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Petrolio: ripresa dei flussi incerta

“«Lasciate che il petrolio scorra!», ha proclamato Donald Trump con il consueto trionfalismo. E il mercato ha subito festeggiato. Il Brent, in ribasso di oltre il 5%, è sceso sotto 83 dollari al barile, sui livelli dei primi di marzo, quando la guerra nel Golfo Persico era appena iniziata. Il gas in Europa è crollato di quasi il 10%, poco sopra 42 euro per Megawattora al Ttf. (…) A onor del vero, una ripresa dei flussi di greggio in uscita da Hormuz c’è già stata, a partire da aprile, grazie a transiti semi clandestini protetti a seconda dei casi dagli Usa o dall’Iran. JP Morgan stima che questo mese si sia arrivati a 5,1 milioni di barili al giorno – circa un terzo rispetto a prima della guerra – dai 2,9 mbg di maggio. C’è tuttavia grande cautela sul ritorno delle forniture dal Golfo Persico: quel petrolio che secondo Trump è pronto a «scorrere» copioso, ma anche altre materie prime, tra cui Gnl, fertilizzanti e alluminio.
Le esportazioni risaliranno in modo graduale, a ritmi che oggi è difficile prevedere con precisione. E per il ritorno allo status quo ci vorranno anni, ammesso che sia mai possibile. (…) Il blocco della navigazione nello Stretto di Hormuz (…) lascerà cicatrici profonde, se non altro nella memoria degli operatori: sia gli esportatori del Golfo, sia i loro clienti, potrebbero voler ridurre in futuro l’esposizione a questo rischio diversificando in modo permanente le rotte di rifornimento, come hanno già iniziato a fare” riporta Il Sole 24 Ore. (Energia Oltre – bmt)

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