Nucleare, gas, idroelettrico e revisione delle regole europee. È il Tricolor Deal proposto dal Governo italiano per rimpiazzare il Green Deal e abbassare le bollette
Dimenticare il Green Deal e costruire un modello energetico su misura per l’Italia. È questa la scommessa del Governo, che punta sul “Tricolor Deal” come nuova bussola per la sicurezza energetica nazionale. Ecco cosa prevede il piano per ridurre la dipendenza dall’estero e abbassare le bollette per famiglie e imprese, emerso nel corso dell’evento organizzato oggi presso il Senato nel corso del convegno “Ambiente, Energia ed Aree Interne: sicurezza nazionale, sviluppo territoriale e innovazione per il futuro dell’Italia”.
IL TRICOLOR DEAL
Il Governo punta sul Tricolor Deal come alternativa al Green Deal di Timmermans. Una strategia disegnata sulla base delle caratteristiche del nostro Paese, “senza rincorrere una spagnolizzazione del mix”, che si contrappone all’insieme di norme pervase da un approccio ideologico che è alla base di molti dei problemi dell’Ue e del nostro Paese, secondo Castelli, primo tra tutti la dipendenza energetica italiana. Un gap “che porta a spendere 1 miliardo di euro ogni due settimane per affrontare drammi come la chiusura di Hormuz”, secondo il commissario per la ricostruzione.
NUCLEARE PILASTRO DEL TRICOLOR DEAL
L’Italia possiede ancora le competenze per essere in prima fila per il nucleare del futuro. L’Europa sta già investendo in maniera importante, ha sottolineato l’ad di Ansaldo Energia Daniela Gentile, e i primi esemplari di Smr sono in fase di sviluppo. I tempi per il riavvio della produzione nazionale di nucleare non saranno biblici, secondo Gentile, grazie agli Small Modular reactor, “una risposta per contrarre i tempi di realizzazione e favorire l’industria”.
L’Italia non può permettersi di perdere il treno di SMR, AMR ed energia da fusione dell’atomo, secondo Nicola Procaccini, co-presidente gruppo ECR e responsabile dipartimento ambiente ed energia di FdI. Su questo fronte, il commissario per la Ricostruzione ha confermato che la roadmap per il ritorno del nucleare è rispettata e – “se tutto va come deve andare” – l’iter si concluderà entro la fine dell’anno.
IL CONTRIBUTO DELLE RINNOVABILI
L’Italia è fanalino di coda in Ue nell’eolico e arranca nel solare. Il dl Aree Idonee non “ha risolto i problemi”, ha ammesso Claudio Barbaro, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Per recuperare terreno con gli altri Paesi è necessario rivedere il quadro normativo, secondo Barbaro.
Tutte le fonti che garantiscono indipendenza energetica sono le benvenute per il futuro, secondo Galeazzo Bignami, Capogruppo di FdI alla Camera dei deputati. Serve però “una strategia sull’approvvigionamento e sulla diversificazione, che deve portare a rivedere norme europee che secondo alcuni non si potevano modificare”. Un piano che permetterebbe anche di recuperare in parte le aree abbandonate dall’uomo, uno dei fenomeni che minaccia maggiormente la biodiversità, secondo Castelli.
PERCHE’ LE RINNOVABILI ARRANCANO
Gli impianti rinnovabili possono dare un contributo al mix energetico del futuro, ma devono scontare ancora diversi ostacoli e problematiche. Tra i nodi principali, secondo Procaccini, figurano l’impatto ambientale e sociale dell’estrazione di terre rare, le materie prime per realizzare diverse tecnologie green.
In secondo luogo, per realizzare gli obiettivi di sviluppo delle rinnovabili, il nostro Paese deve fare i conti con i problemi burocratici e con la sindrome Nimby. Per aumentare l’accettazione delle comunità locali nei confronti dei grandi impianti “devono essere spalmati su tutte le Regioni con giuste quote, senza devastare il territorio italiano”, secondo Mauro Rotelli, deputato di FdI e presidente della commissione Ambiente. Per realizzare questo obiettivo, bisogna investire nelle infrastrutture di rete, che rendono più favorevoli gli investimenti. In secondo luogo, secondo Rotelli l’Italia deve puntare su fonti di energia green sottovalutate, idroelettrico in primis.
GOVERNO AL LAVORO SU IDROELETTRICO?
Chiuso nei cassetti di Palazzo Chigi c’è anche un dossier sulla valorizzazione della risorsa acqua e sulle concessioni idroelettriche. La messa a gara delle concessioni idroelettriche ha fermato gli investimenti e ha messo in pericolo diverse centrali strategiche, secondo Tommaso Foti, ministro per gli affari europei e Pnrr.
“Dobbiamo valorizzare meglio la risorsa acqua, metà delle dighe hanno la metà di captazione del potenziale reale perché i fanghi nel fondo sono considerati rifiuti speciali. Intendiamo dare un segnale su questi temi anche in questo senso entro la fine della legislatura”, ha sottolineato Foti, aggiungendo che è importante fare pulizia dei progetti del Pnrr che nel 2025 non sono ancora stati messi a terra.
IL RUOLO DEL GAS
Il gas è un altro dei pilastri della strategia del Governo. L’aumento della produzione è una delle misure all’ordine del giorno. “Bisogna aumentare l’estrazione di gas dai giacimenti nazionali, come fanno la maggior parte delle Nazioni”, ha sottolineato Procaccini.


