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Economia circolare: Italia leader in Europa, ma ancora troppo dipendente dalle importazioni di materiali (4)

“L’attuale crisi geopolitica ha evidenziato la vulnerabilità del nostro sistema produttivo che dipende per il 46,6% dall’importazione di materie prime”, sottolinea Claudia Brunori, direttrice del dipartimento ENEA di Sostenibilità. “Anche se il nostro Paese ha sviluppato una grande capacità di riciclo e produttività delle materie prime, è quanto mai necessario un cambio di paradigma improntato sullo sfruttamento delle nostre ‘miniere’ urbane e sull’uso efficiente delle risorse lungo la catena di valore, a partire dalle fasi di progettazione e produzione. In questo contesto, ENEA è fortemente impegnata nello sviluppo e nel trasferimento di soluzioni tecnologiche avanzate che possono imprimere una decisa accelerazione verso la circolarità; tuttavia, per generare un effetto sistemico e duraturo, occorrono anche strumenti normativi e finanziari adeguati”.

La circolarità come risposta strategica: i dati che contano

In Italia, il tasso di utilizzo circolare di materia (CMU) ha raggiunto il 21,6% nel 2024 – il più alto in Europa – contro una media UE del 12,2%. Significa che oltre un quinto dei materiali consumati in Italia non viene estratto né importato, ma recuperato. Un risparmio strategico enorme, in termini di costi, emissioni e dipendenza geopolitica.

Il tasso di riciclaggio sul totale dei rifiuti gestiti (urbani e speciali) ci mostra che l’Italia, su 160 Mt ne ricicla l’85,6% (137 Mt), più del doppio della media UE che è del 41,2% e distaccando nettamente Spagna (54,7%), Francia (52,3%) e la stessa Germania (44,4%).

La produttività delle risorse è cresciuta del 32% dal 2019: nel 2024 l’Italia si è confermata leader, generando 4,7 euro di PIL per ogni chilogrammo di risorse consumate, il valore più alto tra le grandi economie europee e nettamente sopra la media UE (3 €/kg).

Sul fronte del riciclo degli imballaggi l’Italia guida la classifica europea con il 76,7% nel 2024 (dato CONAI), contro una media UE del 67,5%.

Ogni passo avanti nella circolarità significa direttamente meno petrolio importato, meno metalli acquistati all’estero, meno esposizione all’instabilità geopolitica.

Il nodo degli investimenti: si rallenta proprio quando si dovrebbe accelerare

Infine, il Rapporto segnala una contraddizione preoccupante: proprio mentre il contesto geopolitico rende urgente accelerare la circolarità, gli investimenti privati in Italia nelle attività tipiche dell’economia circolare (riciclo, riuso, riparazione, noleggio, leasing) sono calati da 13,1 miliardi di euro nel 2019 a 10,2 miliardi nel 2023 (dallo 0,7% allo 0,5% del PIL). Una tendenza negativa condivisa quasi in tutta Europa.

Sul fronte del PNRR, con oltre 1.100 progetti finanziati per impianti di gestione dei rifiuti e filiere del riciclo, la spesa resta bassa – circa il 17% a ottobre 2025 – con scadenze al 2026 sempre più a rischio. Sul piano industriale, il programma Transizione 5.0 ha mostrato, secondo il Rapporto, “forti limiti di coerenza e efficacia”, evidenziando la necessità di integrare stabilmente la circolarità nelle strategie industriali nazionali.

L’occupazione in una serie di attività tipiche più direttamente collegate all’economia circolare conta 508.000 addetti (2% del totale, in linea con la media UE), ma con una flessione del 7% rispetto al 2019. È un segnale che l’economia circolare italiana, pur eccellente nelle performance ambientali, non ha ancora trovato un modello di crescita economica robusta.

IL RAPPORTO IN NUMERI

65,0 – Indice di circolarità dell’Italia: seconda in UE

21,6% – Tasso di utilizzo circolare di materia: primo in Europa (media UE 12,2%)

85,6% – Rifiuti riciclati sul totale gestito (media UE 41,2%)

4,7 €/kg – Produttività delle risorse: prima tra le grandi economie UE (media UE 3 €/kg)

46,6% – Dipendenza italiana dalle importazioni di materiali: la più alta tra le grandi economie UE (media UE 22,4%)

~600 mld € – Costo delle importazioni nel 2025: +23,3% dal 2021 pur con volumi in calo

82% – Dipendenza UE dalle importazioni di roccia fosfatica (100% per il fosforo elementare)

88% – Quota cinese della produzione mondiale di magnesio (dipendenza UE: totale)

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