Mentre la domanda di potenza di calcolo raddoppierà entro il 2030, i ritardi dell’eolico offshore e l’incertezza sui prezzi rallentano gli accordi tra Big Tech e produttori di rinnovabili.
L’Europa energetica si trova di fronte a un paradosso strutturale: mentre la capacità dei data center accelera freneticamente per sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, il volume dei contratti a lungo termine per l’acquisto di energia rinnovabile (PPA) ha subito una brusca contrazione. Nel 2025, i volumi dei PPA destinati alle infrastrutture digitali nel Vecchio Continente sono scesi a 2,6 gigawatt (GW), segnando un netto arretramento rispetto ai 4,2 GW registrati nel 2024.
Questo rallentamento non è dovuto a una minore fame di energia, ma a una combinazione di colli di bottiglia infrastrutturali, volatilità dei prezzi all’ingrosso e un ripensamento degli impegni climatici da parte di alcuni dei più grandi attori tecnologici del pianeta. La notizia si basa sulle analisi di Rystad Energy e sulle rilevazioni contenute nel rapporto Pexapark Renewables Market Outlook 2026, che evidenziano come le dinamiche di mercato stiano mettendo a dura prova la capacità del sistema di soddisfare la nuova domanda elettrica.
IL PARADOSSO DELLA CAPACITÀ E LA FRENATA DEI CONTRATTI
Il divario tra l’espansione fisica dei data center e l’attività contrattuale solleva interrogativi urgenti sulla sostenibilità della transizione digitale. Si stima che la capacità europea crescerà dai 16 GW del 2024 fino a toccare i 36 GW entro il 2030. Soltanto negli ultimi due anni sono stati aggiunti 12 GW, una cifra che eguaglia l’intera capacità esistente nel 2022. Nonostante questa crescita, i PPA segnano il passo per tutte le tecnologie.
L’eolico offshore, un tempo spina dorsale del settore, ha visto i volumi contrattualizzati crollare da 1,35 GW a soli 0,5 GW nel 2025, per poi ridursi a un misero 100 megawatt nel primo trimestre del 2026, con un unico accordo siglato da Google in Germania. Anche il fotovoltaico soffre, penalizzato dal calo dei tassi di cattura e dalla frequenza sempre maggiore di ore con prezzi negativi sul mercato all’ingrosso, un fenomeno che rende difficile per sviluppatori e acquirenti trovare un consenso sul prezzo.
LA GEOGRAFIA DELLA DOMANDA: DAI HUB CONGESTIONATI AI PAESI NORDICI
Mentre mercati consolidati come Regno Unito, Germania, Francia e Paesi Bassi continuano ad attirare i volumi maggiori, la mappa dei data center si sta progressivamente frammentando. Paesi come Irlanda, Spagna, Svezia, Norvegia, Finlandia e Italia stanno guadagnando terreno a causa dei vincoli di rete e delle lungaggini burocratiche che affliggono i centri tradizionali.
I paesi nordici, in particolare, vantano un vantaggio competitivo unico grazie all’abbondanza di idroelettrico e alle temperature rigide che abbattono naturalmente i costi di raffreddamento delle sale server. In questo scenario, i PPA per i data center rappresentano il 20% del totale dei contratti europei, posizionandosi come il secondo segmento più rilevante dopo il comparto manifatturiero e industriale.
OLTRE IL SOLARE E L’EOLICO: LA RISCOSSA DEL NUCLEARE E DEGLI IMPIANTI IBRIDI
Una delle tendenze più rilevanti emerse nel 2025 riguarda la diversificazione delle fonti. Gli operatori sono sempre più alla ricerca di forniture capaci di garantire un carico di base (baseload) costante, che le sole rinnovabili intermittenti non possono assicurare. Questo ha portato all’emergere di strutture energetiche ibride e all’ingresso del nucleare nei PPA, come dimostrato dall’accordo da 250 MW tra Equinix e ULC Energy nei Paesi Bassi.
In parallelo, colossi come Microsoft e Google hanno iniziato ad attenuare la rigidità dei propri impegni ambientali. Microsoft sta riconsiderando l’obiettivo delle zero emissioni “24 ore su 24, 7 giorni su 7” dopo aver rilevato un aumento delle proprie emissioni complessive, mentre Google ha ammesso che sarà complesso allineare il consumo orario all’energia pulita entro il 2030.
I LEADER DEL MERCATO E IL CASO ATIPICO DELLA SPAGNA
Nonostante le difficoltà generali, alcune aziende consolidano il loro primato. Iberdrola si è confermata per il terzo anno consecutivo leader in Europa per la vendita di PPA rinnovabili, con volumi quasi doppi rispetto al secondo operatore in classifica. Sul fronte degli acquirenti, Amazon domina la scena con oltre 3 GW contrattualizzati dal 2024 tra eolico e solare.
La Spagna emerge come il mercato più dinamico, con oltre 2 GW in 12 accordi, inclusa una struttura solare con accumulo firmata da Merlin Properties con Solaria Energía per una durata record di 40 anni. Secondo il rapporto di SolarPower Europe, la Spagna rappresenta un “caso atipico e una notevole eccezione” nel panorama dell’Unione Europea, pur dovendo gestire una marcata cannibalizzazione dei prezzi.
PROSPETTIVE E SEGNALI DI RIPRESA PER IL BIENNIO 2026-2028
Il futuro del mercato dipenderà dalla messa in funzione dei progetti programmati per il periodo 2026-2028. Tra questi spicca il parco eolico finlandese di Rajamenkyla da 367 MW e nuovi impianti solari con batterie sviluppati da Nexwell Power.
Gli analisti concordano nel ritenere che una ripresa dell’eolico offshore, con lo sblocco dei cantieri attualmente in ritardo, sarà il catalizzatore fondamentale per riportare l’attività ai livelli del 2024. Resta inoltre da monitorare se le pressioni normative e reputazionali spingeranno nuovamente i grandi hyperscaler a riattivare impegni concreti per la decarbonizzazione, fattore che potrebbe dare nuovo slancio alla domanda di impianti ibridi e nucleari.


