Skip to content
Colombia

La Colombia al bivio della transizione energetica: l’eredità di Petro sfida il nuovo corso politico

L’analisi dello Swp evidenzia il valore globale del modello colombiano, mentre l’elezione di Abelardo de la Espriella riapre il dibattito sulle estrazioni e il fracking.

La transizione energetica non è una partita che riguarda soltanto le grandi economie industriali. In Colombia, tra i maggiori esportatori latinoamericani di carbone e petrolio, il tentativo di affrancarsi progressivamente dai combustibili fossili senza compromettere i conti pubblici, la crescita economica e la tenuta sociale è diventato un osservato speciale nel dibattito internazionale.

È questa la tesi al centro di un’analisi della Stiftung Wissenschaft und Politik (Swp), tra i principali think tank tedeschi di politica internazionale, firmata da Jule Könneke, ricercatrice del gruppo “Questioni globali” e responsabile del progetto sulla diplomazia climatica tedesca nel quadro del Green Deal europeo.
A suo giudizio, il percorso intrapreso da Bogotá rappresenta un test destinato a incidere anche sulla credibilità delle future partnership climatiche tra l’Unione europea e i paesi esportatori di fonti fossili.

IL LABORATORIO COLOMBIANO

Con l’arrivo alla presidenza di Gustavo Petro nel 2022, la Colombia ha cercato di ridefinire la propria politica energetica e climatica attorno al concetto di “transizione energetica giusta”, un progetto che intreccia decarbonizzazione, salvaguardia degli ecosistemi e maggiore partecipazione sociale.

L’aspetto che distingue questa strategia, sottolinea Könneke, è la decisione di intervenire direttamente sull’offerta di combustibili fossili, interrompendo il rilascio di nuovi permessi per l’esplorazione di petrolio, gas e carbone. Una scelta poco comune tra gli esportatori del Sud del mondo, dove le entrate derivanti dagli idrocarburi continuano a rappresentare una componente essenziale dell’economia nazionale.

L’ambizione del programma, tuttavia, si misura con una realtà tutt’altro che semplice. Le esportazioni di carbone e petrolio continuano a sostenere una parte consistente delle entrate pubbliche e della bilancia commerciale, mentre le riserve nazionali di idrocarburi mostrano segnali di progressivo esaurimento. Sul fronte interno, inoltre, trasporti e industria dipendono ancora in larga misura dalle fonti fossili.

A rendere ancora più delicato il quadro, prosegue l’analisi, contribuiscono un debito pubblico elevato, margini fiscali ridotti, persistenti problemi di sicurezza in alcune regioni e una vulnerabilità crescente agli effetti del cambiamento climatico.

TRA RISULTATI E LIMITI

Pur in questo contesto, il governo Petro ha impresso alcuni cambiamenti significativi. La Colombia ha aggiornato i propri obiettivi climatici fino al 2035, confermando l’impegno a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Parallelamente sono avanzati i programmi dedicati all’energia solare, alle comunità energetiche, all’efficienza energetica e all’elettrificazione della mobilità. Bogotá, ricorda la ricercatrice, ospita una delle più grandi flotte di autobus elettrici dell’America Latina, mentre il mercato dei veicoli elettrici continua a espandersi a ritmi sostenuti.

I progressi, però, convivono con ritardi evidenti. Lo sviluppo dell’eolico, in particolare nella regione della Guajira, procede più lentamente del previsto per effetto di carenze infrastrutturali, incertezze regolatorie e tensioni con le comunità locali. Anche il tentativo di offrire nuove prospettive economiche ai territori legati all’industria carbonifera incontra ostacoli, mentre le risorse disponibili restano lontane da quelle necessarie per finanziare una trasformazione di questa portata.

Per Könneke, il nodo principale non riguarda tanto la definizione degli obiettivi quanto la loro attuazione. L’alternanza ai vertici delle istituzioni, la debolezza dell’apparato amministrativo e la difficoltà nel costruire maggioranze parlamentari stabili hanno rallentato l’attuazione delle riforme, limitandone finora l’efficacia.

IL VOTO CHE PUÒ CAMBIARE LA DIREZIONE

Nell’analisi della Swp, le recenti elezioni presidenziali assumono un valore decisivo perché dovranno misurare la capacità del progetto avviato da Petro di sopravvivere oltre il suo mandato. Il ballottaggio del 21 giugno ha infatti visto la vittoria dell’avvocato di destra Abelardo de la Espriella contro Iván Cepeda, espressione della stessa coalizione di sinistra con cui Gustavo Petro aveva vinto le elezioni nel 2022. Del nuovo presidente si sa poco delle sue preferenze in politica energetica, se non che è favorevole al fracking, ma è lecito presupporre che sia decisamente contrario alle strategie seguite finora dal suo predecessore.

La ricercatrice ritiene tuttavia improbabile un abbandono degli investimenti nelle energie rinnovabili, nelle infrastrutture elettriche e nella mobilità a basse emissioni, ormai sostenuti anche da esigenze economiche e di sicurezza energetica.

Più verosimile, invece, è un cambiamento nell’impostazione politica. Il nuovo governo di orientamento conservatore potrebbe riportare al centro la sicurezza degli approvvigionamenti e la competitività industriale, riaprendo la discussione su nuove attività estrattive e ridimensionando la componente sociale della transizione.

UNA SFIDA CHE RIGUARDA ANCHE L’EUROPA

Per Berlino e Bruxelles, osserva Könneke, la Colombia rappresenta molto più di un semplice interlocutore regionale. Il paese costituisce un banco di prova per capire se una transizione energetica possa essere accompagnata con successo anche in economie che dipendono ancora in modo significativo dalle esportazioni di combustibili fossili.

L’Unione europea sostiene già questo percorso attraverso programmi dedicati alle energie rinnovabili, all’idrogeno verde, alla mobilità elettrica, alla lotta contro la deforestazione e agli investimenti previsti dalla strategia Global Gateway. Secondo l’autrice, però, il sostegno europeo dovrebbe diventare più coerente, rapido e riconoscibile, soprattutto nelle fasi iniziali dei progetti, quando è più difficile attrarre capitali e coinvolgere i territori interessati. Ma ora anche la transizione colombiana dovrà affrontare le incognite legate a un possibile cambio di politiche energetiche.

L’esperienza colombiana, conclude l’analisi, potrà comunque offrire indicazioni preziose anche ad altri paesi esportatori di combustibili fossili che stanno valutando come avviare una trasformazione energetica senza compromettere stabilità economica e coesione sociale.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Rispettiamo la tua privacy, non ti invieremo SPAM e non passiamo la tua email a Terzi

Torna su