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Carburanti, il governo valuta una riduzione del taglio sulle accise della benzina

La nuova misura potrebbe essere più breve, in quanto l’esecutivo vuole seguire la situazione internazionale. “Cerchiamo sempre di tenerci abbastanza ancorati, non abbiamo definito la tempistica precisa”, ha spiegato la premier Meloni

La premier Giorgia Meloni ha il chiodo fisso dell’energia. Innazitutto il carburante, che significa anche consenso, perché se il costo al distributore sale, si gonfia il malcontento. Meloni ieri ne ha discusso a quattr’occhi con i vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini.

Un punto rapido, prima del Consiglio dei Ministri. Il leghista peraltro insiste sul suo piano casa, vuole che sia portato nel nuovo CdM di oggi. Costo: circa 3 miliardi.

IL “TAGLIO NON ORIZZONTALE” SULLE ACCISE

Sul carburante la trattativa col Mef prosegue. Si cerca un punto di caduta, che è quello, ancora abbastanza generico, che scodella la premier quando si presenta a sorpresa in conferenza stampa: una proroga ci sarà, ma non uguale alle precedenti. Più breve, e asimmetrica. Un taglio “non orizzontale”, lo definisce così.

Significa che stavolta le accise saranno tagliate di più sul gasolio e meno sulla benzina, visto che il prezzo del diesel è aumentato “mediamente del 24%”, mentre della benzina “del 6%”, numeri che fornisce la premier davanti a telecamere e taccuini. L’intervento del governo, a sentire la premier, sarebbe così “meglio distribuito”.

Meloni non si sbilancia sulla durata: se la proroga sarà più limitata dei due decreti precedenti, la giustificazione, è perché l’esecutivo vorrebbe seguire nel frattempo la “situazione internazionale, cerchiamo sempre di tenerci abbastanza ancorati, non abbiamo definito la tempistica precisa”.

DUE SETTIMANE DI TAGLI, PER 500 MILIONI DI EURO

Questione di soldi. Prorogare gli sconti per un mese sarebbe costato oltre 800 milioni. A Palazzo Chigi, avevano ipotizzato allora una misura per tre settimane, 600 milioni. Comunque troppo. Ecco perché l’ipotesi sul tavolo, adesso, peraltro ancora da bollinare, è di due settimane di taglio, costo mezzo miliardo. Poi si vedrà.

DESTINARE LO 0,15% DEL PIL ALLA DIFESA DELL’ENERGIA

Nel corso della conferenza stampa seguita alla riunione di Palazzo Chigi, la presidente del Consiglio ha avanzato l’ipotesi di destinare lo 0,15% del Pil, tutto o in parte, dalla difesa all’energia.

Questa spesa, pari a 3,7 miliardi di euro, prevista dal documento programmatico dello scorso anno, sarebbe stata compatibile con il mantenimento del deficit al di sotto della soglia del 3% e attivabile con la clausola di salvaguardia nazionale che permette una deroga al Patto di stabilità per gli investimenti militari.

“Non ho cambiato idea sulle spese per la difesa, ma ora ci sono altre priorità”, ha sottolineato Meloni. La possibilità che questa operazione vada in porto dipende da come evolverà il dibattito europeo.

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