Le condizioni di caldo e siccità in tutta Europa stanno intensificando la pressione su un mercato già alle prese con le interruzioni nell’approvvigionamento di petrolio dovute al conflitto in corso in Medio Oriente
Il caldo estremo e la siccità stanno iniziando a compromettere il sistema energetico europeo. Le raffinerie stanno perdendo efficienza nel raffreddamento, i livelli dei fiumi costringono a ridurre la produzione di energia nucleare, la produzione idroelettrica è in calo e il trasporto di carburante via terra sta diventando più costoso poiché le chiatte trasportano carichi più piccoli.
Temperature superiori ai 40°C sono diventate sempre più frequenti in ampie zone dell’Europa meridionale e centrale, con periodi di siccità prolungata che riducono la portata dei fiumi, inaridiscono i terreni e alimentano incendi devastanti.
Una recente analisi del gruppo World Weather Attribution ha concluso che i cambiamenti climatici di origine antropica hanno aumentato sostanzialmente sia la probabilità che l’intensità di questi eventi meteorologici estremi, trasformando il caldo stagionale in un vincolo operativo ricorrente per i settori petrolifero ed energetico europei.
Le condizioni di caldo e siccità in tutta Europa stanno intensificando la pressione su un mercato già alle prese con le interruzioni nell’approvvigionamento di petrolio dovute al conflitto in corso in Medio Oriente.
CALDO ESTREMO E PREZZI DELL’ENERGIA
Storicamente, le variazioni stagionali delle temperature hanno influenzato i prezzi dell’energia in tutto il continente, poiché la domanda di riscaldamento e raffreddamento fluttua; Tuttavia, gli analisti di materie prime di Standard Chartered hanno osservato che il caldo estremo e la siccità stanno ora influenzando la capacità delle raffinerie di produrre carburanti in modo efficiente, il che significa che il clima sta contemporaneamente aumentando la domanda e limitando l’offerta.
Sebbene ogni singolo effetto possa essere relativamente piccolo, secondo StanChart la combinazione sta amplificando la pressione sui margini delle raffinerie e sui differenziali di prezzo del diesel durante i mesi estivi. Il 31 luglio scorso il differenziale di prezzo tra il gasolio ICE e il greggio Brent (che riflette il diesel europeo) ha superato i 75 dollari al barile, vicino al massimo degli ultimi 20 anni, con la possibilità di ulteriori rialzi in caso di peggioramento delle condizioni.
LE CENTRALI NUCLEARI IN UNGHERIA E ROMANIA
La raffinazione del petrolio, però, non è l’unico settore energetico a risentire negativamente della crisi climatica europea. Il livello del Danubio ha raggiunto minimi storici, costringendo a ridurre la produzione di energia nucleare in tutta l’Ungheria. La produzione della centrale nucleare Paks – che fornisce metà dell’elettricità del Paese – è scesa da 2.000 MW a soli 240 MW.
Come spiega Oilprice, tre delle quattro turbine sono state sistematicamente spente, e il premier ungherese Peter Magyar ha avvertito che una chiusura completa è imminente, se il livello del fiume dovesse scendere ulteriormente, il che rappresenterebbe il primo arresto totale nella storia di 44 anni dell’impianto.
Nel frattempo, in Romania, lunedì scorso, il governo ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale a causa del crollo della produzione di elettricità e delle limitate capacità di importazione transfrontaliera, causate dalla crisi idrica ed energetica. L’esercito rumeno nei giorni scorsi ha provocato un’esplosione controllata su un affioramento roccioso del Danubio lungo il canale di Bala, per deviare più acqua verso la centrale nucleare Cernavodı.
La società statale Nuclearelectrica ha spento una delle due unità attive di Cernavodı, che normalmente forniscono un quinto dell’elettricità della Romania. Importanti impianti industriali, tra cui gli stabilimenti automobilistici locali gestiti da Dacia e Ford, hanno sospeso le attività per ridurre la domanda di energia.
L’IMPATTO DEL CALDO ESTREMO SUL SETTORE IDROELETTRICO
Nel frattempo, la grave carenza idrica nelle principali regioni idroelettriche europee sta causando una crisi di approvvigionamento energetico e un forte aumento dei prezzi dell’elettricità. Nella regione alpina, gli afflussi nei bacini idrici di Austria, Svizzera, Francia e Italia settentrionale sono inferiori di quasi il 50% rispetto alla media storica degli ultimi 15 anni. Le principali utility, come la francese EDF e l’austriaca Verbund, hanno segnalato centinaia di milioni di euro di perdite di guadagno a causa del crollo della produzione idroelettrica.
I bassi livelli idrici stanno influenzando anche la logistica interna e causando limitazioni alla navigazione, sebbene il Reno non abbia ancora raggiunto i livelli del 2018 o del 2022. I bassi livelli idrici dei fiumi principali costringono le chiatte a trasportare carichi inferiori, aumentano i costi del trasporto interno e le consegne di petrolio greggio, prodotti raffinati e materie prime per le raffinerie diventano meno efficienti.
La distribuzione fisica è limitata, anche se la produzione delle raffinerie resta relativamente intatta. Nel complesso, le condizioni meteorologiche avverse quest’estate stanno aggravando un mercato dei prodotti raffinati già estremamente difficile in tutta Europa.
L’IMPATTO SUL SISTEMA ENERGETICO ITALIANO
Per quanto riguarda l’Italia, le ripetute ondate di calore che stanno colpendo il nostro Paese nelle ultime settimane stanno spingendo il sistema energetico nazionale a livelli di sforzo vicini ai massimi storici. L’uso massiccio dei sistemi di raffrescamento in abitazioni, uffici e commercio ha alterato sia il profilo della curva di carico che la dinamica dei prezzi dell’energia.
Il fabbisogno nazionale ha raggiunto volumi record per il periodo estivo (28 TWh a giugno, il dato più alto del decennio), toccando picchi di potenza istantanea compresi tra i 55 e i 57,4 GW gestiti da Terna. La forte richiesta nelle ore centrali e serali ha fatto salire il Prezzo Unico Nazionale (PUN), superando la soglia dei 140–160 €/MWh nei momenti di massimo stress climatico.
Infine, a causa delle “notti tropicali” (con temperature costantemente sopra i 25 °C) e dell’effetto isola di calore urbano, la rete di distribuzione sotterranea nelle grandi città fatica a dissipare il calore, provocando il surriscaldamento dei cavi e brevi guasti localizzati alle cabine elettriche.

