Il Ministro dell’Economia tenta la mossa della disperazione: usare i miliardi della Difesa per tappare i buchi dell’energia. La replica gelida di Dombrovskis e l’ira dell’Olanda: “Basta scuse per fare debito”. Ecco cosa rischia davvero l’Italia
Il ministro Giorgetti ha giocato l’asso della difesa per contrastare la crisi energetica. Tuttavia, il commissario Ue all’Economia ha subito spento gli entusiasmi, ricordando il chiodo fisso dell’Europa: mantenere i conti pubblici in ordine. Ecco quali alternative ha ora l’Italia e cosa rischia.
IL PIANO B DI GIORGETTI
Sfruttare i soldi destinati alla difesa per porre un argine al caro energia. È la proposta avanzata dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nel corso dei lavori dell’Eurogruppo di ieri, secondo quanto riporta il Corriere della Sera. In particolare, il titolare del Mef vorrebbe estendere la clausola di salvaguardia nazionale per la difesa, che permette di sforare il deficit per proteggere la sicurezza del Paese, anche alle “conseguenze negative sul settore energetico” causate dalla crisi iraniana.
In pratica, l’Italia chiede di poter utilizzare quel tesoretto che permette uno scostamento fino all’1,5% del PIL, ma per sostenere agricoltura, pesca, trasporti e industrie pesanti. Parliamo di cifre enormi. Infatti, solo per il 2026, lo 0,15% del PIL citato dal Ministro vale circa 3,7 miliardi di euro.
LA BOCCIATURA DI DOMBROVSKIS
Una soluzione audace per dare ossigeno ai conti italiani che è stata accolta, però, con freddezza dal guardiano del rigore europeo: il commissario Ue Valdis Dombrovskis. Nel corso del faccia a faccia precedente alla riunione il commissario non ha concesso alcuna apertura al ministro italiano, secondo quanto riporta il Corriere della Sera.
“Il nostro consiglio è di attenersi a misure temporanee e mirate, con un impatto fiscale contenuto”, ha detto il commissario Ue. Tradotto dal linguaggio diplomatico: non se ne parla. La Commissione, spalleggiata dalla linea dura della Presidente von der Leyen, ha già bocciato in passato la sospensione generale del Patto di Stabilità. Per l’Europa, l’Italia deve usare gli “stabilizzatori esistenti” e non inventarsi nuovi escamotage per fare deficit.
LO SBROCCO DEI FALCHI: NON PUO’ ESSERE SEMPRE COLPA DI UNO SHOCK
A rendere l’aria ancora più pesante nel corso dell’Eurogruppo ci ha pensato l’Olanda. Il ministro delle Finanze olandese, Eelco Heinen, è arrivato alla riunione con il guanto di sfida:
“Non può essere che ogni volta che c’è uno choc la risposta sia chiedere più debito e più flessibilità”. Un attacco neanche troppo velato alla strategia italiana di cercare deroghe continue alle regole comuni.
IL BIVIO DI GIORGETTI
L’Italia si trova a un bivio. Con un debito pubblico che lascia pochissimo spazio di manovra per gli aiuti di Stato diretti, la clausola energetica era la carta vincente per evitare una crisi industriale.
Se l’UE non si muove sulla tassa sugli extraprofitti energetici a livello comunitario, Dombrovskis ha lasciato una piccola porta aperta: “Gli Stati possono procedere a livello nazionale”.
Senza lo “scudo” di Bruxelles, il Governo dovrà decidere se chiedere lo stop al Patto di Stabilità solo per l’Italia (visto il no ai 27). Così facendo, però, l’Italia resterebbe in procedura d’infrazione: i mercati potrebbero punirci. In alternativa, il Governo potrebbe provare a dirottare i miliardi del Pnrr non utilizzati sull’energia, ma ci sono già altre misure candidate (Piano casa in primis) e il tempo stringe.


