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combustibili fossili

Il declino dei combustibili fossili è iniziato

La produzione di energia elettrica da combustibili fossili nei Paesi OCSE ha raggiunto il picco nel 2007, quando rappresentava il 63% della produzione totale di elettricità. Da allora, è diminuita del 19%, pari a una riduzione di 1.313 TWh

I Paesi OCSE hanno raggiunto un punto di svolta decisivo, passando da un picco storico nella produzione di energia da combustibili fossili a un declino strutturale e duraturo. Degli ambìti obiettivi di eliminazione graduale del carbone, uniti con la rapida diffusione dell’energia eolica e solare, hanno permesso ai Paesi OCSE di svincolare progressivamente i propri settori elettrici dai combustibili fossili, a favore di un mix energetico più pulito.

Per i governi, questo cambiamento rappresenta una svolta strategica verso la sovranità energetica; dando priorità alle energie rinnovabili prodotte a livello nazionale, gli Stati si proteggono dalla volatilità dei prezzi e dai rischi geopolitici derivanti dalla dipendenza dai mercati globali dei combustibili fossili.

Il “Global Electricity Review” del think tank energetico Ember dimostra che la crescita record del solare ha permesso alle fonti di energia pulita di crescere abbastanza rapidamente da soddisfare tutta la nuova domanda di elettricità entro il 2025, impedendo così un aumento della produzione da combustibili fossili, che ha registrato un lieve calo dello 0,2%. Questo è stato il primo anno dal 2020 senza un aumento della produzione di elettricità da combustibili fossili e solo il quinto anno senza crescita in questo secolo.

LA PRODUZIONE DI ENERGIA DA COMBUSTIBILI FOSSILI NEI PAESI OCSE È DIMINUITA

La produzione di energia elettrica da combustibili fossili nei Paesi OCSE ha raggiunto il picco nel 2007, quando rappresentava il 63% della produzione totale di elettricità. Da allora, è diminuita del 19%, pari a una riduzione di 1.313 TWh, passando da 6.753 TWh nel 2007 a 5.440 TWh nel 2025.

La produzione di energia elettrica da carbone nei Paesi OCSE si è dimezzata dal 2007 (-53%), scendendo da 3.853 TWh a 1.808 TWh nel 2025. Questo calo è stato accompagnato da una diminuzione del 63% dell’elettricità prodotta da altri combustibili fossili (principalmente petrolio), che ha raggiunto i 213 TWh.

La produzione di energia da gas ha seguito una traiettoria diversa, crescendo del 46% nello stesso periodo, passando da 2.334 TWh a 3.419 TWh. In particolare, l’84% di questa crescita si è concentrata negli Stati Uniti, trainata da un cambiamento strutturale dal carbone al gas.

L’aumento della produzione di energia solare ed eolica (+2.138 TWh) è stato sufficiente a compensare completamente il calo della produzione da combustibili fossili (+1.313 TWh), a soddisfare la crescente domanda di elettricità (+630 TWh) e a controbilanciare il calo netto della produzione di energia nucleare, idroelettrica e da bioenergia (-194 TWh).

Il calo della produzione da combustibili fossili ha portato a una riduzione del 28% delle emissioni del settore energetico OCSE, dal 2007. Ciò ha rappresentato una diminuzione di 1.477 MtCO2e, portando le emissioni totali del settore a 3.818 MtCO2e nel 2025.

La riduzione delle emissioni è maggiore rispetto al calo della produzione da combustibili fossili, in gran parte a causa del drastico declino del carbone. Nel 2025, i Paesi OCSE hanno rappresentato il 36% della produzione globale di elettricità. I combustibili fossili rappresentavano il 48% del mix di generazione totale del gruppo, quasi dieci punti percentuali in meno rispetto alla media globale del 57%.

IL DECLINO STRUTTURALE DEI COMBUSTIBILI FOSSILI NEI PAESI OCSE

L’energia prodotta da combustibili fossili è in declino strutturale in tutti i 38 Paesi membri dell’OCSE, con l’energia solare ed eolica che costituiscono sempre più la base del sistema energetico. L’entità e il ritmo di questo cambiamento variano significativamente tra gli Stati membri: da quelli che hanno già eliminato completamente i combustibili fossili, ad altri che generano ancora più della metà della loro elettricità da fonti fossili.

Nel 2025 ogni Stato OCSE si trovava per la prima volta al di sotto del picco di produzione di energia da combustibili fossili. 36 dei 38 Paesi membri hanno raggiunto il picco di produzione di energia da combustibili fossili nel 2019 o prima. La Turchia ha raggiunto il picco nel 2021 e la Colombia nel 2024. Per la Colombia, non è chiaro se questo cambiamento sia strutturale; il monitoraggio nei prossimi anni sarà essenziale per confermare un picco permanente.

L’Islanda e il Costa Rica hanno già realizzato sistemi energetici privi di combustibili fossili, sfruttando le loro vaste risorse idroelettriche locali e, più recentemente, l’energia geotermica. Svezia, Svizzera e Finlandia sono sull’orlo della completa decarbonizzazione, con i combustibili fossili che rappresentano meno del 5% del loro mix energetico.

