARE IL REGOLAMENTO UE E AUMENTARE IMPORTAZIONI GNL USA

La flessibilità proposta da Bruxelles “è un gradito riconoscimento dell’importanza degli incentivi” nelle relazioni tra Stati Uniti e Ue, secondo l’ambasciatore. Tuttavia, il quadro normativo sarebbe “fondamentalmente imperfetto” e rischierebbe di innescare una spirale di aumento dei prezzi simile a quella scatenata dal conflitto in corso in Medio Oriente.

Per questa ragione, la Commissione dovrebbe adottare misure decisive per garantire la sicurezza energetica e la competitività industriale del Continente, secondo l’ambasciatore. Quali sono le misure tanto care a Puzder? Affrontare i “difetti fondamentali” del regolamento e, perché no, aumentare rapidamente le esportazioni di GNL.

“L’America è pronta a essere il partner affidabile di cui l’Europa ha bisogno. Possiamo aumentare rapidamente le esportazioni se il contesto normativo dell’UE ci accoglie”, scrive l’ambasciatore, rivendicando il fatto che il GNL statunitense sarebbe tra i meno inquinanti disponibili. Puzder si spinge oltre, prevedendo che se la norma non cambierà, le aziende statunitensi “reindirizzeranno razionalmente le forniture verso mercati che premiano l’affidabilità anziché punirla”.

IL PARAGONE TRA USA E UE

L’ambasciatore Usa presso l’Ue si lancia in un paragone tra le politiche di Bruxelles e le misure introdotte da Donald Trump. “Le politiche statunitensi, combinate con innovazioni come tecnologie avanzate di rilevamento e riparazione delle perdite, monitoraggio satellitare e standard di migliori pratiche, hanno ridotto drasticamente le emissioni di metano statunitensi da petrolio e gas tra il 2015 e il 2023, anche se la produzione è aumentata vertiginosamente”, scrive Puzder.

Al contrario, secondo l’ambasciatore, la normativa UE sul metano impone agli importatori requisiti extraterritoriali, prescrittivi e burocratici che limiteranno l’accesso alle opzioni di approvvigionamento, “costringendo le fabbriche, le centrali elettriche e le famiglie dell’UE ad affrontare un divario nell’approvvigionamento energetico e prezzi più elevati”.

Un’impostazione che costringerebbe produttori e importatori a costruire nuovi costosi sistemi e destreggiarsi tra interpretazioni mutevoli per evitare sanzioni fino al 20% dei loro ricavi globali. Una mutevolezza che, secondo l’ambasciatore, spingerà i fornitori ad esitare a firmare i contratti a lungo termine più convenienti perché gli obiettivi normativi potrebbero spostarsi nuovamente tra due o tre anni, rendendo impossibile adempiere agli obblighi contrattuali. Il risultato inevitabile sarebbe la “riduzione degli incentivi per i produttori a dare priorità al mercato europeo, un’inutile crisi della sicurezza dell’approvvigionamento e prezzi più alti per i consumatori europei”.

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