Con la tregua tra gli Stati Uniti e l’Iran che ha fatto calare i prezzi del petrolio, il governo ha deciso di fermare gli sconti sulle accise dei carburanti
Due euro (precisamente 2,004) per un litro di diesel nelle stazioni di servizio lungo le autostrade. I prezzi dei carburanti tornano a salire. Due euro è anche la soglia psicologica che a marzo, dopo l’aumento del petrolio causato dalla guerra in Iran, aveva portato al taglio delle accise con l’obiettivo di contenere i costi alla pompa. Ora che la tregua tra gli Stati Uniti e l’Iran ha fatto calare le quotazioni del greggio, il governo ha deciso di fermare gli sconti.
Da sabato scorso, infatti, non è più in vigore la riduzione di 6,1 centesimi, tra accise e IVA, su un litro di carburante. La discesa del Brent, inoltre, non ha portato le compagnie petrolifere ad adeguare del tutto i prezzi alla pompa. Il combinato disposto tra l’aumento della componente fiscale e il parziale trasferimento della riduzione del costo della materia prima ha fatto risalire la curva dei prezzi al distributore.
GLI AUMENTI DEI PREZZI DEI CARBURANTI
Ecco gli aumenti certificati dai dati del Ministero delle Imprese: venerdì, ultimo giorno con gli sconti, un litro di diesel in modalità self sulla rete stradale costava in media 1,882 euro. Sabato è salito a 1,899: ieri ha toccato quota 1,922. La benzina ha seguito lo stesso trend al rialzo: da 1,803 euro è passata prima a 1,820 e poi a 1,841. Sulle autostrade, come si diceva, il prezzo del gasolio è già sopra i 2 euro, mentre la “verde” è arrivata a costare 1,932 euro.
IL COMMENTO DELLE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI
Secondo il Codacons, “è una stangata annunciata”. Indipendentemente dall’andamento dei prezzi alla pompa – spiega l’associazione dei consumatori – “il rialzo delle accise costa agli italiani 3,9 milioni al giorno. Ben 1,4 miliardi in un anno”.
L’Unione nazionale consumatori, attraverso il presidente Massimiliano Dona, ha avvertito che “non è ancora finita per gli aumenti, considerato che si tratta di prezzi in modalità self service e che, quindi, se non si vende in quel distributore anche il servito, molti prezzi saranno aggiornati solo lunedì mattina”.
MURANO (UNEM): “CON L’ACCORDO DI PACE IN IRAN I PREZZI SONO SCESI”
Secondo Gianni Murano, presidente di Unem, i prezzi dei carburanti torneranno a scendere, anche se non subito. “Senza nuovi attacchi nel Golfo Persico, nei prossimi mesi assisteremo a una normalizzazione dei listini”.
Sulle quotazioni di petrolio e gas che sono scese, Murano spiega che “questo non è accaduto per i prodotti finiti della raffinazione, quelli che incidono direttamente sui prezzi alla pompa. Dal memorandum per la pace di metà giugno abbiamo registrato un’evidente tendenza al ribasso, molto più accentuata per le commodity energetiche che hanno cancellato i rialzi causati dalla guerra.
Anche i prezzi alle stazioni di servizio sono scesi, in media di 10 centesimi. Le quotazioni internazionali sui prodotti finiti, però, restano ancora 200 dollari a tonnellata oltre i livelli dello scorso inverno”. Quindi, aggiunge, “se il petrolio oggi costa 2 centesimi al litro in più rispetto a febbraio, il gasolio ne costa 19 e la benzina 17”.
“IL MIGLIORAMENTO DELLA SITUAZIONE INTERNAZIONALE PORTERÀ A UNA RIDUZIONE DEI PREZZI”
Dopo aver spiegato che “i listini sono rincarati, ma non di tutti i 6 centesimi dell’ultima versione dello sconto. Il governo ha scelto un approccio graduale per terminare il sostegno, evitando grossi scalini e mettendo pressione agli operatori perché adeguassero rapidamente i prezzi offerti alle quotazioni internazionali”, scelta che Murano ritiene “condivisibile”, il presidente di Unem spiega che “è ragionevole immaginare una riduzione dei prezzi legata a un progressivo miglioramento della situazione internazionale, che compenserà anche l’effetto dell’interruzione dello sconto sulle accise”.
Murano ricorda infine che sul prezzo dei carburanti “pesano gli attacchi agli impianti di raffinazione: si stima che siano rimasti danneggiati circa 8 milioni di potenziali barili di prodotti raffinati al giorno nel Golfo Persico, a cui si sommano i circa 1,5 milioni venuti meno dalla Russia, quasi l’intera capacità di raffinazione dell’Italia. Le quotazioni internazionali ne risentono, soprattutto in Europa: la fase più violenta degli attacchi bellici sembra essere passata, ma la situazione internazionale delle raffinerie è tutt’altro che normale. E questo, purtroppo, incide sui prezzi”.