Finlandia e Danimarca sono tra i Paesi con il maggiore calo nell’energia da combustibili fossili. La Finlandia ha ridotto la sua produzione di energia da combustibili fossili del 91% (-39 TWh) dal picco del 2003, mentre la sua produzione di energia eolica è passata da quasi zero a una quota del 28% del mix entro il 2025.

Analogamente, la produzione di energia da combustibili fossili della Danimarca è diminuita del 94% (-48 TWh) dopo il picco del 1996, arrivando a rappresentare solo il 9% dell’elettricità entro il 2025, mentre l’energia eolica e solare hanno raggiunto insieme il 71% (24 TWh).

IL CALO NELL’USO DEL CARBONE HA SUPERATO LA CRESCITA DELLA PRODUZIONE DI ENERGIA DA GAS

Anche nei Paesi con una transizione più lenta, l’energia da combustibili fossili è al di sotto dei picchi massimi. Stati come la Polonia (dal 2006) e gli Stati Uniti (dal 2007) hanno registrato un aumento significativo della produzione di energia da gas, avvenuto parallelamente a una costante riduzione dell’energia da carbone.

Tuttavia, il calo nell’uso del carbone ha superato di gran lunga la crescita della produzione di energia da gas. Gli Stati Uniti hanno ridotto la loro produzione di energia da carbone del 63% (-1.279 TWh) raddoppiando al contempo quella da gas (+911 TWh). In Polonia, la produzione di energia da gas è aumentata di 20 TWh, mentre quella da carbone è diminuita di 60 TWh rispetto al picco del 2006.

Un terzo dei paesi OCSE è già libero dal carbone. Estonia, Costa Rica e Lituania non hanno mai utilizzato il carbone nei loro sistemi energetici. La Finlandia è diventata l’ultimo Stato membro a eliminare gradualmente il carbone per la produzione di energia elettrica, dopo aver chiuso l’ultimo impianto a carbone nell’aprile 2025.

Inoltre, Spagna, Francia e Irlanda si stanno avvicinando a una completa eliminazione, con la produzione di energia da carbone che nel 2025 ha rappresentato meno dell’1% della loro produzione totale di elettricità.

Il fatto che la produzione di energia da combustibili fossili in tutti i Paesi OCSE ora sia al di sotto dei livelli massimi rappresenta un traguardo importante; tuttavia, la strada da percorrere per eliminare completamente i combustibili fossili dalla produzione di energia elettrica è ancora lunga.

Lo scorso anno 11 Paesi continuavano a dipendere dai combustibili fossili per oltre la metà del loro fabbisogno di elettricità: Israele (83%), Messico (74%), Polonia (68%), Giappone (67%), Australia (61%), Corea del Sud (60%), Stati Uniti (57%), Turchia (57%), Irlanda (52%), Italia (51%) e Grecia (50%).

LA DOMANDA DI COMBUSTIBILI FOSSILI PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA È IN CONTINUA DIMINUZIONE

Con l’80% dei Paesi OCSE già impegnati o che hanno completato l’eliminazione graduale del carbone, si prevede che la produzione di energia da combustibili fossili continuerà a diminuire. Anche negli Stati senza date formali per l’eliminazione graduale del carbone, la dipendenza sta diminuendo grazie alla rapida espansione della capacità di produzione di energia rinnovabile.

L’Australia, ad esempio, punta a raggiungere l’82% di produzione di energia rinnovabile entro il 2030, per sostituire una quota di carbone che attualmente si attesta al 43%. L’Australia Meridionale è un esempio di questo potenziale: ha eliminato gradualmente il carbone nel 2016 e ora ricava il 74% della sua elettricità da fonti eoliche e solari.

Negli Stati Uniti, le politiche subnazionali stanno ulteriormente accelerando la decarbonizzazione del settore energetico. La California è tenuta a raggiungere il 60% di energia rinnovabile entro il 2030 e il 100% entro il 2045, mentre stati come il Connecticut e il Minnesota si sono impegnati a raggiungere il 100% di elettricità a zero emissioni di carbonio entro il 2040.

ANCHE LA POLONIA STA ACCELERANDO LA TRANSIZIONE DAI FOSSILI

Una tendenza simile è visibile anche altrove. La Turchia punta a raggiungere una quota di energie rinnovabili del 54,7% entro il 2035, partendo dal 43% raggiunto nel 2025, mentre l’undicesimo Piano di base per l’offerta e la domanda di elettricità a lungo termine della Corea del Sud prevede un aumento della quota di energie rinnovabili dal 9,6% nel 2023 al 18,8% entro il 2030 e al 29,2% entro il 2038.

Anche la Polonia – che rappresenta ancora il Paese OCSE più dipendente dal carbone, con quest’ultimo che nel 2025 ha rappresentato il 50% del suo mix energetico (87 TWh) – sta accelerando la transizione, passando da una quota di energie rinnovabili del 32% entro il 2025 ad almeno il 50% entro il 2030 e al 59% entro il 2040. Nel frattempo, la Colombia nel 2023 ha aderito alla “Powering Past Coal Alliance”, impegnandosi a fermare la costruzione di nuove centrali a carbone e ad eliminare gradualmente l’uso incontrollato del carbone.

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