Non è solo il prezzo dell’energia a pesare. Il fondatore dell’associazione ARTE spiega cosa fa esplodere la bolletta, perché aumentano i blackout e quali sono le ore in cui consumare costa davvero meno.
PERCHÈ SONO AUMENTATI I BLACKOUT?
Il problema che registriamo oggi nelle nostre città non è legato alla carenza di produzione di energia, bensì a un deficit strutturale delle reti locali di distribuzione. Le nostre abitudini di consumo sono radicalmente cambiate rispetto a dieci o vent’anni fa. Secondo l’analisi di ARTE, sono tre le cause principali che stanno portando all’esasperazione i nostri impianti.
In primo luogo, le ondate di calore estremo costringono a un uso massiccio e prolungato dei condizionatori, determinando un’impennata verticale dei consumi per il raffrescamento. Ma c’è un secondo elemento, più tecnico e invisibile, che si nasconde sotto l’asfalto: i cavi di media e bassa tensione interrati.
I blackout si verificano maggiormente in due momenti precisi della giornata. Il primo è intorno alle ore 13:00, sotto il sole cocente. Quando la corrente passa attraverso i cavi, questi si riscaldano e devono dissipare calore; tuttavia, quando il terreno sopra di essi è incandescente per il sole, i cavi non riescono più a raffreddarsi e saltano, provocando interruzioni diffuse. Il secondo picco critico è la sera, quando le famiglie tornano a casa e accendono contemporaneamente elettrodomestici, piastre a induzione e mettono in ricarica le auto elettriche.
La terza causa risiede nella progettazione originaria delle reti urbane, nate per un mondo che non esiste più. Le nostre case hanno contratti da 3 o 6 kW, ma in passato la concomitanza del massimo assorbimento tra vicini di casa era un evento rarissimo. Oggi, questa “famosa concomitanza” è diventata la norma quotidiana. “Se la rete locale non regge, è lì che dobbiamo intervenire. È inutile produrre energia pulita se poi la rete di quartiere collassa. Oggi dobbiamo investire miliardi di euro nelle reti locali”, avverte il fondatore di ARTE.
LE FASCE ORARIE CONVENIENTI ESISTONO ANCORA?
La risposta è sì, ma con dinamiche completamente stravolte rispetto ai vecchi schemi rigidi a cui eravamo abituati. Oggi il mercato dell’energia si muove con tariffe dinamiche che cambiano ora per ora, e persino ogni quarto d’ora, ha sottolineato Pellegrino. Tuttavia, si registra una scarsa informazione su un fenomeno cruciale: lo slittamento dei picchi di prezzo.
“Una cosa che viene detta molto poco è che sì, la notte conviene sempre, ma parliamo di notte inoltrata”, puntualizza Pellegrino. Oggi i prezzi più cari in assoluto dell’energia si registrano paradossalmente dalle otto di sera alle 11 di sera. È in questa fascia che l’incrocio tra la domanda di picco (il rientro a casa) e il calo dell’offerta (il fotovoltaico smette di produrre) crea un forte squilibrio di mercato. A questo si aggiunge il fattore climatico: temperature record come i 37-38 gradi registrati a Roma impongono un utilizzo dei condizionatori senza sosta, azzerando le vecchie abitudini di risparmio diurno.
LA SITUAZIONE PREZZI
Sui prezzi dell’energia l’Italia sconta una strutturale vulnerabilità geopolitica, secondo Pellegrino. “Siamo dipendenti da troppe influenze esterne, non governiamo i prezzi all’interno del nostro Paese”. Le oscillazioni dei mercati internazionali si riflettono immediatamente sulle bollette delle famiglie. Una nota positiva arriva dal fronte internazionale, dove i recenti spiragli di distensione e le dichiarazioni di pace nell’area strategica del Canale di Hormuz hanno fatto rifiatare i mercati, provocando una discesa del prezzo del gas di circa il 20% rispetto a due settimane fa.
Tuttavia, non si tratta di una svolta immediata. Prima che la catena logistica si riallinei, che le navi di GNL (Gas Naturale Liquefatto) ripartano e giungano ai nostri rigassificatori, è necessario almeno un mese, ha sottolineato il portavoce di ARTE. Inoltre, le tensioni internazionali hanno rallentato la produzione di GNL da parte del Qatar, un partner commerciale fondamentale per l’approvvigionamento italiano. Per l’estate in corso, Pellegrino delinea uno scenario di relativa stabilità, con i prezzi che si manterranno in linea con gli attuali: stiamo intorno ai 15 centesimi al chilovattona per l’energia elettrica e a 40 centesimi al metro cubo per il gas.
QUANTO PESANO GLI ONERI DI SISTEMA IN BOLLETTA?
Il prezzo della sola materia prima rappresenta solo una frazione della spesa finale indicata in bolletta. Il carico fiscale e parafiscale, composto da accise, addizionali e oneri di sistema, raddoppia o triplica l’esborso finale per il contribuente italiano.
“Se sul gas la spesa finale arriva a essere circa il doppio, sull’energia elettrica parliamo di un moltiplicatore pari a due volte e mezzo o tre volte il costo base”, ha spiegato Pellegrino.
L’effetto distorsivo della tassazione trasforma cifre apparentemente modeste in bollette pesanti. Il gas balza così dai 40 centesimi originari della materia prima fino a ben 80 centesimi al metro cubo finito, una volta calcolate tutte le imposte e i costi accessori di rete. Lo stesso meccanismo si applica all’elettricità, dove i 15 centesimi di partenza lievitano sensibilmente. “Non è soltanto il prezzo della materia prima che ci fa male, ma tutte quelle altre cose che ci vengono costruite sopra”, ha concluso il fondatore di ARTE.

