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L’Italia accelera sull’eolico galleggiante, ma serve una rivoluzione su norme e burocrazia

L’eolico offshore galleggiante è un asset strategico, ma servono nuovi incentivi, meno burocrazia e regole precise. Chi c’era e cosa si è detto durante il 4 Summit sull’Eolico Off-shore di Anev

L’eolico off-shore galleggiante è diventato ormai un asset strategico per la sicurezza e l’indipendenza nazionale. È questo il messaggio forte e condiviso emerso dal 4° Summit sull’Eolico Off-shore, promosso dall’ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento) e ospitato nella storica Sala del Chiostro della Facoltà di Ingegneria della Sapienza Università di Roma, che ha riunito attorno allo stesso tavolo istituzioni, colossi dell’energia, mondo accademico e le principali associazioni ambientaliste per tracciare la rotta di un comparto pronto a salpare, ma ancora frenato dalle secche della burocrazia.

LA SVOLTA DEL MASE

Il nodo centrale per sbloccare gli investimenti privati è la stabilità delle regole. Su questo fronte, la novità più attesa è arrivata da Alessandro Noce, Direttore Generale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), che ha annunciato una profonda revisione dei meccanismi di incentivazione:

“Il MASE ha avviato un percorso di revisione del DM FER 2 per verificarne l’adeguatezza alla luce dell’evoluzione del mercato e del quadro europeo. L’obiettivo è coniugare la sostenibilità economica degli investimenti con la tutela dell’interesse pubblico. Le osservazioni degli stakeholder sono sotto analisi per garantire un quadro regolatorio efficace e stabile”.

A dare manforte alla linea operativa del Ministero è intervenuta anche Elisabetta D’Agostino (MASE), sottolineando che lo sviluppo energetico in mare sarà un volano straordinario per la logistica e i porti italiani, grazie anche all’elaborazione del nuovo “piano delle zone di accelerazione”.

EOLICO PER LA SICUREZZA NAZIONALE E GEOPOLITICA

Il Summit ha evidenziato come l’eolico marino offshore (specialmente quello floating, ovvero su piattaforme galleggianti) non sia solo un generatore di “energia pulita”, ma una risposta concreta alle grandi sfide nazionali.

I recenti shock geopolitici hanno dimostrato la vulnerabilità energetica dell’Italia. Mauro Fabris (Renexia) è stato categorico: “Accorciare i tempi tra pianificazione e autorizzazione dei progetti è ormai una questione di sicurezza nazionale. L’eolico off-shore galleggiante d’altura è l’opportunità chiavi in mano che non possiamo lasciarci sfuggire”.

Un concetto ripreso anche dal Prof. Alessio Castorrini (Direttore OWEMES), che ha ricordato come la minore stagionalità del vento in mare garantisca stabilità ai prezzi dell’energia (PUN) e costanza nella generazione.

LE RICADUTE ECONOMICHE DELL’EOLICO OFFSHORE GALLEGGIANTE

I benefici non si misurano solo in Gigawatt, ma in posti di lavoro e sovranità industriale. Il Prof. Davide Astiaso Garcia (Sapienza) ha confermato che gli studi dell’ateneo stimano impatti economici e occupazionali “considerevoli” per il Paese. L’Italia possiede già i pionieri di questa filiera, come dimostrato da Sesto Avolio di Oristano CAP, realtà sarda all’avanguardia nella produzione di fondazioni flottanti in calcestruzzo e nei servizi logistici portuali.

PERCHE’ L’EOLICO OFFSHORE NON E’ NEMICO DEL’AMBIENTE

L’eolico off-shore può essere un alleato del mare. Alessandro Giannì (Greenpeace Italia) ha spiegato che, se realizzati con criteri scientifici e nel rispetto della biodiversità, questi impianti possono persino “facilitare la tutela e il ripristino degli ecosistemi marini”, fungendo da oasi di ripopolamento vietate alla pesca a strascico.

COSA MANCA PER FAR VOLARE L’EOLICO

A tracciare le conclusioni della giornata è stato il Presidente dell’ANEV, Simone Togni, che ha richiamato tutti gli attori all’azione immediata.

“L’Italia dispone di tutte le competenze industriali, tecnologiche e progettuali per essere protagonista nell’eolico off-shore. Per cogliere questa opportunità straordinaria dobbiamo accelerare i tempi decisionali e garantire certezza a chi investe. Il Summit di oggi ha dimostrato che il dialogo c’è; ora dobbiamo trasformare queste prospettive in risultati concreti per la decarbonizzazione e l’indipendenza del Paese”.

Una visione condivisa da Silvia Lazzari (WWF Italia), che ha ammonito: “Ora occorre recuperare i ritardi nella pianificazione e passare alla fase operativa”.

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