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Mercati energia UE 2025

Transizione ecologica a rischio in Europa: reti sature bloccano oltre 100 miliardi di investimenti

Lo studio Afry calcola in 830 gigawatt la potenza congelata tra fonti rinnovabili e sistemi di accumulo. L’Italia soffre l’imbuto dei mancati allacci locali, mentre la Germania è prima per capitali fermi. 

La transizione ecologica del continente europeo rischia di arenarsi non per mancanza di capitali o di tecnologie, bensì per l’inadeguatezza delle infrastrutture che dovrebbero accogliere l’energia del futuro. Una paralisi silenziosa che blocca oltre cento miliardi di euro in investimenti destinati a impianti puliti e sistemi di stoccaggio, congelati nelle liste d’attesa per l’allaccio alla rete elettrica.

Lo rivela una dettagliata analisi comparativa realizzata dalla società scandinava di consulenza e ingegneria Afry su incarico di Beyond Fossil Fuels (Bff), una coalizione paneuropea di organizzazioni impegnate per l’eliminazione dei combustibili fossili.

Lo studio, che prende in esame otto nazioni – dall’Italia alla Germania, dal Regno Unito a Spagna, Polonia, Grecia, Repubblica Ceca e Bulgaria – quantifica in circa 830 gigawatt la potenza complessiva rimasta sulla carta a causa della saturazione delle reti locali. Si tratta di un volume immenso, suddiviso tra 375 gigawatt di fonti rinnovabili e ben 455 gigawatt di sistemi di accumulo, prevalentemente batterie, che attendono il via libera per poter stabilizzare i sistemi energetici nazionali.

L’ITALIA TRA CRISI DI CRESCITA E ALLACCI AL PALO

Nel quadro di questa emergenza continentale, la situazione dell’Italia assume una rilevanza centrale per le sorti della transizione energetica nell’area mediterranea. Nonostante un fermento di mercato che vede centinaia di sviluppatori pronti a investire capitali privati, l’accesso alla rete di distribuzione si è trasformato nel principale imbuto per lo sviluppo delle fonti pulite e dei sistemi di accumulo.

Gli analisti scandinavi evidenziano che la saturazione tecnica dei nodi locali colpisce in modo particolarmente severo i progetti di taglia medio-piccola, come gli impianti solari industriali e le iniziative di generazione diffusa, fondamentali per il tessuto produttivo del paese.
Accanto alla capacità di generazione, lo stallo più critico riguarda i sistemi di stoccaggio a batteria a livello di rete, essenziali per bilanciare l’intermittenza del fotovoltaico e consentire la progressiva chiusura delle centrali a gas fossile.

Le motivazioni di questo blocco infrastrutturale risiedono in un mix di colli di bottiglia normativi e croniche lentezze burocratiche nei processi autorizzativi che dilatano i tempi di connessione ben oltre i livelli di efficienza europei. La discrepanza tra la velocità con cui vengono presentati i progetti e i tempi necessari per i potenziamenti fisici delle cabine elettriche rischia così di vanificare l’efficacia delle riforme e degli stessi incentivi nazionali per la flessibilità, lasciando al palo una quota strategica di potenza pulita proprio mentre il paese persegue gli obiettivi di decarbonizzazione.

LA GERMANIA E I COSTI DI CONGESTIONE DELLE RETI SATURE

In questo scenario, anche la Repubblica Federale Tedesca sperimenta una profonda crisi delle proprie infrastrutture energetiche, registrando i volumi di blocco più elevati in termini assoluti. Secondo le rilevazioni condotte dagli esperti sulla base dei registri ufficiali della Bundesnetzagentur (Bna), l’agenzia federale delle reti, nel paese sono attualmente bloccati investimenti per un valore stimato in 45 miliardi di euro. Ma del caso tedesco parleremo in maniera specifica in un prossimo articolo.

IL CONFRONTO COMPARATIVO CON GLI ALTRI MERCATI EUROPEI

Le strozzature della rete di distribuzione non risparmiano gli altri paesi analizzati, manifestandosi con sfumature differenti a seconda del contesto nazionale. Nel Regno Unito si registra il primato europeo per il blocco dei sistemi di accumulo energetico a batteria, con una lista d’attesa che ha superato la soglia dei 100 gigawatt, rallentando l’afflusso di investimenti privati. In Spagna, la forte accelerazione dei progetti fotovoltaici ha causato la saturazione tecnica di numerose sottostazioni elettriche, congelando capitali per circa 7 miliardi di euro.

Spostando lo sguardo a est, la Polonia vede le proprie ambizioni di riduzione delle emissioni frenate da una rete di distribuzione rurale obsoleta, che ostacola l’integrazione di eolico e solare necessari a ridurre la storica dipendenza dal carbone. In Repubblica Ceca e in Grecia le barriere all’allaccio rallentano l’uscita dalle fonti fossili, mentre in Bulgaria si assiste a una situazione paradossale, dove le richieste di connessione hanno raggiunto i 60 gigawatt a fronte di un picco di consumo nazionale inferiore ai 10 gigawatt: un fenomeno alimentato da una forte componente di progetti speculativi.

LE SEI CAUSE STRUTTURALI DELL’EMERGENZA RETI

Per comprendere l’origine di questa paralisi, lo studio individua sei fattori chiave che condizionano l’operato dei gestori delle reti di distribuzione locali.

Il primo elemento risiede nell’insufficienza degli investimenti storici, dato che le linee attuali furono progettate per flussi unidirezionali dalle grandi centrali verso le utenze, e non per gestire la generazione diffusa. A questo si aggiunge una pianificazione strategica che non ha saputo anticipare la rapidità della transizione, unita a procedure amministrative eccessivamente farraginose.

Un ruolo decisivo è giocato anche dall’inefficienza dei criteri di gestione delle code, spesso basati sul principio cronologico del “primo arrivato”, che finisce per favorire progetti puramente speculativi a scapito di iniziative concrete e finanziariamente solide.
Infine, le difficoltà nell’approvvigionamento dei componenti critici, come i trasformatori, e la carenza di manodopera specializzata rallentano gli interventi fisici sul territorio.

L’associazione Beyond Fossil Fuels rileva in conclusione come “l’attuale strategia dell’Unione Europea rimanga troppo sbilanciata sulle grandi dorsali di trasmissione trascurando le reti locali”, che rappresentano l’ultimo miglio fondamentale per garantire ai cittadini un’energia sicura, economica e indipendente dalle fonti fossili.

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