Orsini e Gozzi lanciano l’allarme: “Senza riforme strutturali la manifattura rischia il deserto industriale”. La Commissione Europea sposta al 22 luglio il pacchetto su tariffe e rincari.
La Commissione Europea ha ufficializzato il rinvio del nuovo pacchetto energetico comunitario, spostando la presentazione del piano d’azione per l’elettrificazione e della proposta sulle tariffe di rete dal 10 giugno al 22 luglio 2026. Secondo quanto emerge dall’agenda provvisoria dell’Esecutivo UE, lo slittamento coinvolge anche il cronoprogramma per la revisione del sistema di scambio delle emissioni (Ets): il dibattito orientativo è ora fissato per il 24 giugno, mentre la proposta legislativa dovrebbe vedere la luce il 15 luglio. Questa decisione giunge in un momento di fortissima tensione tra Bruxelles e i vertici della manifattura italiana, che denunciano una perdita di competitività insostenibile causata proprio dai costi energetici e dai meccanismi di tassazione della CO2.
IL RINVIO DELLE STRATEGIE ENERGETICHE COMUNITARIE
Il cambio di calendario a Bruxelles suggerisce una fase di profonda riflessione interna sulle misure da adottare per gestire la transizione ecologica senza compromettere la tenuta industriale del continente. Il rinvio al 22 luglio del pacchetto energia, che include nodi cruciali come l’elettrificazione dei consumi e la riforma delle tariffe di rete, si inserisce in una cornice di incertezza alimentata anche dalle fluttuazioni dei prezzi energetici. Parallelamente, la Commissione sta lavorando a una modernizzazione del sistema Ets che, stando alle intenzioni dichiarate, dovrebbe bilanciare la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili con la necessità di garantire la sicurezza energetica degli Stati membri.
FEDERACCIAI: ENERGIA E GAS PER SALVARE LA MANIFATTURA
In questo scenario, Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, ha espresso una posizione di netta critica in un’intervista rilasciata a “La Stampa”. Secondo Gozzi, la priorità assoluta deve essere la stabilizzazione di strumenti capaci di offrire energia a prezzi calmierati nel lungo periodo. “La priorità è rendere strutturali strumenti che consentono di ottenere energia a prezzi calmierati, perché senza di essi l’industria italiana semplicemente non sopravvive”, ha avvertito il presidente di Federacciai.
Gozzi ha citato l’esempio dell’energy release, la misura destinata alle aziende energivore che scadrà nel 2027: senza un rinnovo, settori vitali come l’acciaio, il cemento, la chimica e la carta rischiano di non reggere l’urto dei mercati. Pur riconoscendo l’importanza delle rinnovabili, Gozzi ha sottolineato che l’industria necessita di energia continua che il solare e l’eolico, per loro natura intermittenti, non possono garantire da soli. Per questo motivo, ha invitato a non criminalizzare il gas e ad accelerare sulla sperimentazione nucleare, nonostante i tempi lunghi di attuazione.
L’AFFONDO DI CONFINDUSTRIA CONTRO LA BUROCRAZIA UE
Le parole di Gozzi riecheggiano il duro intervento di Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, pronunciato ieri durante l’assemblea annuale degli industriali. Orsini ha chiesto esplicitamente la sospensione del sistema Ets, definendolo uno strumento che produce effetti distorsivi pesanti e che viene percepito come un sistema per garantire rendite alle rinnovabili a scapito della produzione. Il leader degli industriali ha sollecitato la creazione di un vero mercato unico dell’energia e il completamento dell’unione del risparmio, invocando la svolta del debito comune per sostenere gli investimenti industriali anziché la spesa corrente dei singoli Stati.
Particolarmente severo è stato il giudizio sulla burocrazia europea, definita “lunare”, citando come prova le 72 condizioni poste da Bruxelles per il via libera al decreto bollette italiano. “Il nostro appello è uno solo: fermatela”, ha concluso Orsini rivolgendosi alla macchina regolatoria comunitaria.
IL PD DE PASCALE SI UNISCE AL CORO DEI CONTRARI ALL’ETS. APPOGGIO ANCHE DA AMICI DELLA TERRA
Sul tema degli Ets si è detto d’accordo a lavorare con il governo anche il presidente dell’Emilia Romagna Michele De Pascale (Pd) facendo appello alla segretaria Elly Schlein. Un coro a cui si unisce anche Monica Tommasi, presidente Amici della Terra: “Anche gli Amici della Terra condividono la presa di posizione del Presidente Michele de Pascale sul tema della revisione dell’ETS, che si rende ormai necessaria a livello europeo. In alcuni casi specifici, come il settore delle ceramiche, l’attuale impostazione dell’ETS non può produrre ulteriori miglioramenti in termini di decarbonizzazione, avendo già questo settore raggiunto la migliore efficienza disponibile. Si provoca così invece l’effetto contrario: penalizzare l’industria europea efficiente e delocalizzare questo tipo di produzioni in contesti meno regolamentati dal punto di vista ambientale. Su questo tema è necessario un confronto con il Governo aldilà degli schieramenti e delle ideologie, per ottenere i migliori risultati sia dal punto di vista ambientale che economico”.
IL PIANO UE PER LA RIFORMA DELL’ETS E IL FONDO DA 30 MILIARDI
Nonostante le resistenze, la Commissione Europea prosegue sulla rotta della modernizzazione del mercato del carbonio. L’11 maggio scorso sono stati presentati i nuovi parametri di riferimento per le allocazioni gratuite di quote Ets per il periodo 2026-2030, con l’obiettivo di coprire in media il 75% delle emissioni industriali. La riforma poggia su quattro pilastri: l’aggiornamento dei benchmark, il potenziamento della Riserva di stabilità del mercato (MSR) — che non invaliderebbe più le quote in eccesso ma le manterrebbe come cuscinetto — e una revisione a medio termine che consideri traiettorie più realistiche per i settori energivori.
Elemento centrale della proposta è l’ETS Investment Booster, un piano di stimolo da 30 miliardi di euro finanziato dalla vendita di 400 milioni di quote, destinato a supportare progetti di decarbonizzazione immediata in tutta l’Unione, con un accesso garantito per gli Stati membri a basso reddito. La partita resta aperta: il dialogo con le parti sociali e i governi nazionali proseguirà fino a luglio, quando Bruxelles dovrà sciogliere le riserve sulla traiettoria climatica dei prossimi anni.
ETS, SEI PAESI DELL’UE CHIEDONO A BRUXELLES DI SCUDARE L’INDUSTRIA PESANTE DAI COSTI DEL CARBONIO
ETS, SEI PAESI DELL’UE CHIEDONO A BRUXELLES DI SCUDARE L’INDUSTRIA PESANTE DAI COSTI DEL CARBONIO 2
ETS, SEI PAESI DELL’UE CHIEDONO A BRUXELLES DI SCUDARE L’INDUSTRIA PESANTE DAI COSTI DEL CARBONIO 3


